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La do
— Sì — rispose Haber. — Ci stavo proprio arrivando. — E subito ritoccò il proprio tono di voce, perché gli era parso di tradire una certa irritazione. — In questo caso, abbiamo un soggetto che ha paura di sognare: un onirofobo. Il mio trattamento consiste fondamentalmente in un semplice trattamento di condizionamento, il tipo classico di condizionamento della moderna psicologia. Il paziente viene indotto a sognare, qui, in condizioni controllate; il contenuto e gli affetti emotivi del sogno sono manipolati per mezzo di suggestione ipnotica. Si insegna al soggetto che egli può sognare in tutta sicurezza, piacevolmente eccetera: questo condizionamento positivo lo libera dalla sua fobia. L’Aumentore è lo strumento ideale per raggiungere questo scopo. Esso ci assicura che il paziente sognerà davvero, perché prima instaura, e poi rinforza, l’attività di stadio-d tipica del paziente. Potrebbero occorrere a un paziente da un’ora a un’ora e mezzo per attraversare i vari stadi del so
Tip, disse il registratore dell’avvocatessa, e Bong disse con voce dolce, ricca e autorevole il comunicatore sul tavolo. Grazie a Dio. — Arriva il nostro paziente. Suggerirei, Miss Lelache, di fare le presentazioni, e poi di scambiare qualche parola col paziente, se lei lo desidera; a questo punto lei potrebbe ritirarsi in sordina e andarsi a sedere in quella poltrona scamosciata lì nell’angolo, è d’accordo? La sua presenza non dovrebbe fare nessuna differenza per il paziente, ma tutta la seduta potrebbe subire uno spiacevole rallentamento se egli venisse distratto continuamente. Si tratta di una persona in uno stato d’ansia piuttosto grave, vede, con una tendenza a ritenere che ogni avvenimento lo stia minacciando direttamente, e con una costellazione di deliri protettivi che si sono accumulati nel tempo… se ne accorgerà. Ah, sì, e spenga il registratore: una seduta terapeutica non è fatta per essere registrata. Vero? Bene, ottimamente. Sì, salve, George, entri! Le presento Miss Lelache, la nostra ospite del Controllo Sanitario. È qui per osservare l’Aumentore durante il suo funzionamento. — I due si strinsero la mano in maniera molto ridicola e impacciata. Crac, clang! facevano i braccialetti dell’avvocatessa. Il contrasto divertì Haber: la do
— Ora — disse, divertendosi a condurre lui lo spettacolo, — proporrei di passare a svolgere il nostro compito, a meno che lei non abbia qualcosa di particolare nella mente, George, e desideri parlarne. — Con i suoi movimenti apparentemente casuali, li stava spedendo ai loro posti: la Lelache nella poltrona nell’angolo, lontano, e Orr sul divano. — Benissimo, allora, d’accordo. Mettiamo in scena un sogno. Che, tra le altre cose, costituirà per il Controllo Sanitario una prova di come l’Aumentore non le farà perdere le unghie, non le indurirà le arterie, non le farà scoppiare il cervello, e che, anzi, non avrà nessun effetto secondario, salvo quello, forse, di portare una piccola diminuzione compensativa nel suo so
Orr si ritrasse dal contatto come se non fosse mai stato ipnotizzato.
Poi si scusò: — Mi spiace. Mi si è avvicinato così d’improvviso…
Fu necessario reipnotizzarlo a partire da zero, per mezzo del metodo vago-carotideo, che, pur essendo perfettamente legale, è chiaro, era un metodo radicale che Haber avrebbe preferito non far vedere a un osservatore del Controllo Sanitario; Haber era infuriato nei riguardi di Orr, in cui aveva avvertito, nelle ultime cinque o sei sedute, una resistenza sempre maggiore. Dopo avere messo l’uomo nella condizione voluta, infilò nel magnetofono una cassetta che aveva preparato lui stesso, contenente tutte le noiosissime ripetizioni sul fatto che la trance si approfondiva, nonché le suggestioni postipnotiche relative alle prossime ipnotizzazioni. — Adesso lei è comodo e rilassato. La sua trance si approfondisce — eccetera eccetera. Mentre la cassetta continuava a snodarsi regolarmente, Haber si recò alla scrivania e prese a leggere la corrispondenza con volto calmo, ignorando la Lelache. La do
Alla fine Haber fermò il nastro e pose la cuffia sulla testa di Orr. — Ora, mentre metto a posto i collegamenti, parliamo del tipo di sogno che lei farà, George. Ha voglia che gliene parli, vero?
Lento ce
— L’ultima volta che lei è venuto qui, abbiamo parlato di alcune cose che la preoccupavano. Lei diceva che il suo lavoro le piace, ma che detesta prendere il metrò per recarsi in ufficio. Lei si sente schiacciato dalla folla, ha detto… spremuto, compresso. Le pare di non potere muovere le braccia, come se fosse legato.
Fece una pausa, e il paziente, che era sempre taciturno durante l’ipnosi, alla fine si limitò a rispondere con un: — Sovrappopolazione.
— Mmm, è la parola che ha usato anche la scorsa volta. Questo è il suo termine, la sua metafora, per il senso di prigionia. Bene, allora, esaminiamo la parola. Lei sa che fin dal diciottesimo secolo, Malthus ha gettato l’allarme sul fenomeno dell’aumento della popolazione. E c’è stato un altro periodo di allarme trenta, quarant’a