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Leisha indietreggiò dal camioncino in un punto in cui lui non la potesse raggiungere. Estrasse il denaro dal fermaglio che teneva sotto il braccio. Era abituata a portare con sé molti contanti: c’era sempre stato Bruce, o qualcuno come Bruce. C’era sempre stata sicurezza.

— Scenda dal camioncino sull’altro lato — disse Leisha — e blocchi la portiera alle sue spalle. Lasci le chiavi sul sedile in modo che io le possa vedere da qui, A quel punto, appoggerò i soldi sul tettuccio dove lei potrà vederli.

L’uomo si mise a ridere, emettendo un suono simile al rotolare di ghiaia. — Tipica piccola Dabney Engh, vero? È quello che insegnano alle debuttanti in società nelle scuole di lusso?

Leisha non aveva la minima idea di chi fosse Dabney Engh. Restò in attesa, osservando l’uomo che cercava di pensare a un modo per imbrogliarla e tentando di nascondere il proprio disprezzo. Pensò a Tony.

— D’accordo — acconsentì lui, e scivolò giù del camioncino.

— Blocchi la portiera!

L’uomo sogghignò, aprì nuovamente la portiera e la bloccò. Leisha appoggiò i soldi sul tettuccio, spalancò la portiera di guida, si catapultò all’interno, bloccò la serratura e tirò su il finestrino. L’uomo si mise a ridere. La ragazza inserì la chiave nel quadro, avviò il motore e si indirizzò verso la strada. Aveva le mani tremanti.

Passò lentamente attorno all’isolato per due volte. Quando tornò, l’uomo era sparito e il conducente dell’aeromobile era ancora addormentato. Si era chiesta se l’uomo non lo avrebbe svegliato, per pura cattiveria, ma non lo aveva fatto. Parcheggiò il camioncino e restò in attesa.

Un’ora e mezzo dopo, Alice e un’infermiera uscirono portando Stella in carrozzella all’ingresso del Pronto Soccorso. Leisha balzò fuori dal camioncino e gridò: — Arrivo, Alice! — agitando le braccia. Era troppo buio per vedere l’espressione di Alice: Leisha poteva solamente sperare che sua sorella non mostrasse un’aria seccata nel vedere il camioncino ammaccato, che non avesse detto all’infermiera di aspettare un’automobile rossa.

Alice disse: — Questa e Julie Bergadon, un’amica che ho chiamato mentre stavate rimettendo a posto il braccio di Jordan -. L’infermiera a

— Come hai fatto? — chiese Alice mentre si allontanavano.

Leisha non rispose. Stava osservando un’aeromobile della polizia in atterraggio sul lato opposto del parcheggio. Due agenti ne uscirono e si incamminarono con passo deciso verso l’automobile serrata di Alice posta sotto l’acero striminzito.

— Mio Dio — disse Alice. Per la prima volta sembrò spaventata.

— Non ci rintraccera

— Leisha — la voce di Alice era bloccata dalla paura. — Stella è addormentata.

Leisha lanciò un’occhiata alla piccola, accasciata contro la spalla di Alice. — No. È in stato di incoscienza a causa degli antidolorifici.

— Va bene? È normale? Per… lei?

— Possiamo svenire. Possiamo perfino provare un so

— No.

— Non sappiamo molto l’una dell’altra, vero?

Si diressero a sud in silenzio. Alla fine, Alice disse: — Dove la porteremo, Leisha?

— Non lo so. Da uno qualsiasi degli Inso

— Non puoi rischiare. Non per come sta

— Non andrebbe bene comunque.

— Che cosa dovremmo fare?

— Lasciami riflettere.

A un’uscita si trovava una cabina telefonica. Non sarebbe stata schermata come la rete del Gruppo. La linea aperta di Kevin sarebbe stata controllata? Probabilmente sì.

Indubbiamente, lo sarebbe stata la linea del Rifugio.

Il Rifugio. Tutti loro stavano andando lì o c’erano già, aveva detto Kevin. Rintanati, cercando di tenersi attorno gli erosi monti Allegheny come una tana piccola e sicura. Eccetto che per i bambini come Stella, che non potevano farlo.

