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Questo libro, scritto da un tale che finiva per «-evski», descriveva la vita durante gli A

Sentì freddo; chiuse la porta sulle voci di quei bambini non ancora nati che cantavano nell’acqua, e ritornò alla piccola stanza riscaldata e all’uomo dormiente. Prese un libro sul modo di farsi i mobili da sé (Orr doveva averlo preso per apportare qualche miglioramento alla casetta), ma la lettura le fece subito venire so

Avrebbe fatto meglio a lasciare George sul pavimento. Non se ne sarebbe mai accorto. Non era giusto: lui aveva sia la branda che il sacco a pelo.

Prese il sacco a pelo e lo sostituì con i loro due soprabiti. Lui non si mosse. Lo guardò con affetto, poi entrò nel sacco a pelo, sul pavimento. Cristo se faceva freddo lì in terra, e se era duro. Non aveva spento la luce. Ma come si spengono le lampade a petrolio, si soffia o si gira la chiavetta? Bisognava fare una cosa e non fare mai l’altra. L’aveva imparato alla comune. Ma non ricordava quale fosse la cosa da fare. Oooooh CACCA! se faceva freddo lì in terra!

Freddo, freddo. Duro. Chiaro. Troppo chiaro. Luce dell’alba che veniva dalla finestra, attraverso i rami e le antine. Sul letto. Il pavimento tremò. Le montagne mormorarono e sognarono di cadere in mare, e da dietro le montagne, debole e orribile, si alzò l’ululato delle sirene di lontane città.

Si rizzò a sedere. Lupi che ululavano per la fine del mondo.

La luce dell’alba penetrava dall’unica finestra, nascondendo tutto ciò che giaceva sotto il suo raggio accecante. Cercò tra la luce eccessiva e trovò il sognatore, prono sulla branda. Era ancora addormentato. — George! Svegliati! Oh, George, svegliati! C’è qualcosa che non va!

George si destò. Le sorrise, mentre si svegliava.

— C’è qualcosa che non va… le sirene… che cosa è successo?

Come se facesse ancora parte dei suoi sogni, George le rispose senza emozione: — Sono atterrati.

Infatti aveva compiuto esattamente quello che Heather gli aveva chiesto. Gli aveva ordinato di sognare che gli Alieni non erano più sulla luna.

CAPITOLO OTTAVO

Cielo e Terra non sono umani.

Nel corso della seconda guerra mondiale, l’unica parte del territorio americano che subì l’attacco del nemico fu lo Stato dell’Oregon. Alcuni palloni incendiari giapponesi appiccarono fuoco a una foresta, sulla costa. Nella prima guerra interstellare, l’unica parte del territorio americano che subì un’invasione fu lo Stato dell’Oregon. Si potrebbe attribuirne la colpa ai suoi uomini politici; la funzione storica di un senatore dell’Oregon pare quella di far ammattire tutti gli altri senatori, e le ruvidezze di questo Stato non sono mai state appianate da qualche lubrificante militare. Gli unici depositi posseduti dall’Oregon non erano di armi nucleari, ma soltanto di fieno; e non aveva nessuna piattaforma di lancio missilistica, nessuna base della NASA. Era chiaramente indifeso. I Missili Balistici Anti-Alieni (MBAA) che lo difendevano partivano dalle enormi installazioni sotterranee di Walla Walla, dello Stato di Washington, e di Round Valley (California). Dall’Idaho, la cui area apparteneva prevalentemente all’Aviazione degli Stati Uniti, enormi XXTT-9900 supersonici si lanciarono ululando in direzione ovest, spaccando i timpani a tutti, da Boise a Sun Valley, per attaccare ogni astronave Aliena che eventualmente riuscisse a filtrare attraverso l’infallibile rete missilistica.

Respinti dalle astronavi Aliene, che erano provviste di uno strumento che metteva fuori uso i loro sistemi di guida, gli MBAA cambiarono direzione nella stratosfera e tornarono indietro, cadendo ed esplodendo qui e là nello Stato dell’Oregon. Un olocausto si scatenò sulle asciutte pendici orientali delle Cascate. Gold Beach e le Dalles furono spazzate da tempeste di fuoco. Portland non ve

William Haber era fermo accanto alla grande finestra del suo ufficio, all’Istituto Onirologico dell’Oregon: osservava i bagliori degli incendi provenienti dai moli, e i lampi sanguigni dell’eruzione. Quella finestra aveva ancora i vetri; nei pressi di Washington Park non era ancora caduto né esploso nulla, e i tremori sismici che spaccavano in due, giù al fiume, interi edifici, qui sulle colline non avevano fatto altri da