Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 5 из 55

Perfino all’alba dell’Età dello Spazio le prime sonde robot che avevano lasciato il Sistema Solare portavano con sé musica registrata, messaggi e immagini in previsione di incontrare altri esploratori cosmici. E sebbene in tutta la galassia non si fosse riscontrato un solo segno di vita aliena, anche i più pessimisti erano convinti che l’intelligenza doveva per forza nascere anche in qualche altra parte dei miliardi di altri universi isola che si stendevano fin dove poteva giungere il più potente dei telescopi.

Per secoli e secoli si provvide a trasmettere — un terabyte dopo l’altro — tutta la conoscenza e la cultura dell’uomo verso la nebulosa di Andromeda e le altre nebulose più lontane. Nessuno, naturalmente, avrebbe mai saputo se quei segnali sarebbero mai stati captati e, se captati, se sarebbero stati decifrati. Tuttavia l’iniziativa nasceva da un desiderio comune a gran parte dell’umanità, dall’istinto di lasciare un ultimo segno di sé, un ultimo messaggio che dicesse: «Ehi, anch’io un tempo ero vivo!».

Verso l’a

Gli uomini non potevano raggiungerli, ma l’Uomo sì.

Le prime navi inseminatrici erano molto primitive, ma egualmente sfruttavano le tecnologie disponibili fino al limite estremo. Con i sistemi di propulsione disponibili verso l’a

Ma questo era il meno impegnativo dei loro compiti. Dovevano anche trasportare le attrezzature automatiche per riportare alla vita quegli esseri umani potenziali, per farli crescere e per insegnar loro a sopravvivere in un ambiente sconosciuto e forse ostile. Sarebbe stato inutile — e, anzi, crudele — depositare bambini ignudi e ignari di tutto su mondi inospitali quanto il Sahara o l’Antartico. Bisognava dunque educarli, fornire loro utensili, mostrare loro come individuare e impiegare le risorse locali. La nave inseminatrice una volta atterrata doveva dunque diventare una Nave Madre, e proteggere la sua progenie per generazioni e generazioni.

Inoltre andavano trasportati non solo gli esseri umani, ma anche un ambiente ecologico completo. Andavano inclusi anche vegetali (sebbene nessuno potesse sapere se si sarebbe trovato un suolo adatto per piantarli), animali domestici, e una sorprendente varietà di insetti e di microrganismi per tener conto della possibilità che i normali sistemi di produzione alimentare si guastassero e bisognasse tornare alle tecniche agricole di un tempo.

Bisognava dunque ricominciare da zero, e ciò comportava alcuni vantaggi. Tutte le malattie e i parassiti che avevano da sempre afflitto l’umanità sarebbero rimasti sulla Terra, e sarebbero andati distrutti dal fuoco del Sole trasformato in nova.

Banche dati, sistemi esperti in grado di affrontare ogni situazione concepibile, robot, meccanismi in grado di effettuare riparazioni e sostituzioni, tutto ciò andava progettato e costruito. E bisognava che fossero in grado di funzionare per un lasso di tempo eguale a quello che intercorre tra la Dichiarazione d’Indipendenza e il primo atterraggio sulla Luna.

L’impresa appariva quasi impossibile, ma affascinante a tal punto che quasi tutta l’umanità si unì per cercare di realizzarla. Era un obiettivo a lungo termine — l’obiettivo a lungo termine per eccellenza — che avrebbe potuto dare un qualche significato alla vita anche dopo che la Terra fosse andata distrutta.

La prima nave inseminatrice lasciò il Sistema Solare nell’a

Infatti per raggiungere il decimo pianeta orbitante attorno a Sirio sarebbero stati necessari più di quattrocento a

Invece, se Pasadena era suscettibile di venire colonizzato, la Terra avrebbe fatto in tempo a sapere la buona notizia. Duecento a

Il messaggio arrivò nel 2786; Pasadena era stato un successo migliore del previsto. La notizia diede nuovo slancio al programma d’inseminazione. Già erano state lanciate una ventina di navi, ognuna migliore di quella che la precedeva. Gli ultimi modelli raggiungevano una velocità pari a un ventesimo della velocità della luce, e più di cinquanta possibili destinazioni erano alla loro portata.

Dopo il messaggio con cui si a

Verso il 2700 la rozza tecnica degli embrioni surgelati ve

Questo, come sapeva Brant, era quanto era avvenuto su Thalassa settecento a

«E quello cos’è?» esclamò il consigliere Simmons con un roco sussurro.

«Ferma!» ordinò il sindaco. «Brant, spegni il motore.» Prese il microfono appeso al cruscotto.

«Parla il sindaco Waldron. Siamo alla settima pietra miliare. Davanti a noi c’è una luce, la vediamo attraverso gli alberi. Direi che si trova proprio nel punto del Primo Atterraggio. Non si sente niente. Ora ci rimettiamo in marcia.»

Brant rimise in moto senza che la Waldron avesse bisogno di dir nulla.

Quello era l’avvenimento più eccitante che gli fosse capitato in vita sua, secondo forse soltanto a quando aveva rischiato di venire trascinato via dall’uragano del ‘09.

No, quell’esperienza era stata più che eccitante; era fortunato a esserne uscito vivo. Forse anche questa volta rischiava grosso, sebbene lui pensasse di no. Potevano dei robot mostrarsi ostili? Che altro si voleva pretendere da un mondo come Thalassa se non conoscenza e amicizia?

«Sapete» disse il consigliere Simmons «io ho visto bene quell’affare prima che sparisse dietro gli alberi, e sono sicuro che era un apparecchio per il volo atmosferico. Le navi spaziali non ha