Dove andare? Con chi?

Leisha chiuse gli occhi. Gli Inso

Rimase a lungo nella buia cabina telefonica. Quindi si incamminò nuovamente verso il camioncino. Alice stava dormendo con la testa appoggiata contro il sedile. Una sottile linea di bava le scorreva lungo il mento. Il suo volto era pallido ed esangue nella luce malata del chiosco. Leisha ritornò alla cabina.

— Stewart? Stewart Sutter?

— Si?

— Sono Leisha Camden, È successa una cosa. — Gli raccontò la storia in modo preciso, con frasi essenziali, Stewart non la interruppe.

— Leisha… — iniziò Stewart, quindi si bloccò.

— Ho bisogno di aiuto, Stewart. — "Ti aiuterò io, Alice", "Non ho bisogno del tuo aiuto", sussurrò un vento al di sopra dell’oscuro campo accanto al chiosco, e Leisha rabbrividì. Udì nel vento l’acuto mugolare di un mendicante. Nel vento, la sua stessa voce.

— D’accordo — acconsentì Stewart. — Faremo così. Io ho una cugina a Ripley, nello stato di New York, appena al di là del confine con la Pe

— Cosa ti rende così certo che sarà d’accordo a essere coinvolta? Potrebbe finire in galera. Anche tu.

— È stata in prigione così tante volte che non ci crederesti nemmeno. Proteste politiche che risalgono fino al Vietnam. Ma nessuno finirà in prigione. Mi pregio io di essere il tuo avvocato, per la cronaca. Farò dichiarare Stella sotto protezione statale. Non dovrebbe risultare troppo difficile con la documentazione dell’ospedale che avete ottenuto a Skokie. Quindi potrà essere trasferita in una casa di tutela a New York. Conosco il posto, la gente lì è gentile e onesta. Poi Alice…

— Stella è residente in Illinois. Non puoi…

— Certo che posso. Dopo le scoperte scientifiche sulla durata della vita degli Inso

— Ne abbiamo uno — disse Leisha. — Candace Holt.

— No, non un Inso

— No — rispose Leisha in lacrime.

— Oh, Dio — disse Stewart. — Che bastardi. Mi dispiace che tutto questo sia accaduto, Leisha.

— Non dispiacerti — rispose Leisha.

Quando ebbe ottenuto le indicazioni per arrivare dalla cugina di Stewart, la ragazza ritornò al camioncino. Alice era ancora addormentata, Stella ancora in stato di incoscienza. Leisha chiuse la portiera il più silenziosamente possibile. Il motore tossì e ruggì, ma Alice non si svegliò.

C’era una folla di persone lì con loro nell’angusto e oscuro camioncino: Stewart Sutter, Tony Indivino, Susan Melling, Kenzo Yagai, Roger Camden.

A Stewart Sutter lei disse: "Mi hai telefonato per informarmi della situazione da Morehouse e Ke

A Kenzo Yagai disse: "Il commercio non è sempre lineare. Le è sfuggito. Se Stewart mi dà qualcosa e io do qualcosa a Stella e fra dieci a

A Tony disse: "Sì, ci sono mendicanti in Spagna che non scambiano nulla, non da

E lei ne aveva bisogno allora. I mendicanti ha

Alla fine, era rimasto solamente Papà. Poteva vederlo, con gli occhi scintillanti che teneva nelle forti mani fiori esotici dalle foglie spesse. A Camden disse: "Avevi torto. Alice è speciale. Oh, Papà, quanto è speciale Alice! Avevi torto".

Non appena ebbe formulato questo pensiero, si sentì piena di leggerezza. Non della allegra bolla di gioia, non della severa chiarezza dell’analisi, ma di qualcosa d’altro: luce del sole, dolce attraverso le vetrate della serra da cui due bambine correvano dentro e fuori. Improvvisamente si sentì luminosa anche lei, non leggera ma traslucida, un mezzo attraverso il quale la luce del sole poteva passare chiaramente, nel suo viaggio verso qualche altro luogo.

Condusse la do