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Treatle si guardò intorno. Era stato l’ultimo a lasciare la sala, dove ora perfino le panche cominciavano a galleggiare. I punti dove la magia filtrava su dalle cantine erano indicati da mulinelli e piccole pozze gorgoglianti, ma non si vedeva nessuno.

A meno che, naturalmente, una delle statue avesse parlato. Erano troppo pesanti da rimuovere e Treatle ricordava di avere detto agli studenti che una bella lavata probabilmente gli avrebbe fatto bene.

Guardando adesso i loro visi severi, lo rimpianse. Le statue di maghi defunti, e un tempo molto potenti, parevano a volte più realistiche di quanto le statue abbiano il diritto di essere. Forse avrebbe dovuto parlare a voce bassa.

— Sì? — si arrischiò a rispondere, acutamente conscio dei loro sguardi di pietra.

— Quassù, sciocco!

Lui alzò gli occhi. La scopa scendeva pesantemente nella pioggia con una serie di scatti e di giravolte. A circa un metro e mezzo dall’acqua, perse quel po’ che le restava di pretese aeree e cadde con un tonfo dentro un mulinello.

— Non startene lì in piedi, idiota!

Treatle sbirciò nervosamente nella semioscurità.

— Devo pure stare da qualche parte — protestò.

— Voglio dire, dacci una mano! — scattò Tagliangolo, che sorgeva dalle ondine come una Venere grassa e arrabbiata. — Prima la signora, naturalmente.

Si voltò verso la No

— Ho perduto il mio cappello — a

L’Arcicancelliere se ne uscì in un sospiro. — Ha davvero importanza in un momento come questo?

— Una strega deve avere il suo cappello, altrimenti chi la riconosce? — ribatté lei. Allungò la mano per afferrare un oggetto scuro e fradicio che scivolava via, chiocciò trionfante, lo vuotò dall’acqua e se lo calcò sulla testa. Il cappello avendo perduto la rigidezza, le ricadde molle su un occhio dandole un’aria sbarazzina.

— Bene — disse la No

In quel preciso momento un lampo mandò un altro vivido bagliore. Il che dimostra che anche gli dei meteorologici ha

— Ti sta piuttosto bene — commentò Tagliangolo.

— Scusami — disse Treatle — ma non è lei la d…

— Non ti preoccupare — lo rassicurò Tagliangolo. Prese la No

— Ma è contro le nostre tradizioni permettere a una d…

S’interruppe per guardare la No

— Dimmi dove sta scritto — disse.

— Sono nella Biblioteca — interloquì la No

— Era l’unico posto asciutto — disse Treatle — ma…

— Questo edificio ha paura dei temporali — dichiarò la vecchia. — Gli farebbe bene essere confortato.

— Ma le tradizioni… — ripeté disperato Treatle.

La No

— Hai sentito la signora — disse.

Treatle, a bocca aperta, li guardò allontanarsi. Il rumore dei loro passi svanì in lontananza. Lui rimase in silenzio per un momento a riflettere sulla vita e a chiedersi dove avesse sbagliato nella sua.

Comunque, non voleva essere accusato di disubbidienza.

Senza sapere esattamente perché, allungò una mano con estrema cautela e diede un colpetto amichevole alla parete.

— Là, là — esclamò.

Strano a dirsi, si sentì molto meglio.

A Tagliangolo ve

— È da questa parte — disse, sguazzando nelle pozzanghere.

— Lo so. Me l’ha detto l’edificio.

— Già, volevo domandartelo. Perché, vedi, io ho vissuto qui per a

— Lo hai mai ascoltato?

— Non esattamente ascoltato, no — ammise Tagliangolo. — Non così.

— Be’ allora. — La No

Passò accanto a un terzetto di maghi, sorpresi dalla sua vista e addirittura esterrefatti da quella del suo cappello.

Tagliangolo le ansimava dietro e. alla porta della Biblioteca, la afferrò per un braccio.

— Ascolta — disse disperato. — Senza offesa, signorina… uhm, signora…

— Penso che ora sarà sufficiente Esmerelda. Con il fatto che abbiamo condiviso una scopa e tutto…

— Posso passare avanti? È la mia Biblioteca — la supplicò.

La No

— Naturale. Mi dispiace tanto.

— Per amore delle apparenze, capisci — si scusò Tagliangolo.

Aprì la porta.

La Biblioteca era piena di maghi. Loro tengono ai libri come le formiche tengono alle loro uova e, nei momenti difficili, li portano in giro pressappoco nello stesso modo. L’acqua cominciava a entrare perfino lì, e spuntava nei posti più curiosi, a causa degli strani effetti gravitazionali della Biblioteca. Tutti gli scaffali più bassi erano stati vuotati e studenti e maghi si davano il cambio per ammucchiare i volumi su ogni tavolo e ogni scaffale asciutti e ancora disponibili. L’aria risuonava del fruscio incollerito delle pagine, che quasi copriva la furia lontana del temporale.

