Страница 62 из 96
Aral le parve piuttosto stanco. Nel guardarlo, Cordelia si sentì stringere il cuore. Eppure… Seguendo te sono finita qui. Non sul Barrayar delle mie speranze, ma sul Barrayar delle mie paure.
Mormorando un — Ah! — quasi senza voce lui la strinse a sé, con forza. Cordelia gli restituì l’abbraccio. Questo è bello. Vattene, mondo, e lascialo solo con me. Ma quando si scostarono il mondo era sempre lì ad attenderlo, sotto forma di sette osservatori ciascuno con un programma da rispettare.
Lui la te
Almeno era abbastanza gentile da non dire «un odore terribile». — Niente che un bagno non possa rimediare.
— Non è questo che intendevo. Voglio che tu passi in infermeria, prima di ogni altra cosa. — Si volse al sergente Bothari, il primo in lista d’attesa.
— Signore, devo fare rapporto al mio Lord, il Conte — disse lui.
— Mio padre non è qui. È in missione diplomatica presso alcuni dei suoi vecchi amici. Kou, per favore, occupati di Bothari. Assegnagli un alloggio, tessere per la mensa, documenti e abiti. Sergente, appena ti sarai messo in ordine vieni a rapporto da me.
— Sì, signore. — I due uomini si allontanarono.
— Bothari è stato sorprendente. — Confidò Cordelia ad Aral. — No, questo non è esatto. Bothari è Bothari, e non dovrei essere sorpresa di niente. Non ce l’avremmo fatta, senza di lui.
Aral a
— Lo ha fatto.
Droushnakovi, che aveva preso posto alle spalle di Cordelia appena Bothari se n’era andato, scosse la testa con aria scettica e li seguì lungo il corridoio. Gli altri le si accodarono con andatura meno militaresca della sua.
— Hai saputo qualcosa di Illyan? — domandò Cordelia.
— Non ancora. Kou ti ha esposto la situazione?
— Un riassunto, ma per ora può bastare. Suppongo che non abbiate neppure notizie di Padma e Alys Vorpatril, allora?
Lui scosse il capo. — No, purtroppo. Ma non sono sulla lista degli ostaggi di Vordarian. Penso che si siano nascosti in città. L’organizzazione di Vordarian perde informazioni come un colabrodo. Mi chiedo se la nostra sia altrettanto porosa. È questo il guaio di ogni guerra civile: ognuno ha parenti, fratelli, o amici che…
Nel corridoio echeggiò una voce: — Ammiraglio… signore! — Soltanto Cordelia, che lo teneva sottobraccio, s’accorse del suo moto di contrarietà.
Un Alfiere del Quartier Generale era appena uscito dal pozzo antigravità, davanti a un uomo in tuta nera da fatica con le mostrine di colo
— Oh. Be’, dovrò parlare subito con quest’uomo… — Lo sguardo di Aral si fermò su Droushnakovi. — Drou, per favore, accompagna tu in infermeria la mia signora. Provvedi che sia visitata e… e che poi abbia tutto il necessario.
Il colo
Vorkosigan ebbe una smorfia. — Voglio un quadro della situazione. Andiamo in sala tattica. Mmh… a quale arma appartiene adesso, colo
Al braccio sinistro del militare era legata una fascia bianca, con al centro una striscia sottile di stoffa marrone. — Un contrassegno, ammiraglio. Per sapere a chi stiamo sparando… almeno negli scontri ravvicinati. Quelli di Vordarian ha
— Proprio ciò che temevo. Lo tolga. Lo bruci. E passi parola a tutti gli altri. Lei ha già un’uniforme, colo
Gerould parve stupito dalla veemenza di Vorkosigan, ma dopo un momento nel suo sguardo ci fu un lampo di comprensione. Strappò via la fascia e se la cacciò in una tasca. — Giusto, signore.
Aral lasciò la mano di Cordelia con uno sforzo avvertibile. — Ci vediamo nelle tue stanze, mia cara. A più tardi.
Più tardi entro la settimana, forse, di quel passo. Cordelia fece un sospiro, immagazzinò nella mente un’ultima immagine delle sue spalle quadrate per portarsi via almeno quella, e seguì Droushnakovi nei meandri sotterranei della Base Tanery. Ne approfittò tuttavia per capovolgere le precedenze stabilite dal marito e chiarire che prima di tutto le occorreva un bagno. Poi, ignorando i gusti da palazzo reale di Drou, decise che quello più vicino all’appartamento di Aral aveva una vasca delle dimensioni giuste per contenerla, e tanto doveva bastare a lei e a chiunque altro.
Il medico della Base non aveva registrazioni; la cartella clinica di Cordelia si trovava dietro le linee nemiche, a Vorbarr Sultana. L’uomo scosse il capo e inaugurò una serie di moduli nuovi. — Mi spiace, Lady Vorkosigan, ma dovrò scrivermi la sua anamnesi dall’inizio. Porti pazienza. Dunque, se ho capito bene lei ha avuto dei disturbi femminili di qualche genere?
No, i miei disturbi ha
— Mi scusi, un cosa?
— Ho partorito per intervento chirurgico, anticipatamente. Ho avuto un’emorragia, da cui però mi sono ripresa, credo.
— Capisco. Cinque settimane post-partum. Emorragia superata. — Il medico prese nota. — Bene. E attualmente cosa c’è che non va?
Non mi piace Barrayar. Voglio tornare a casa mia. Mio suocero vuole assassinare mio figlio. Metà dei miei amici sta
— Ah. — Il medico accese uno schermo e trascrisse qualcosa. — Affaticamento post-partum. È abbastanza normale. — Si volse a guardarla e le sorrise premurosamente. — Ha considerato la possibilità di cominciare un programma di esercizi gi
CAPITOLO QUATTORDICESIMO
— Chi sono gli uomini di Vordarian? — Cordelia non riusciva a mascherare la sua frustrazione. — Mi ha
— Non sono poi tanti quanti puoi pensare. — Con un lieve sorriso Aral si portò alla bocca un’altra fettina di arrosto. Stavano mangiando da soli (miracolo!) nel semplice appartamento degli alloggi ufficiali, nel sottosuolo. La cena, portata da un militare su un vassoio, era la stessa che servivano in tutto il resto della Base. Con sollievo di Cordelia, suo marito aveva subito mandato via l’uomo con un «Grazie, caporale. Torni pure alla mensa.»
Aral masticò il boccone e continuò: — Chi sono? Per la maggior parte gente i cui ufficiali superiori erano con Vordarian, e che non ha