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Avevano lezione ogni "giorno", tre asili nido di bambini che imparavano insieme in una comunità. Miri ricordava chiaramente il momento in cui si era resa conto che un terminale non era solamente da guardare o da ascoltare: gli si potevano far fare delle cose. Gli si potevano far dire delle cose. Lei gli aveva chiesto che cosa fosse un "giorno", perché il soffitto si trovasse in alto, che cosa avesse mangiato Tony a colazione, quanti a

Ricordava il primo giorno in cui aveva notato che a volte il terminale si sbagliava.

Era stato proprio a causa di Joan che Miri se n’era accorta. Stavano lavorando insieme a un terminale, cosa che ognuno doveva fare per una parte di ogni giorno (Miri ormai conosceva quella parola), perché erano una comunità. A Miri non piaceva lavorare con Joan: Joan era lentissima. Lasciata da sola, Joan poteva restare bloccata al secondo problema mentre Miri era già al decimo. A volte pensava che nemmeno a Joan piacesse lavorare con lei.

Il terminale aveva solo la modalità visiva: si stavano esercitando a leggere. Il problema era: "bambola: plastica bambino:?" Miri aveva detto: — T-t-tocca a m-m-me — e aveva digitato "Dio". Il terminale aveva mostrato un volto imbronciato.

— Non è giusto — aveva esclamato Joan con una certa soddisfazione.

— S-s-sì c-c-che lo è — aveva replicato Miri, preoccupata. — Il t-t-t-terminale è s-s-sbagliato.

— Immagino che tu sappia più del terminale!

— D-dio è g-g-giusto - aveva insistito Miri. — È q-q-quattro s-s-tringhe più in b-b-basso.

A dispetto di se stessa, Joan era apparsa interessata. — Che cosa vuoi dire con "quattro stringhe più in basso?" Non esistono stringhe in questo problema.

— N-n-n-on nel p-p-p-roblema — aveva spiegato Miri. Aveva cercato di pensare a come farlo capire: lei riusciva a vederlo nella mente, ma spiegarlo era più difficile. Specialmente a Joan. Prima che avesse potuto iniziare, era arrivata la signora Patterson.

— C’è qualche problema qui, bambine?

Joan aveva detto, senza cattiveria: — Miri ha dato una risposta sbagliata ma dice che è giusta.

La signora Patterson aveva guardato lo schermo. Si era inginocchiata accanto alle piccole. — Come fa a essere giusto, Miri?

Miri aveva tentato di spiegare. — È q-q-quattro p-p-piccole s-s-stringhe p-p-più in b-b-basso, s-s-signora P-Patterson. V-v-v-ede, una "B-bambola" è un "g-g-giocattolo"… la p-p-prima s-s-stringa va da b-b-bambola a g-g-giocattolo. Un g-g-giocattolo sta per "f-f-fingere" e una c-c-cosa che noi f-f-facciamo f-finta è che una s-s-stella c-c-cadente è una s-s-stella v-v-vera, così si p-p-può m-m-mettere "s-s-stella c-c-cadente" v-vicino n-nella p-p-p-prima s-s-stringa. Per far f-f-f-funzionare lo s-s-s-schema. — Dire così tante parole era un lavoro difficile: Miri desiderava non dover spiegare tanto. — P-p-oi, una s-s-tella c-c-cadente è in r-r-realtà una m-m-meteora e b-b-bisogna far r-r-ridiventare v-v-vera la s-s-stringa p-p-p-perché p-prima la si è resa f-f-finta e così la f-f-fine della p-p-p-rima s-s-stringa, q-q-quattro piccole s-s-stringhe s-s-sotto c’è "m-m-meteora".

La signora Patterson la stava fissando. — Vai avanti, Miri.

— P-poi per "P-p-plastica — aveva detto Miri, un po’ disperata — la p-p-prima stringa c-c-conduce a "i-i-inventato". D-d-d-deve, c-capisce, p-p-perché "G-g-giocattolo" p-portava a "f-f-fingere". — Aveva cercato di pensare a un modo per spiegare che il fatto che le piccole stringhe erano a un passo di distanza l’una dall’altra faceva parte dell’intero disegno, riecheggiato nell’inversione che lei avrebbe poi effettuato delle stesse parole fra le sotto-stringhe due e tre, ma era troppo difficile Era rimasta incastrata fra le stringhe stesse, non nel disegno complessivo, cosa che la turbava perché il disegno nel complesso era altrettanto importante. Le occorreva semplicemente troppo per spiegare nel suo linguaggio balbettante. — "I-i-inventato" p-porta a "p-p-persone", o-o-ovviamente, p-p-perché s-sono le p-p-persone a inventare le c-c-cose. La s-s-stringa p-p-persone p-p-porta a "c-c-comunità", m-m-molte p-p-persone, e quella s-s-stringa d-deve p-p-portare a "o-o-orbitale", p-p-perché allora le d-due s-s-stringhe al-l-lineate una di f-fianco all’al-al-altra f-f-fa

La signora Patterson aveva detto con un buffo tono di voce: — E questa è un’analogia ragionevole. La meteora ha una relazione definibile con stazione orbitale: una naturale e inumana, l’altra costruita e umana.

