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— E tu affermi che sta perdendo?
— Finché io vivo, e tengo in vita Gregor, Vordarian non può vedere la vittoria neppure di lontano — dichiarò Aral con sicurezza. — Mi sta imputando tutti i crimini che gli vengono in mente. La più da
Cordelia si accigliò. — Ma preferisce catturare Gregor, oppure vuole ucciderlo?
— Ucciderlo, se non può averlo per utilizzarlo in modo opportuno davanti alle telecamere. È quello che intendo fare io, comunque, quando sarà il momento.
— Perché non subito?
Lui spinse via il piatto con quel che restava della pietanza e si appoggiò allo schienale, con un sospiro stanco. — Perché voglio vedere quanti uomini di Vordarian potrò far passare dalla mia parte prima che il loro tradimento sia ufficiale e irreversibile. Non tutti sono disertori… teste confuse, è il termine più esatto. E io non voglio inaugurare il mio secondo a
— Cosa sta
— Non esattamente. Sta impegnando un sacco del suo tempo, e del mio, per impadronirsi di località secondarie, come quei depositi di armi e rifornimenti a Marigrad. Questo ci costringe a rispondere, ad attaccare oppure a ritirarci. E le azioni tengono i suoi comandanti occupati, con la mente lontana dal fatto più determinante, ovvero ciò che fara
— I tuoi agenti non l’ha
— No, ma neppure Vordarian è riuscito ad averlo. Sembra scomparso. Prego Dio che non sia rimasto coinvolto in qualche stupido scontro a fuoco nelle strade e chiuso in un anonimo sacco di plastica fra le vittime non identificate. Che spreco sarebbe.
— Ci sarebbe d’aiuto? Potrebbe convincere alcuni comandanti delle navi da battaglia ad unirsi a noi?
— Perché credi che io stia difendendo la Base Tanery? Ho esaminato la possibilità di dover trasferire il mio Quartier Generale su un’astronave. Per ora è un passo prematuro; potrebbero interpretarlo come il primo sulla via della fuga.
La fuga. Che pensiero seducente. Via, lontano da quei lunatici, con le loro pazzie politiche ridotte a semplici servizi di cronaca diramati da qualche notiziario galattico. Ma… lasciarsi indietro Aral? Cordelia scrutò il suo volto, mentre lui guardava senza vederlo il piatto con gli avanzi della cena. Un uomo stanco e di mezz’età vestito in un’uniforme verde, senza particolari attrattive (salvo i suoi luminosi occhi grigi); un intelletto vivace, ma in continua guerra con istinti aggressivi costruiti in lui da una vita di esperienze bizzarre, emotive, esperienze barrayarane. Avresti potuto i
Due corpi uniti in una sola carne. Quant’era diventata letterale quella formuletta melensa: un grumo di carne prigioniero in un simulatore uterino dietro le linee nemiche legava i loro corpi, come due gemelli siamesi. E se il piccolo Miles fosse morto, si sarebbe spezzato quel legame?
— Come… cosa possiamo fare per gli ostaggi di Vordarian?
Lui sospirò. — Questo è il nocciolo crudo della situazione. Se contiamo le carte in tavola, quelle che possiamo vedere, Vordarian ha in mano oltre venti Conti di distretto, e Kareen. Più alcune centinaia di persone meno importanti.
— Come Elena Bothari?
— Sì. E gli abitanti di Vorbarr Sultana, se è per questo. Potrebbe minacciare la distruzione atomica della città, da ultimo, per avere il permesso di lasciare il pianeta. Mi sono trastullato con l’idea di trattare, dandogli ciò che vuole. Ma solo per farlo assassinare più tardi. Non si può lasciarlo fuggire libero, dopo che tanti sono già morti per difendere il trono da quel traditore. Quale pira funebre potrebbe placare le loro anime? No.
«Così ciò che studiamo ora sono dei raid, delle operazioni di salvataggio da mettere in atto al momento opportuno, quando la lealtà degli uomini raggiungerà il punto critico e Vordarian sarà colto dai primi acce
— Anche Kareen? — Tutti gli ostaggi? Anche il più piccolo.
— Anche Kareen. È una Vor. Queste cose le sa.
— La prova sicura che io non sono Vor — disse cupamente Cordelia, — è che non capisco nulla di questa… follia rituale. Penso che tutti voi avreste bisogno di terapia psichica, dal primo all’ultimo.
Lui ebbe un lieve sorriso. — Credi che Colonia Beta accetterebbe di mandare un esercito di psichiatri in aiuto di questo disgraziato pianeta? Comandati dalla persona con cui avesti quell’ultima discussione, magari, eh?
Cordelia sbuffò. Be’, la storia di Barrayar aveva una specie di drammatica bellezza, da un punto di vista astratto, da un punto di vista lontano. Il gioco delle passioni. Era da vicino che la stupidità della cosa diventava troppo palpabile, e che il quadro generale si frammentava in particolari caotici senza significato.
Cordelia esitò, poi chiese: — Stiamo già giocando al gioco degli ostaggi? — Non era sicura di voler conoscere la risposta.
Vorkosigan scosse il capo. — No. Questo è stato l’aspetto duro delle ipotesi di trattative studiate nell’ultima settimana: dover guardare negli occhi uomini che ha
— Ma in quanto all’equilibrio degli armamenti come stiamo? Anche il lato fisico ha la sua importanza.
Vorkosigan scrollò le spalle. — Sia noi che loro ne abbiamo abbastanza da distruggere la superficie del pianeta una dozzina di volte. La forza bruta non è il punto chiave. Ma il fatto che io abbia una posizione legittima è un enorme vantaggio, finché ci sono armi su ambedue i lati. Di conseguenza, ecco che Vordarian mina questa legittimità con l’accusa che io voglia il trono di Gregor. Mi propongo di legarlo con la sua stessa bugia.