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— Kev, non penso proprio di aver mai conosciuto qualcuno in vita mia. — Le scivolò semplicemente dalla bocca: non aveva avuto alcuna intenzione di dire nulla di così personale. Kevin sorrise a denti stretti.
Drew portò la carrozzella fino al patio. Aveva gli occhi rossi. — Leisha, ti vuole Stella.
Lei si allontanò con la mente stipata dai movimenti del Rifugio, dalla morte di Alice, dalla strumentale manovra fiscale del Congresso, dagli investimenti di Drew nel Rifugio, dalla preoccupazione di Kevin, dalla propria irrazionale paura per l’arte di Drew. Era irrazionale, lo sapeva bene. Le sembrava di non avere l’energia per mantenersi razionale che aveva avuto quando era stata più giovane. Non aveva modo per riuscire a pensare a tutte quelle cose contemporaneamente. Erano troppo diverse. La mente umana non riusciva ad accoglierle tutte. Era necessario un nuovo modo di pensare. "Papà, hai fallito… avresti dovuto fornirmi anche quello nella modificazione genetica. Un modo migliore per integrare il pensiero, non soltanto pensieri migliori".
Leisha sorrise, senza provare alcun divertimento. Povero Roger. Incolpato per tutto ciò che Alice non era, per tutto ciò che Leisha era e per tutto ciò che Leisha non era. In un certo senso era buffo. Solo però in quel modo privo di spirito in cui erano buffe tutte le cose, di quei tempi. Nel giro di altri ottant’a
— Ceneri alle ceneri, polvere alla polvere…
Era stato Jordan a scegliere quelle belle, dolorose e sentimentali parole, Drew lo sapeva. Drew non aveva mai assistito a un servizio funebre fino ad allora e non era sicuro del significato di tutte quelle frasi arcaiche ma, guardando i volti raccolti attorno alla tomba di Alice Camden Watrous, fu certo che Jordan aveva scelto le parole, che a Leisha non piacevano, che Stella non le sopportava. E Alice? Ad Alice sarebbero piaciute, sapeva Drew, perché le aveva scelte suo figlio. Sarebbe stato sufficiente per Alice. E quindi lo era anche per Drew.
Le forme scivolavano silenziosamente, dentro e fuori la sua mente conscia.
Poiché egli conosce il nostro corpo: egli ricorda che siamo polvere. In quanto all’uomo, i suoi giorni son come erba: come fiore di campo egli fiorisce. Il vento vi passa sopra ed esso si dissolve: quel luogo più non lo conoscerà.
Era Eric che leggeva le parole, il nipote di Alice, il vecchio nemico di Drew. Drew guardò l’uomo sole
Non riusciva a trovare la parola giusta. In quel momento stava leggendo Jordan, da un differente libro antico. Conoscevano tutti così tanti libri antichi: — So
Leisha sollevò lo sguardo dalla bara. Aveva un volto inflessibile, fisso. La luce del cielo del deserto si riversava sulle sue guance, sulle pallide labbra serrate. Non guardò Drew. Lanciò un’occhiata alle lapidi levigate dal vento su entrambi i lati del piccolo pezzo di terra destinato ad Alice, BECKER EDWARD WATROUS e SUSAN CATHERINE MELLING, quindi diritto davanti a sé, al nulla. All’aria. Anche se non incrociarono lo sguardo, Drew seppe improvvisamente, dalle forme fluide all’interno della propria mente e dalla rigida forma esteriore di Leisha, che non ci sarebbe mai andato a letto insieme. Lei non lo avrebbe mai amato in altro modo se non come un figlio, perché come figlio lo aveva visto per la prima volta e lei non mutava le sue forme principali. Non poteva farlo. Era quello che era. Quel principio valeva per la maggior parte delle persone, ma per Leisha era particolarmente vero. Lei non si piegava, non si fletteva. C’era qualcosa in lei, qualcosa derivato dall’inso
Lo ghermì un tale dolore che per qualche istante non fu in grado di vedere la bara di Alice sotto di lui, nel terreno, Alice, il cui amore aveva permesso a Drew di crescere in un modo in cui quello di Leisha non avrebbe mai potuto. Gli si schiarì la vista e lasciò che il dolore scorresse liberamente, finché non dive
Non avrebbe mai potuto avere Leisha.
Tutto quello che gli rimaneva, quindi, era il Rifugio.
Drew guardò ancora una volta attorno al cerchio di persone. Stella teneva il volto nascosto contro la spalla del marito. La loro figlia, Alicia, posava entrambe le mani sulle spalle delle sue bambine. Richard non aveva sollevato la testa: Drew non riusciva a vederne gli occhi. Leisha stava in piedi sola, e la chiara luce del deserto metteva in evidenza la sua pelle giovane, i suoi occhi privi di rughe, le labbra rigidamente serrate.