La situazione evidentemente sconvolgeva il bibliotecario, che correva da un mago all’altro, tirandoli per le tuniche senza ottenere alcun risultato, e gridando "ook".

Appena scorse Tagliangolo, gli si avvicinò rapido appoggiandosi sulle nocche. La No

— Ook — spiegò quello — ook.

— Suppongo di sì — tagliò corto Tagliangolo e afferrò il mago più vicino, che vacillava sotto il peso di una dozzina di lessici. L’uomo lo fissò come se fosse stato un fantasma, scorse con la coda dell’occhio la No

— Arcicancelliere — ansimò il mago — sei vivo? Voglio dire… avevamo sentito che eri stato rapito da… — guardò di nuovo la No

— Oook — disse il bibliotecario che ripose delle pagine dentro le loro copertine.

— Dove sono il giovane Simon e la bambina? Che cosa ne avete fatto? — domandò la vecchia.

— Loro… li abbiamo messi qui — rispose il mago, indietreggiando. — Uhm…

— Facci strada. E smettila di balbettare, uomo — gli ordinò Tagliangolo. — Si crederebbe che non hai mai visto una do

Il mago deglutì forte e a

— Certamente. E… voglio dire… seguitemi per piacere… uhm…

— Non stavi per dire qualcosa a proposito delle tradizioni, vero? — chiese Tagliangolo.

— Uhm… no, Arcicancelliere.

— Bene.

Lo seguirono standogli ai calcagni. I maghi che incontravano, smettevano di lavorare per fissare la No

— La cosa si sta facendo imbarazzante — dichiarò Tagliangolo, muovendo appena le labbra. — Dovrò nominarti mago onorario.

La No

L’Arcicancelliere chiuse di scatto la bocca.

Esk e Simon erano stesi su un tavolo in una delle sale di lettura laterali, vegliati da una mezza dozzina di maghi. Che si fecero da parte nervosamente all’avvicinarsi del terzetto, con il bibliotecario che li seguiva dondolante.

— Ci ho riflettuto — cominciò Tagliangolo. — Di sicuro sarebbe meglio dare la verga a Simon? Lui è un mago, e…

— Passando prima sul mio cadavere — disse la No

L’Arcicancelliere sospirò. Aveva ammirato la verga, una delle migliori che avesse mai visto.

— Benissimo. Hai ragione, naturalmente.

Si chinò a deporre la verga sulla forma dormiente di Esk, e poi si tirò indietro con mossa drammatica.

Non accadde nulla.

Uno dei maghi tossì nervosamente.

Sempre nulla.

Sulla verga le incisioni sembravano ghignare beffarde.

— Non funziona, ti pare? — disse Tagliangolo.

— Ook.

— Dalle tempo — ribatté la No

Le dettero tempo. Fuori, il temporale rumoreggiava nel cielo e cercava di portare via i tetti delle case.

La No

— Ook — disse il bibliotecario.

— Lo so! — esclamò la No

— Che cosa?

— Non è finito!

— Che cosa?

— Lei non può usare la verga, è naturale — dichiarò la vecchia, alzandosi in piedi.

— Ma dicevi che lei ci spazzava i pavimenti e che quella la protegge e… — cominciò Tagliangolo.

— Nonono. Significa che la verga usa se stessa o che usa lei, ma lei, Esk, non è mai stata capace di usarla, capisci?

Il grande mago guardò i due corpi immobili. — Lei dovrebbe essere in grado di usarla — protestò. — È una vera e propria verga da mago!

— Oh! Così lei è un vero e proprio mago, no?

Tagliangolo esitò.

— Be’, no, naturalmente. Non puoi chiederci di dichiarare che lei è un mago. Dov’è il precedente?

— Il che? — domandò seccamente la vecchia.

— Non è mai accaduto prima.

— Un sacco di cose non sono mai accadute prima. Noi nasciamo solo una volta.

Tagliangolo le lanciò un’occhiata di muto appello. — Ma è contro le t…

Voleva dire "tradizioni", ma la parola gli rimase in gola.

— Dove è detto? — chiese trionfante la No

Nella mente di Tagliangolo i pensieri si accavallavano:

…Non è detto da nessuna parte, è detto ovunque.

…Ma il giovane Simon ha affermato, pare, che ogni luogo è talmente simile a nessun luogo che è praticamente impossibile definire la differenza.

…Voglio forse essere ricordato come il primo Arcicancelliere che ha permesso l’ingresso delle do

…Lei è davvero una do

…Quella verga ha idee tutte sue.

…La cosa ha un certo senso.

…Mi riderebbero dietro.

…Potrebbe non funzionare.

…Potrebbe funzionare.

Non si poteva fidare di loro. Ma non aveva scelta.

Esk fissava le facce terribili che la guardavano e i corpi sparuti, per fortuna nascosti dai mantelli.

Strinse le mani a pugno.

Nel mondo delle ombre,!e idee sono reali. Fu come se questo pensiero le salisse su per le braccia.