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Miranda Sharifi, "Miri", prese il comando fin dall’inizio. Dopo il trambusto per l’arrivo, la sistemazione dell’equipaggiamento, delle valigie, delle reti di sicurezza e l’elaborata organizzazione delle stanze di Stella, Miri si recò con suo padre nello studio di Leisha. — Grazie per averci permesso di venire qui, signorina Camden. Siamo intenzionati a studiare una forma di pagamento per l’affitto delle camere non appena i nostri beni sara

— Chiamami Leisha. È anche il tuo governo. Ma non è necessaria alcuna forma di affitto, Miri. Siamo contenti di avervi qui.

Gli occhi scuri di Miri la esaminarono. Erano occhi strani, pensò Leisha, non per particolari caratteristiche fisiche, ma perché sembravano vedere cose che nessun altro vedeva. Restò leggermente scioccata nel rendersi conto che, a dispetto dell’ammirazione che già provava per Miri, gli occhi della ragazzina la mettevano a disagio. Quante cose vedeva di lei quello sguardo diretto? Quante cose capiva quel cervello potenziato, diverso, migliore dell’animo profondo di Leisha?

Doveva essere quello che un tempo aveva provato Alice nei suoi confronti, e Leisha non lo aveva mai saputo, non se ne era mai resa conto.

Miri sorrise. Il sorriso le trasformò l’intero volto, lo aprì e lo illuminò. — Grazie, Leisha. È molto generoso. Ma è molto di più: io penso che tu ci consideri parte della tua comunità e per questo ti ringraziamo profondamente. La comunità è un concetto davvero importante, per noi. Preferiremmo tuttavia pagarti. Siamo yagaisti, sai?

— Lo so — rispose Leisha, chiedendosi se fra le cose che il miglior cervello di Miri potesse meglio comprendere ci fosse anche l’ironia. Aveva solo sedici a

— C’è… c’è ancora Drew Arlen? O è ritornato in tournée?

— È ancora qui. Ti ha aspettato.

Miri arrossì. "Oh, oh" pensò Leisha. "Oh…" Leisha mandò a chiamare Drew. Lui sollevò lo sguardo verso Miri dalla carrozzella elettrica, con il suo bel volto apertamente interessato, e le porse la mano.

— Salve, Miranda.

— Dopo vorrei parlarle del sogno lucido — disse Miranda senza alcuna grazia, arrossendo ulteriormente. — Sugli effetti neurochimici che ha sul cervello. Ho portato avanti alcuni studi, e lei potrebbe essere interessato ai risultati, un’opportunità di considerare la sua arte dal punto di vista scientifico… — Leisha riconobbe lo sproloquio della ragazzina per quello che era: un regalo. Stava offrendo a Drew quello che riteneva fosse la parte migliore di sé: il proprio lavoro.

— Grazie — fece con espressione seria Drew. Gli occhi gli scintillarono. — Mi piacerebbe.

Leisha restò sbalordita di sé. Si era chiesta se non avrebbe provato una breve, debole fitta di gelosia per l’abbandono di Drew a favore di Miri, era stato anche troppo evidente quanto lui fosse pronto ad abbandonarla, ma quello che provò non fu né breve né di debole intensità. Né si trattò di gelosia. Un sentimento protettivo le avvampò dentro come un fuoco di paglia. Se Drew stava usando quella straordinaria ragazzina solamente per arrivare al Rifugio, lo avrebbe distrutto. Completamente. Miri si meritava di più, aveva bisogno di più, era migliore di cosi.

Sbalordita per il sentimento, Leisha restò in silenzio.

Miri sorrise una seconda volta. Teneva ancora la mano in quella di Drew. — Lei ha cambiato le nostre vite, signor Arlen. Gliene parlerò dopo.

— Grazie. E chiamami Drew.

