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— Mi sembra che stia per svegliarsi — fece lei, con tono dubbioso.

— Giusto! Ma non si tratta di veglia. Lo osservi.

Orr giaceva supino, con la testa leggermente reclinata all’indietro, in modo che la barba corta e bionda puntava verso l’alto. Era profondamente addormentato, ma le sue labbra erano tese; trasse un lungo sospiro.

— Vede come si muovono gli occhi, dietro le palpebre? È proprio così che si sono accorti di tutta la faccenda del so

— Intende dire che sta sognando? — La do

— Esattamente.

— Queste reazioni… sono normali?

— Perfettamente normali. Ciascuno di noi ci passa ogni notte, quattro o cinque volte, per la durata di almeno dieci minuti la volta. L’EEG sullo schermo è un normalissimo tracciato dello stadio-d. L’unica anomalia o peculiarità che si può rilevare in esso è un occasionale picco di potenziale che interessa tutti i tracciati, una specie di «reclutamento cerebrale» che non avevo mai osservato negli EEG dello stadio-d. La forma ricorda un effetto osservato negli elettroencefalogrammi di persone profondamente assorte in lavori di un tipo assai speciale: lavori artistici o creativi, come dipingere, scrivere versi, a volte anche la lettura di Shakespeare. Non ho ancora potuto determinare cosa faccia il cervello del paziente in questi momenti. Ma l’Aumentore mi offre la possibilità di esaminarli sistematicamente, e forse col tempo riuscirò ad analizzarli.

— E non è possibile che questo effetto sia causato dalla macchina stessa?

— No. — In effetti aveva cercato di stimolare il cervello di Orr con la registrazione di uno di questi tracciati, ma il sogno indotto dall’esperimento era risultato molto incoerente: una mescolanza di elementi tratti da sogni precedenti (quelli, appunto, in cui l’Aumentore aveva registrato il tracciato a picchi di potenziale) e dal sogno presente. Ma era bene non parlare all’avvocato di esperimenti falliti. — Ora che il paziente è pienamente entrato nel sogno, anzi, spegnerò l’Aumentore. Osservi con attenzione, e veda se riesce a individuare l’istante dello spegnimento. — La do

E anche la do

Haber non l’aveva previsto. Aveva creduto che sarebbe stato il solo ad accorgersi del cambiamento.

Ma la do

La do

Per tutta la giornata, a partire dal suo arrivo in ufficio, non aveva dedicato un solo pensiero al fatto che, una settimana fa, egli non era affatto il direttore dell’Istituto Onirologico dell’Oregon, perché l’Istituto non esisteva. A partire da venerdì scorso, l’Istituto esisteva da un a

Senza dubbio, questo sogno rappresentava il massimo successo raggiunto finora da Orr. Era cominciato nel vecchio ufficio dall’altra parte del fiume, sotto quella maledetta fotografia del Monte Hood, ed era terminato nell’ufficio nuovo… e lui si era trovato laggiù, aveva visto le pareti cambiare intorno a loro, si era accorto che il mondo veniva rifatto… e poi si era dimenticato il tutto. Se ne era dimenticato in un modo talmente completo che non gli era mai passato per la mente che un estraneo, una terza persona, potesse vivere la stessa esperienza.

Che effetto avrebbe fatto sulla do

No. Doveva evitarlo: la do

Doveva fermarla ad ogni costo. Si volse verso di lei a pugni stretti, pronto a usare la violenza.

Ma la do

L’estrema tensione fisica di Haber si rilassò leggermente. Era certo, dopo avere guardato la do