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— Io non ho nient'altro — disse Herbor. — Ma non so se la mia vita ha qualche valore, per voi che siete qui.
— No — disse Odren, — non ha alcun valore per noi.
E allora Herbor cadde in ginocchio, abbattuto dalla vergogna e dall'amore, e gridò a Odren:
— Ti supplico di rispondere alla mia domanda. Non è per me!
— Per chi, allora? — domandò il Tessitore.
— Per il mio signore e kemmeri Ashe Berosty — disse l'uomo, e pianse. — Egli non ha amore né gioia né nobiltà dal giorno in cui ve
— Così sarà: di che cosa muore un uomo, se non della sua morte? — disse il Tessitore Odren. Ma la passione di Herbor lo commosse, e dopo qualche tempo egli disse, — cercherò la risposta alla domanda che tu farai, Herbor, e non ti chiederò alcun prezzo. Ma ricorda, c'è sempre un prezzo. Colui che chiede paga quel che deve pagare.
Allora Herbor prese le mani di Odren e le posò sui suoi occhi, in segno di gratitudine, e così la Profezia procedette. I Profeti si riunirono e andarono nelle tenebre. Herbor andò tra loro e fece la sua domanda, e la domanda fu: Quanto vivrà Ashe Berosty rem ir Ipe? Perché Herbor pensava così di ottenere il conto dei giorni o degli a
Non era la risposta che Herbor aveva sperato di ottenere, ma era la risposta che aveva ottenuto, e avendo un cuore paziente egli tornò a casa a Charuthe con essa, attraverso le nevi di Grende. Giunse nel Dominio e nella roccaforte e salì la torre, e là trovò il suo kemmeri Berosty seduto come sempre, vuoto e sconsolato, accanto a un fuoco che era ormai cenere, con le braccia appoggiate sul tavolo di pietra rossa, con la testa affondata tra le spalle.
— Ashe — disse Herbor, — io sono stato alla Fortezza di Thangering, e ho avuto una risposta dai Profeti. Ho chiesto loro quanto tu avresti vissuto, e la loro risposta è stata: Berosty vivrà più a lungo di Herbor.
Berosty sollevò il capo per fissarlo lentamente, come se i cardini del suo collo si fossero arruginiti, e disse:
— Hai chiesto loro quando io sarei morto, allora?
— Ho chiesto quanto avresti vissuto.
— Quanto? Stupido. Hai avuto una domanda dai Profeti, e non hai chiesto loro quando io dovrò morire, in quale giorno, mese, a
CAPITOLO QUINTO
L'addomesticamento del presagio
La mia locandiera, un uomo dal carattere protettivo, preparò il mio viaggio a Est.
— Se una persona vuole visitare le Fortezze, deve attraversare il Kargav. Sopra le montagne, nella Vecchia Karhide, fino a Rer, la vecchia Città del Re. Ora io vi dico, uno del mio stesso focolare conduce una carovana di corriere sopra il Passo di Eskar, e ieri mi stava dicendo, davanti a una tazza d'orsh, che sta
E così via. Era, come ho già detto, un tipo protettivo, e avendo scoperto che io non avevo shifgrethor approfittava di ogni occasione per darmi dei consigli, anche se perfino lui li camuffava con se e quasi-se. Lui era il sovrintendente della mia isola; lo consideravo la mia locandiera, perché aveva dei fianchi grassi e delle natiche grasse che ballonzolavano mentre camminava, e un viso grasso e molle, e una natura ignobile, di spia, impiccione, ficcanaso, con i suoi modi cortesi e sempre servizievole. Era gentile con me, e mostrava perfino la mia stanza, quando io ero fuori, ai cacciatori di emozioni, in cambio di una piccola somma: venite a vedere la camera del Misterioso Inviato. Era così femminile, nei modi e nell'aspetto, che una volta gli avevo chiesto quanti bambini aveva. Aveva assunto un'espressione cupa. Non ne aveva mai dato alla luce neppure uno. Ne aveva, però, generati quattro. Era una delle piccole scosse che ricevevo sempre. Lo choc culturale non era nulla, in confronto allo choc biologico che soffrivo essendo un maschio umano tra esseri umani i quali erano, per cinque sesti del tempo, dei neutri ermafroditi.
I bollettini radio erano pieni delle opere del nuovo Primo Ministro, Pemmer Harge rem ir Tibe. Le notizie riguardavano soprattutto lo stato delle cose a nord, nella Valle di Sinoth. Tibe, evidentemente, intendeva portare avanti le pretese accampate da Karhide su quella regione: precisamente il tipo di azione che, su qualsiasi altro mondo a quello stadio della civiltà, avrebbe condotto a una guerra. Ma su Gethen, niente conduceva alla guerra. Liti, controversie, omicidi, faide, assalti, vendette, assassinii, torture e infamie e abominii, tutte queste cose erano nel loro repertorio di conquiste umane; ma non arrivarono fino alla guerra. Mancavano, apparentemente della capacità di mobilitarsi. Si comportavano come animali, sotto questo aspetto; o come do
Io volevo andare in Orgoreyn, per vedere se i miei sospetti a quel riguardo erano fondati, ma prima volevo finire con Karhide; così vendetti un altro rubino al gioielliere dal viso pieno di cicatrici della Strada di Eng, e, avendo come bagaglio solo il mio denaro, il mio ansible, alcuni strumenti e un cambio di vestiti, partii come passeggero di una carovana di grandi camion con rimorchio, una grande carovana di mercanti, nel primo giorno del primo mese dell'estate.