Leisha vide un ragazzino sudicio di dieci a

— Io penso — disse Ricky Sharifi — che Miri abbia presto bisogno di mangiare di nuovo. Il suo metabolismo differisce dal nostro, Leisha, saremo un vero salasso per le tue risorse. Lasciaci pagare. Non hai nemmeno visto che cosa riuscira

Anche Ricky aveva osservato Miranda e Drew. Guardò Leisha e sorrise mestamente. Leisha si accorse che Ricky aveva paura del potere di sua figlia, come Leisha aveva avuto paura del sogno lucido di Drew, e che ne era altrettanto orgoglioso.

— Vorrei che tu avessi conosciuto mia sorella Alice — disse Leisha direttamente a Ricky — È morta l’a

Lui sembrò comprendere in quella semplice frase tutto ciò che lei aveva avuto intenzione di dirgli. — Anche io l’avrei voluto.

Miri tornò alla questione riguardante il pagamento. — E non appena il vostro… il nostro… governo si sarà soddisfatto a sufficienza da liberare i nostri beni, saremo tutti ricchi secondo i vostri standard. A dire il vero, avevo intenzione di chiederti se non saresti stata interessata a svolgere il lavoro legale necessario per aiutare un certo numero di noi a fondare industrie registrate nel Nuovo Messico. La maggior parte di noi ha condotto affari o ricerche commerciali, sai, ma qui siamo minore

— Non è mai stato il mio campo — rispose Leisha misurando le parole. — Ma ti posso suggerire una persona che potrebbe occuparsene. Kevin Baker.

— No. Era il tramite del Rifugio.

— È stato sempre onesto? — chiese Leisha.

— Sì, ma…

— Lo sarebbe anche con voi. — E volentieri: Kevin smaniava sempre per andare là dove si trovava l’affare.

Miri disse: — Esaminerò la cosa con gli altri. — Leisha l’aveva già notata insieme con gli altri Superintelligenti a scambiare sguardi di cui lei era certa di perdersi gran parte del significato; interi volumi carichi di significato che non avrebbe mai visto. E quanto altro significato che non avrebbe mai visto c’era nei globi di stringhe che costruivano l’uno per l’altro, o nei globi di stringhe che avevano nelle loro menti aliene?

Quei globi di stringhe che le rammentavano in modo così imbarazzante le forme del sogno lucido di Drew.

— Ma anche se ci serviremo di Kevin Baker avremo ancora bisogno di un avvocato — continuò Miri. — Ci rappresenterai?

— Grazie, ma non posso — rispose Leisha. Non disse a Miri perché non poteva. Non ancora. — Ma ti posso consigliare degli ottimi avvocati. Justine Sutter, per esempio. È la figlia di un mio vecchissimo amico.

— Una Dormiente? — chiese Miri.

— È molto brava — replicò Leisha. — Ed è quello che conta, no?

— Sì — rispose Miri. Quindi, aggiunse: — Una Dormiente.

Ricky Sharifi interve

Leisha rilevò: — Se intendi vivere qui, Ricky, dovrai smettere di usare quel termine. Quanto meno in quel modo.

Un istante dopo, Ricky ammise: — Sì. Hai ragione.

Proprio così. Il figlio di Je

Drew chiese improvvisamente a Miri: — Erediterai il Rifugio, un giorno?

Miranda lo fissò a lungo. Leisha non riuscì a stabilire, niente, nemmeno un indizio, che cosa ci fosse nella mente della ragazzina. — Sì — rispose Miri alla fine, con espressione riflessiva. — Anche se non certo per adesso. Fra molto tempo. Forse un secolo. O più. Ma un giorno, sì. Sì.

Drew non rispose. "Un secolo o più" pensò Leisha. Passò un’occhiata fra Drew e Miri, un’occhiata che Leisha non riuscì a interpretare. Non ebbe la più pallida idea di cosa significasse, quando Drew alla fine sorrise.

— Può andare — disse.

Anche Miri sorrise.