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Leisha guardò gli olonotiziari sui tumulti ad Atlanta per i piccioni morti, i tumulti a New York per il traffico di terra intasato per abbandonare la città, i tumulti a Washington per i tumulti. Tutti i vecchi striscioni erano venuti fuori. BOMBARDATE GLI INSONNI CON LE BOMBE NUCLEARI! Non era forse che tenevano i cartelloni e gli striscioni in qualche scantinato pieno di polvere fra una crisi e l’altra a trenta o quarant’a
Declamò a voce alta: — Ho guardato e ho visto che non c’era niente di nuovo sotto il sole, che la corsa non andava ai veloci, la battaglia ai forti, né il favore agli uomini di ingegno… — Jordan e Stella la fissarono preoccupati. Non era giusto preoccuparli con citazioni melodrammatiche. Specialmente, non dopo ore di silenzio. Avrebbe dovuto parlare con loro, spiegare loro quello che stava provando.
Era molto stanca.
Per oltre settant’a
Era diverso in altri paesi, in altre culture? Leisha non lo sapeva. In ottantatré a
— Ho sempre amato questo paese — disse Leisha, ancora a voce alta, e si rese conto istantaneamente di quanto dovesse suonare sco
— Leisha, cara, vuoi un bicchierino di brandy? Oppure una tazza di tè? — le chiese Stella.
A dispetto di se stessa, Leisha sorrise. — Sembravi proprio Alice quando hai detto quella frase.
— Be’… — commentò Stella.
— Leisha — fece Drew — penso che sarebbe una buona idea se tu…
— Leisha Camden! — chiamò l’olopalco. Stella restò col fiato mozzo.
Il servizio sulla Casa Bianca, i tumulti a New York, le immagini via satellite del Rifugio erano tutti scomparsi. Una ragazzina dalla testa grossa, leggermente deforme, e grandi occhi scuri stava rigidamente sull’olopalco, in un laboratorio scientifico pieno di strumenti poco familiari. Indossava una sottile camicia sintetica, pantaloncini e semplici ciabatte, e i suoi scompigliati capelli scuri erano legati con un nastro rosso. Richard, che Leisha aveva dimenticato che si trovasse nella stanza, produsse un rumore strozzato.
La ragazzina si presentò: — Sono Miranda Serena Sharifi, del Rifugio. Sono la nipote di Je
La ragazzina fece una pausa e, sul volto giovane e serio, si notò una piccola ruga. Così serio: quella piccola sembrava non sorridere mai. Quanti a
— Qui c’è un gruppo di noi, Inso
— Oh, santo Dio — commentò Jordan. — Bambini.
— Se riceverà questo messaggio, significa che noi Superintelligenti siamo tenuti prigionieri da mia no
Leisha lanciò un’occhiata a Drew. Lui fissava intensamente Miranda Sharifi e, notando lo sguardo nei suoi occhi verdi, Leisha distolse il proprio.
— Non so cosa succederà in seguito né quando ciò avverrà — continuò Miranda. — Forse il Rifugio ci metterà a disposizione una navetta. Forse, il vostro governo ci manderà a prendere, o potrà farlo una società che lei controlla. Forse, alcuni dei Superintelligenti, i più giovani, rimarra
Miranda si interruppe. Leisha sentì prudere gli occhi.
— Penso che insieme con noi ci sara
— Non certo come le loro — disse Stella, assumendo un’espressione abbacinata. Drew le lanciò un’occhiata divertita.
— Grazie — terminò con un certo imbarazzo Miranda. Spostò il peso portandosi un piede sopra l’altro, e all’improvviso sembrò ancora più giovane… — Se… se Drew Arlen è lì con lei quando riceverà questo messaggio e se lei ha intenzione di permettere a noi Superintelligenti di venire da lei, la prego di chiedergli se può restare. Mi piacerebbe… mi piacerebbe incontrarlo.
Improvvisamente, Miranda sorrise, mostrò un sorriso di tale cinismo che Leisha ne restò sbalordita. Non era una bambina, dopo tutto. — Vede — disse Miranda — noi veniamo da voi come mendicanti. Nulla da offrire, nulla da barattare. Soltanto bisogno. — Scomparve, e al suo posto apparve un improvviso grafico tridimensionale sullo schermo, un complesso globo fatto di stringhe di parole che si chiudevano, si incrociavano e si equilibravano, ogni parola o frase un’idea che si collegava alla successiva, l’intera struttura codificata a colori in modi che enfatizzavano le tensioni, gli equilibri e i controbilanciamenti di significato da concetti che si contrapponevano, rinforzavano o modificavano a vicenda. Il globo indugiò, ruotando lentamente.
— Che diamine è quello? — esclamò Stella.
Leisha si alzò e prese a camminare attorno al globo a una velocità leggermente maggiore rispetto a quella della rotazione, studiandolo. Sentiva le ginocchia tremanti. — Penso… penso che sia una discussione filosofica.
— Ooohhh — commentò Drew.
Leisha fissò il globo. Lo sguardo colse una frase in verde in uno strato esterno: "una casa divisa; Lincoln". Improvvisamente si sedette sul pavimento.
Stella si rifugiò in un’esplosione di attività di tipo domestico. — Se sono ventisette e se raddoppiera
— Non sarò qui — interve
— Ma Richard! Tuo figlio… — sbottò Stella, apparendo quindi imbarazzata.
— Era un’altra vita.
— Ma Richard! — Il volto di Stella cominciò ad arrossire. Richard scivolò silenziosamente fuori dalla stanza. L’unico che guardò direttamente fu Drew, che lo fissò di rimando con fermezza.
Leisha non si accorse di nulla. Stava seduta sul pavimento, studiando il globo di stringhe di Miranda, finché la trasmissione non terminò e l’ologramma svanì. Sollevò quindi lo sguardo sui tre che erano rimasti: Stella, Jordan e Drew. Stella trasse un sordo respiro.
— Leisha, la tua faccia…
— Le cose cambiano — rispose Leisha a gambe incrociate e raggiante sul pavimento. — Ci sono seconde e terze opportunità. Poi, quarte e quinte.
— Be’, è ovvio — commentò Stella sconcertata. — Leisha, ti prego, alzati!
— Le cose cambiano — ripeté Leisha, come una ragazzina. — Non si tratta soltanto di cambiamenti di grado. Ci sono cambiamenti di genere. Anche per noi. Dopo tutto. Dopo tutto. Dopo tutto.
Erano trentasei, trasferiti in volo con un aereo governativo da Washington: l’intera faccenda era durata più di quanto chiunque, a parte Leisha, ex avvocato, non si fosse aspettato. Ventisette "Superintelligenti": Miri, Nikos, Allen, Terry, Diane, Christy, Jonathan, Mark, Ludie, Joa
I suoi occhi scuri erano stati resi pazienti dal dolore, e lui si muoveva con esitazione, come se non fosse certo di avere il diritto di camminare sulla Terra. Quando Leisha si rese conto del perché le sembrasse tutto normale, sorrise. Richard, che ormai appariva più giovane del figlio, aveva avuto quell’aspetto nei mesi successivi al processo di Je
Il primo processo di Je
— Mio padre è qui? — chiese Ricky a Leisha con pacatezza, durante il primo pomeriggio di permanenza.
— No. Lui, se n’è andato, Ricky.
Ricky a