Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 43 из 179

Una do

Quella do

La do

La do

E quello era un luogo di una certa importanza. Forse non era un castello perché la parete a cui era addossato il letto non era di pietra bensì di legno grezzo, ma molto probabilmente era la residenza di campagna di un nobile di un certo rango, un barone minore o magari anche qualcuno di posizione ancora più elevata. Il letto su cui lei era distesa non era un semplice pagliericcio ma un vero letto, con un'intelaiatura di legno sollevata da terra e tendaggi e rigide lenzuola di lino, e le coltri erano di pelliccia, mentre il sedile di pietra sotto la finestra era coperto da cuscini ricamati.

La do

La do

Olio, pensò Kivrin. No, cera, si corresse subito. Il lino incerato veniva comunemente usato al posto del vetro per chiudere le finestre, ma si supponeva che nel quattordicesimo secolo il vetro fosse ormai diffuso nelle dimore nobiliari e che i nobili si portassero dietro i vetri delle finestre insieme al resto del mobilio quando si spostavano da una casa all'altra.

Devo ricordarmi di registrare il fatto che alcune case nobiliari di campagna non avevano i vetri alle finestre, pensò Kivrin, sollevando le mani e unendole… però lo sforzo di tenerle sollevate era eccessivo e dovette lasciarle ricadere sulle coltri.

La do

Devo essere in condizioni migliori, rifletté Kivrin, e lei è rimasta al mio capezzale per tutto il tempo che sono stata malata.

Di nuovo si chiese quanto tempo fosse passato e decise che doveva scoprirlo, così come doveva ritrovare il sito della transizione.

Non poteva essere molto lontano, e se questo era il villaggio dove aveva avuto intenzione di dirigersi il sito distava appena un paio di chilometri. Cercò di ricordare quanto tempo avessero impiegato ad arrivare al villaggio, tempo che a lei era parso molto lungo. Il bandito l'aveva messa su un cavallo bianco che aveva i finimenti decorati da campanelli… soltanto che non si trattava di un bandito ma di un giovane dall'aspetto gentile e dai capelli rossi.

«Qual è il nome di questo villaggio in cui mi avete portata?» La notte precedente non era riuscita a elaborare mentalmente la frase, ma naturalmente questo era dipeso dalla febbre e adesso non aveva più difficoltà a ricordare gli insegnamenti del Signor Latimer, che aveva dedicato mesi ad affinare la sua pronuncia. Di certo sarebbero riusciti a comprendere una domanda come «In whatte londe am I» o perfino come «Whatte be thisse holding?», e se pure ci fosse stata qualche variazione dovuta ad un dialetto locale il traduttore avrebbe provveduto a correggerla.

— Whatte place hast thou brotte me? — domandò.

La do

— Gottebae plaise tthar tleve — disse la do

Il traduttore avrebbe dovuto fornire una traduzione immediata delle sue parole, ma forse la pronuncia di Kivrin era così diversa che la do

— Whatte place hast thou brotte me? ~ ripeté con maggiore lentezza, in modo da dare al traduttore il tempo di adattare le sue parole.

— Wick londebay yae comen lawdayke awtreen godelae deynorm andoar sic straunguwlondes. Spekefaw eek waenoot awfthy taloorbrede.

— Lawyes sharess loostee? — interve

La do

— Auf specheryit darmayt? — aggiunse, posando il cofanetto sul sedile sottostante la finestra.

Kivrin ricordava anche la sua voce, aspra e quasi rabbiosa nel rivolgersi alla do

La signora del maniero, con la cuffia di lino ingiallito e la sopravveste tinta e tessuta malamente… il che significava che il vestito che avevano dato a lei era tutto sbagliato, sbagliato quanto la pronuncia di Latimer e quanto le assicurazioni della Dottoressa Ahrens che lei non avrebbe contratto nessuna malattia medievale.

— Ho fatto tutti i vaccini — mormorò, e le due do

— Ellavih swot wardesdoor feenden iss? — chiese in tono brusco la do

— Maetinkerr woun dahest wexe hoordoumbe — replicò l'altra.

— Nor nayte bawcows derouthe — rimbeccò la vecchia.

— Certessan, shreevadwomn wolde nadae seyvous — ribatté la do