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— Adesso dormirà per qualche minuto — disse Haber. La sua voce suonava quasi normale: era soltanto leggermente roca per un nodo alla gola. Non aveva idea di cosa stesse per dire, ma prese ugualmente a parlare; una cosa qualsiasi, per rompere quella specie di incantamento. — Ora intendo concedergli un breve periodo di so
Dopo alcuni secondi, la do
— Io invece sono nato nel New Jersey. Quand’ero ragazzo, laggiù, era terribile, il deterioramento ambientale. La quantità di demolizioni e di sgomberi che quelli della Costa Orientale ha
Mio Dio, pensò, che cosa ha fatto Orr?
Sei miliardi di persone.
Dove sono finite?
Ma l’avvocatessa non doveva pensarci. Non doveva assolutamente. — Mai stata nella Costa Orientale, Miss Lelache?
Lei lo guardò con espressione assente e disse: — No.
— Be’, ha perso poco. New York è conda
— Sì — rispose la do
Certo, si disse Haber. Una persona che abbia visto un miracolo finirà col rifiutare di credere ai propri occhi, se coloro che le erano accanto non ha
— Qui dentro comincia a fare caldo — disse con un tono di sollecitudine nella voce, e si avvicinò al termostato sulla parete. — Preferisco sempre riscaldare un poco l’ambiente; un’abitudine di coloro che fa
— No. No, non mi pare… — I suoi braccialetti sbatacchiavano perplessi. Batté le palpebre, cercando di riprendere il controllo di sé. — Se manderà un’esauriente descrizione della sua macchina, del funzionamento, degli usi che ne fa attualmente, dei risultati eccetera, lei sa, all’ufficio di Mr. Furth, be’, credo non occorrerà altro… Ha già fatto brevettare l’apparecchio?
— Ho fatto richiesta.
La do
— Lei fa un lavoro molto bizzarro — disse improvvisamente. — I sogni. Sorvegliare il funzionamento del cervello di una persona. Dirle cosa sognare… Penso che svolga buona parte del suo lavoro di notte.
— Una volta. L’Aumentore può risparmiarci parte della fatica: riusciremo a ottenere il so
— La gente che dorme è così lontana dal mondo — disse ancora la do
— Sono esattamente qui — fece Haber, e toccò lo schermo EEG. — Sono qui, ma fuori comunicazione. È appunto questa, la caratteristica del so
E George si svegliò come sempre: rapidamente, scivolando da uno stato all’altro senza lamenti, senza stupori, senza ricadute. Si rizzò a sedere e fissò prima Miss Lelache, poi Haber, che gli aveva appena staccato dalla testa la cuffia. Si alzò in piedi, stiracchiandosi un poco, e si avvicinò alla finestra. Guardò fuori.
C’era un portamento singolare, quasi monumentale, nella sua figura minuta: era completamente immobile, come il centro di qualche cosa. Colpiti, né Haber né la do
Orr si voltò e fissò Haber.
— Dove sono finiti? — chiese. — Dove sono finiti tutti?
Haber vide gli occhi della do
— Ho sognato la Peste — disse Orr, e rabbrividì da capo a piedi, come se stesse per svenire.
Haber a
— Ha dovuto mandare giù un boccone molto amaro, e ha fatto fatica a inghiottirlo. Vero? Questa è la prima volta, George, in cui le ho fatto affrontare una vera angoscia in un sogno. Questa volta, sotto la direzione dei miei suggerimenti ipnotici, lei ha affrontato uno degli elementi più profondi del suo malessere mentale. E affrontarlo non è stato né facile né piacevole. Anzi, il suo sogno è stato un vero inferno, no?
— Ricorda gli A