A Drew ve
La parola era: "pietà".
Miri si chinò infuriata sul proprio terminale. Sia il monitor sia le informazioni in uscita dicevano la stessa cosa. Quel modello sintetico neurochimico forniva prestazioni anche peggiori del precedente. O degli ultimi due. O degli ultimi dieci. Le sue cavie, con i cervelli confusi da quella che sarebbe dovuta essere la risposta all’esperimento di Miri, rimanevano incerte nelle cabine per l’analisi cerebrale. La più piccola delle tre cedette: si sdraiò e si addormentò.
— M-m-magnifico — bofonchiò Miri. Ma che cosa le aveva mai fatto pensare di essere una ricercatrice biochimica? "Super"… già. Certo. Superincompetente.
Stringhe riguardanti codice genetico, fenotipi, enzimi, siti ricettori si formavano e riformavano nella sua testa. Nessuna di quelle serviva a qualcosa. Sprecato, tutto sprecato. Lanciò uno strumento di calibrazione dall’altra parte del laboratorio, garantendo così che dovesse venire ricalibrato.
— Miri!
Joan Lucas si trovava sull’arco della porta con il grazioso viso contorto come una corda. Lei e Miri non si parlavano da a
— C-c-cosa c’è J-j-joan?
— Tony. Vieni immediatamente, Lui… — Il suo volto si contrasse ancora di più. Miri sentì il sangue gelarsi nelle vene.
— C-c-c-cosa?
— È caduto. Dal campo giochi. Oh, Miri, vieni.
Dal campo giochi, Dall’asse della stazione orbitale. No, non era possibile, il campo giochi era sigillato e dopo una caduta da quell’altezza non sarebbe rimasto nulla.
— Dall’ascensore, intendo dire. Fuori. Sai che i ragazzini si sfidano sempre a salire dalla parte esterna dell’ascensore, sui montanti di sostegno, e poi a tuffarsi nel portello per le riparazioni.
Miri non lo sapeva. Tony non glielo aveva detto. Non riusciva a muoversi, non riusciva a pensare. Era solo capace di fissare Joan che stava piangendo. Alle spalle di Miri, una delle cavie modificate geneticamente emise un debole squittio.
— Vieni! — gridò Joan. — È ancora vivo!
A mala pena. Lo staff medico lo aveva già raggiunto. Lavorarono con espressione cupa sulle gambe schiacciate e sulla spalla rotta prima di trasferirlo in ospedale. Tony aveva gli occhi chiusi: un lato del cranio era ricoperto di sangue.
Miri percorse nella navetta d’emergenza il breve tratto fino all’ospedale. I dottori trascinarono via velocemente Tony. Miri restò seduta, immobile, accecata, sollevando lo sguardo soltanto all’arrivo di sua madre.
— Dov’è! — gridò Hermione, e una piccola, crudele parte della mente di Miri si chiese se Hermione avrebbe finalmente guardato direttamente il figlio maschio più grande, ora che tutto ciò che valeva la pena guardare era sparito. Il sorriso di Tony. L’espressione dei suoi occhi. La sua voce che balbettava le sue parole. Le parole di Tony.
La scansione cerebrale mostrò un da
Alla fine, il dottore portò una sedia accanto alla sua e le appoggiò una mano sulla spalla. — Miranda.
Le palpebre di Tony tremolavano di più in quel momento: lei lo fissò con attenzione.
— Miranda. Ascoltami. — Le prese dolcemente il mento con una mano e le voltò il viso verso il proprio. — Ci sono da
— N-n-n-nemmeno su T-tabitha S-s-selenski? — disse lei amaramente.
— No. Questa è una cosa differente. Le scansioni Mallory di Tony mostrano un’attività cerebrale altamente aberrante. Tuo fratello è vivo, ma ha subito un da
— N-n-non v-v-voglio vv-v-vederli!
— Sì — insistette il dottore. — Devi. Sharifi, veda di parlarle.
Il padre di Miri si chinò su di lei. Non si era accorta che fosse lì. — Miri…
— N-n-n-non farlo! Nn-n-no p-p-papà! N-n-non a T-t-tony!
Ricky Keller non finse di non capire a cosa alludesse. Né finse di possedere una forza che Miri sapeva, fra le caotiche e orrende stringhe della sua testa, che lui non possedeva. Ricky guardò il figlio ferito, quindi Miri, e lentamente, con le spalle incurvate, lasciò la stanza.
— A-a-a-andate f-f-fuori! — gridò Miri al dottore, alle infermiere, alla madre che era la più vicina alla porta. Hermione fece un breve gesto con una mano e la lasciarono tutti con Tony.