Miri non era certa di cosa volessero dire tutte le parole pronunciate dalla signora Patterson. Non stava andando bene. La signora Patterson appariva spaventata e Joan completamente persa. Lei comunque si era tuffata avanti. — P-p-poi per "b-b-bambino", la p-p-prima s-s-stringa p-p-porta a "p-p-piccolo". Questo p-p-porta a "p-p-p-proteggere" come f-f-faccio io con T-tony p-p-perché lui è più p-p-p-piccolo di m-me e p-p-potrebbe farsi m-m-male se si ar-r-arrampica t-t-troppo in alto. Poi la p-p-piccola s-s-stringa p-p-porta a "c-c-comunità" p-p-perché la c-c-comunità p-p-protegge le p-p-persone, e la q-q-quarta p-p-piccola s-s-stringa d-deve p-p-portare a "p-p-persone" perché le c-c-comunità sono p-p-persone e p-p-perché era al c-c-contrario sotto "p-p-lastica" e g-g-ran parte del n-n-nostro o-o-orbitale è fatto di p-p-p-plastica.

La signora Patterson aveva ancora il buffo tono di voce. — Così alla fine di tre serie di quattro stringhe, Joan non cambiare la videata sul terminale proprio adesso, alla fine di queste tue stringhe il problema dice "meteora sta a orbitale come persone a X" e tu hai inserito "Dio".

— S-sì — aveva detto Miri, più contenta: la signora Patterson capiva! — P-p-perché un orbitale è una c-c-comunità i-i-inventata, mentre una m-m-meteora è s-s-solo r-r-roccia nuda e D-d-dio è una c-c-comunità di m-m-menti o-o-organizzate mentre le p-p-persone da sole s-s-sono, una per una, n-n-nude.

La signora Patterson l’aveva portata dalla no

Quando era arrivata al termine, il disegno le era sembrato davvero semplicissimo. Ma, in fondo, era semplice, solo una piccola serie di stringhe per esercitarsi nella lettura:

In seguito, la no

— Miri, tu pensi sempre in questo modo? In stringhe che creano schemi?

— S-s-sì — aveva risposto Miri sbalordita. — Tt-tu

La no

— V-v-vuoi dire i-i-i-invece di o-o-otto o-o-oppure d-d-dieci s-s-stringhe più in b-b-basso? — aveva chiesto Miri, e gli occhi della no

— Invece di… di nessuna stringa sotto. Quella che il terminale chiedeva. Non sapevi che era ciò che voleva?

— S-s-sì. M-ma… — Miri si era dimenata sulla sedia. — Io m-m-mi a-a-a

— Oh — aveva fatto la no

— S-s-sulla olovisione. La s-s-stava g-g-guardando la m-m-mamma quando ero a c-c-casa in v-v-visita.

— Capisco. — La no

— Anche T-t-t-tony. E N-n-nikos e C-c-christina e Al-Al-Allen e S-sara. No

— Sì.

— S-s-si d-d-d-imenerà c-come n-n-noi? E b-b-balbetterà? E m-m-m-angerà t-t-tanto?

— Sì.

— E p-p-p-penserà in s-s-stringhe?

— Sì — aveva detto la no

Non ci furono più trasmissioni olovisive dalla Terra. Non le aveva mai viste all’asilo nido, solo nella cupola della mamma e del papà, ma adesso Miri non le vide più nemmeno lì. — Quando sarai più grande — aveva detto la no

Era la no

— È p-p-perché ci d-d-dimeniamo e b-b-balbettiamo — aveva detto lei a Tony. — Alla m-m-m-mamma non p-p-piacciamo,

Tony aveva cominciato a piangere. Miri lo aveva abbracciato e si era messa a piangere anche lei, ma non aveva ritirato le parole dette. Erano vere: la mamma era troppo bella perché potesse piacerle chiunque si dimenasse, balbettasse e sbavasse, e la verità era la cosa più importante per una comunità. — Sono i-i-io la t-t-tua c-c-comunità — aveva detto a Tony, e si era trattato di una frase interessante perché era contemporaneamente vera e di limitata veridicità, con sottostringhe e co

Diventando più grande, tuttavia. Miri cominciò ad avvertire che mancava qualcosa nei suoi schemi. Non riusciva a stabilire di cosa si trattasse. Ne aveva tracciati parecchi per il dottor Toliveri e per la no