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Esplose una raffica di proteste. Lei e Will se l’erano aspettato. Il Rifugio, un asilo, non godeva di tradizione militare. Rimasero ad ascoltare attentamente, non tanto per comprendere le argomentazioni, quanto per rendersi conto delle potenziali alleanze. Chi avrebbero potuto persuadere, chi non sarebbe mai stato persuaso, chi era aperto a quali mosse lungo l’albero delle decisioni. Tutti i movimenti sarebbero stati aperti e legittimi: la comunità i
Je
Ma le strutture di ricerca Laboratori Sharifi non appartenevano alla comunità. Quelli erano suoi, costruiti e finanziati con i suoi soldi, non con quelli dei fondi dell’Azienda del Rifugio. Quello che era suo poteva cominciare a lavorare immediatamente. In quel modo, le armi biologiche sarebbero state pronte quando la comunità ne avesse avuto bisogno.
— Io penso — disse Najla — che dovremmo discutere di questo argomento in termini della prossima generazione. Quale relazione avremo con il governo federale fra vent’a
Sua figlia. Brillante, produttiva, impegnata. Je
E avrebbe dato inizio alla ricerca di bioarmi genetiche.
Drew aveva due problemi nella casa di Leisha, nel deserto: Eric Bevington-Watrous e il cibo.
Per come la vedeva, nessuno a parte lui aveva mai saputo che potessero esserlo. Per contro, loro pensavano che Drew avesse tutta una serie di problemi che il ragazzino stesso non considerava affatto fastidiosi. Pensavano che fosse preoccupato per le strane maniere, il sorprendente numero di persone da ricordare, il parlare da Mulo che lui non aveva mai sentito prima di allora, il bisogno di dormire che condividevano soltanto poche altre persone e il tempo che doveva aspettare, senza far nulla fino a settembre, quando l’avrebbero spedito alla scuola per Muli che stavano pagando.
Nulla di tutto ciò rappresentava un problema per Drew, specialmente l’ozio. Non aveva mai visto nessuno nella sua breve vita agire altrimenti. Ma non far nulla, si accorse fin dal primo giorno, non lo avrebbe fatto restare a galla in un posto simile. Non lì. Quella gente era terrorizzata dall’ozio.
Quindi si mante
C’erano anche altre persone che vivevano lì, nella maggior parte dei casi Inso
— Per caso sei un gemello, Drew? — gli aveva chiesto lei una volta. La do
— No, signora — aveva risposto prontamente lui. L’idea gli faceva venire la pelle d’oca. Nessun altro era come lui!
— Oh — aveva commentato la vecchia signora con un debole sorriso. — Decisamente discontinuo.
Usavano una marea di parole che lui non capiva: parole, idee, maniere. Parlavano dello spostamento della corrente elettorale: di che genere era? Era differente dall’energia-Y? Di diatomee modificate geneticamente che alimentavano il Madagascar, dei vantaggi delle stazioni orbitali circumlunari rispetto alle vecchie circumterrestri. Gli spiegarono come tagliare la carne con forchetta e coltello, di non parlare con la bocca piena e di dire grazie anche per la roba che non voleva. Lui fece tutto. Gli dissero che doveva imparare a leggere, e lui lavorò ogni giorno al terminale, anche se era una roba lenta e non riusciva proprio a capire come sarebbe potuto tornargli utile. I terminali ti dicevano tutto quello che volevi sapere, e quando c’erano le parole sullo schermo non restava altrettanto posto per la parte grafica. Le immagini avevano comunque più senso per Drew che non le parole. Era sempre stato così. Lui provava cose in immagini, colori e forme nel fondo del suo cervello che, in qualche modo, fluttuavano fino alla superficie, stipandogli la testa. La vecchia signora era una spirale di color bruno e ruggine; il deserto di notte lo riempiva di un dolce e mobile color porpora. Proprio così. Gli dicevano però di imparare a leggere, e lui lo faceva.
Gli dissero anche di andare d’accordo con Eric Bevington-Watrous, ma quello era più difficile della lettura. E fu proprio Eric il primo ad accorgersi del problema di Drew con il cibo. Era sveglio: erano tutti così fottutamente svegli.
— Hai problemi col cibo vero, eh? — lo stuzzicò Eric. — Sei abituato a quella roba di soia sintetica che usano i Vivi e il cibo vero ti rivolta le budella. Perché non lo ributti fuori qui davanti, piccolo verme privo di buone maniere?
— Hai qualche problema, tu? — disse Drew tranquillamente. Eric lo seguì presso l’enorme pioppo nero vicino al ruscello, un posto in cui Drew gradiva stare da solo: il ragazzino si alzò in piedi, teso, e cominciò a voltarsi lentamente per avere il corso d’acqua alle spalle.
— Sei tu il mio problema, verme — disse Eric. — Qui sei un parassita. Non contribuisci, non appartieni a questo posto, non sai leggere, non sai nemmeno mangiare. Non sei manco pulito. Perché non vai a farti una passeggiatina nell’oceano e lasci che le onde ti puliscano il culo!
Mentre Drew si voltava lentamente, lo fece anche Eric. Era una buona cosa: Eric poteva anche avere dieci chili e due a
Disse: — Non mi sembra che manco tu contribuisci per un cazzo, tu. La tua no
Il volto di Eric si fece color porpora. — Tu non ti devi permettere di parlare di me con la mia famiglia! — strillò, e caricò in avanti.
Drew si chinò su un ginocchio, pronto a proiettare Eric sopra una spalla e a gettarlo nel ruscello. Appena prima di raggiungere Drew, però, Eric balzò in aria, sferrando un calcio controllato che produsse immediate ondate di nausea nel petto di Drew: aveva commesso un brutto errore. Eric era allenato, solo che il suo addestramento era di un tipo che Drew non aveva riconosciuto. La punta dello stivale di Eric colpì Drew sotto al mento. Il dolore gli esplose nella mascella. La testa frustò indietro, e lui sentì qualcosa schioccare nella spina dorsale. La forza del calcio lo scaraventò indietro, oltre la breve riva, nel ruscello.
Tutto si fece bagnato e rosso.
Quando rinve
Il collo non volle muoversi.
Decise, allora, di voltarla lentamente di lato il più possibile, qualche centimetro. Una figura massiccia stava seduta su una seggiola accanto al suo letto: Jordan Watrous.
— Drew! — Jordan balzò su dalla seggiola. — Infermiera! È sveglio!
Arrivarono un sacco di persone nella sua stanza, allora, molte delle quali non facevano parte della ristretta cerchia di abitanti della tenuta che Drew frequentava. Non vide Leisha. Gli faceva male la testa, gli faceva male il collo: — Leisha!
— Sono qui, Drew. — La do
— Che cosa… mi è successo?
— Hai lottato con Eric.
Ricordò tutto. Guardò Leisha e restò sbalordito vedendo che aveva gli occhi pieni di lacrime. Perché stava piangendo? La risposta arrivò lentamente: stava piangendo per lui. Drew. Lui.
— Sento male.
— Lo so, tesoro.
— Non riesco a muovere il collo, io.
Leisha e Jordan si scambiarono uno sguardo. Poi lei spiegò: — È immobilizzato. Non c’è niente che non vada nel tuo collo. Le tue gambe, però…
— Leisha, non ancora — la scongiurò Jordan, e Drew voltò la testa lentamente, dolorosamente, verso l’uomo. Non aveva mai udito quel tipo di voce in un uomo adulto. In sua madre e nelle sue sorelle, sì, dopo che il papà le aveva picchiate per bene, ma non in un uomo adulto.
Qualcosa nella testa gli sussurrò: "questo è importante".