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Leisha disse con precisione: — Prima che io e te cominciassimo a vivere insieme. Je
Kevin disse, come fosse una risposta: — Pronuncerò il giuramento del Rifugio.
Passò un istante prima che Leisha domandasse: — Perché?
— Non posso condurre affari altrimenti, Leisha. Le Imprese Baker sono legate troppo profondamente alla ditta di Donald Pospula, all’Aerodyne e a un’altra mezza dozzina di compagnie di Inso
— Non sai nemmeno che cosa siano le vere perdite!
— Leisha, non si tratta di una decisione di tipo personale. Ti prego, cerca di comprenderlo. È una questione puramente finanziaria…
— È l’unica cosa che importi?
— Certo che no. Ma il Rifugio non chiede nulla di immorale, soltanto la solidarietà alla comunità basata saldamente sulla solidarietà economica. Non è…
Leisha interruppe la comunicazione. Credeva a Kevin: la sua decisione era di tipo puramente economico, all’interno di limiti che lui poteva interpretare come morali. L’ossessione emotiva come quella di Je
Qualche giorno prima si era chiesta che cosa le fosse rimasto da perdere. Ora lo sapeva.
Codici di sicurezza inseriti in pendenti segreti. Giuramenti di fedeltà. Prove lasciate per incriminare qualcuno. Perché Will Sandaleros aveva ragione, nessun Inso
Leisha rimase seduta sul bordo del letto dell’albergo. Quel letto dominava la stanza. Quando era scesa a Conewango, aveva immaginato che fosse così perché il sesso era molto importante negli affari di un albergo. Supposizione errata. Ragionamento dovuto a esperienza ristretta.
Era il so
Non che si fosse mai aspettata che la pratica della legge fosse una cosa pulita. Nessun avvocato di tribunale se lo aspettava, quanto meno non dopo a
Ricordò il giorno in cui si era resa conto che i principi economici yagaisti non erano ampi abbastanza. Il loro puntare ai meriti individuali lasciava fuori troppi fattori, troppe persone: quelli che non avevano alcun merito e che mai ne avrebbero avuti, i mendicanti che, nondimeno, rivestivano ruoli definiti anche se oscuri nel modo in cui girava il mondo. Erano come i parassiti su un mammifero che lo tormentano facendolo grattare freneticamente tanto da sanguinare, ma le cui uova servono come cibo per altri insetti, che forniscono nutrimento per altri ancora, che ingrassano gli uccelli, che sono preda dei roditori, che il tormentato mammifero si mangia. Una sanguinosa ecologia di commercio che sostituiva i lineari contratti yagaisti che avvenivano in condizioni asettiche. L’ecologia era sufficientemente ampia da comprendere Dormienti e Inso
Ma se la legge stessa non era ampia abbastanza?
Non abbastanza ampia da includere ciò che potesse fare un Inso
Leisha appoggiò la testa fra le ginocchia. Era chiaro come sarebbe andato il resto del processo. La sua testimonianza sarebbe stata screditata da Sandaleros come la macchinazione di una do
E lo era stato.
La giuria poteva seguire due strade: assolvere sulla base del triangolo amoroso, e quindi Je
Provando in questo modo che Je
Era come il gatto che si morde la coda. La legge, infatti, nel suo sforzo di essere giusta e di trattare tutti in modo equo lasciava fuori troppi fattori. Non era ampia abbastanza. Non era ampia come il futuro genetico e tecnologico che, sorpassandola, sarebbe stato senza legge.
Seduta sul bordo del letto nella buia stanza d’albergo, Leisha riusciva a sentire che il suo credo nella legge la stava abbandonando, come se l’aria stessa venisse risucchiata fuori dalla camera. Stava soffocando, cadendo in un vuoto freddo e oscuro. La legge non era ampia abbastanza. Non era capace di tenere insieme Inso
Cercò di alzarsi in piedi, ma le cedettero le ginocchia. Non le era mai accaduto nulla di simile in precedenza. Si trovò sul pavimento, ginocchioni, e una parte della sua mente ancora razionale le disse: "Attacco di cuore". Ma non era possibile. I cuori degli Inso
Freddo…
Oscurità…
Vuoto…
Papà…
L’aprirsi della porta della camera la riportò indietro. Era stata spalancata dall’esterno, senza che suonassero allarmi. Leisha si sollevò barcollando. Dall’altra parte della camera, al di là del letto, una figura si stagliava nell’arco della porta, una figura massiccia che portava qualcosa di ancor più massiccio, Leisha non si mosse. I suoi… gli impiegati di Kevin… avevano installato il sistema di sicurezza nella camera, facendolo identico a quello del suo appartamento a Chicago. Nessuno a Conewango ne possedeva i codici di accesso.
Se si trattava di un estraneo, se il Rifugio era organizzato per l’assassinio bene quanto per il furto…
L’assassino sarebbe quanto meno stato buono. Gli Inso
Un braccio si estese dalla figura scura. Una mano cercò a tastoni gli interruttori manuali.
— Accendere luci — disse chiaramente Leisha.
La sagoma massiccia era una valigia. Alice restò immobile, sbattendo le palpebre per l’improvvisa luminosità. — Leisha? Stai seduta al buio?
— Alice!
— I codici del tuo appartamento ha
— Alice! — A quel punto, si gettò attraverso la stanza, singhiozzando, lei che non piangeva mai, fra le braccia di Alice.
— Non sapevi che sarei arrivata? — le chiese Alice.
Leisha scosse la testa contro il petto di Alice.
— Io lo sapevo. — Alice la lasciò, e Leisha vide che il volto della sorella brillava di una forte emozione. — Io sapevo che questa sarebbe stata la tua notte. La notte in cui saresti caduta nell’Abisso. L’ho saputo ieri, l’ho sentito. — Si mise improvisamente a ridere, una risata stridula. — L’ho sentito, Leisha, capisci? È stato come essere colpita da un carico di mattoni. Ho sentito che tu avresti passato il tuo momento peggiore questa notte e ho saputo di dover venire.
Leisha smise di singhiozzare.
— L’ho sentito — ripeté ancora una volta Alice. — A oltre quattromila chilometri di distanza. Proprio come è successo ad altri gemelli!
— Alice…
— No, non dire niente, Leisha. Tu non c’eri. Io so che cosa ho provato.
Leisha si accorse che la potente emozione che sfolgorava sul viso di Alice era di trionfo.
— Ho saputo che avevi bisogno di me e sono qui. Adesso è tutto a posto, Leisha, tesoro, io conosco l’Abisso, ci sono stata. — Allungò nuovamente le braccia verso Leisha, stringendola, ridendo e piangendo. — Lo so, tesoro, va tutto bene. Non sei sola. Io ci sono stata, lo so.
Leisha restò aggrappata alla sorella con tutte le proprie forze. Alice la stava tirando fuori da quel luogo buio. Il vuoto, l’Abisso. Alice, la cui stazza teneva ancorata Leisha al margine, solida quanto la terra stessa. Alice, che ormai non sarebbe mai più stata irraggiungibile. Non ora che Alice aveva saputo qualcosa prima di Leisha. Non ora che Alice aveva salvato Leisha divenendo l’unica cosa che lei non aveva perduto.
— Io lo sapevo — sussurrò Alice, e poi a voce più alta disse: — Adesso posso smetterla di mandarti tutti quei maledetti fiori.
Soltanto molto più tardi, dopo che ebbero parlato per ore e Alice cominciò a sembrare asso
— Sono Susan Melling. Devo…
— Sono Stella Bevington. Mi sono appena collegata alla rete. Il…