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Quando la pellicola umida e appicicosa che aveva sul viso si fu asciugata e diventò una crosta marrone e la piccola pozza di sangue nella polvere fu sparita, Dirk capì che si doveva spostare di nuovo, altrimenti sarebbe morto qui. Per parecchio tempo considerò l’idea della morte; gli parve un’idea molto buona, chissà perché, ma non riusciva a costringersi a farlo. Si ricordò Gwen. Strisciò fino al punto in cui si trovava il corpo del teyn di Pyr, cercando di ignorare il dolore che provava e frugò nelle tasche dell’uomo. Trovò la gemma mormorante.

Ghiaccio stretto nel pugno, ghiaccio nella mente, ricordi di promesse, bugie, amore. Je

y. La mia Ginevra e lui era Lancillotto. Lui non la poteva abbandonare. Lui no. Strinse forte la fredda lacrima nella mano e portò il ghiaccio nella sua anima. Si obbligò ad alzarsi.

Dopo di che fu più facile. Spogliò lentamente il morto e si rivestì con i suoi abiti, anche se tutto gli era troppo lungo e la camicia e la giubba di tessuto camaleontino erano state bruciate sul davanti e l’uomo aveva sporcato i pantaloni. Dirk tolse anche gli stivali al cadavere, ma erano troppo stretti per i suoi piedi insanguinati, piagati e fu costretto e usare quelli di Pyr. Pyr aveva dei piedi grossi.

Usando il fucile a laser ed il bastone di Pyr, si avviò barcollando su quegli appoggi verso la foresta. Pochi metri all’interno, si fermò e si guardò brevemente indietro. Il cane gigantesco stava abbaiando e ululando e cercava di liberarsi ed ogni volta che tirava l’aerauto rispondeva con un tremito metallico. Poteva vedere il corpo nudo sulla terra e più in là l’oggetto lungo e argento, che continuava ad oscillare nel vento. Quasi non riusciva a vedere Pyr. A causa delle macchie di sangue, l’abito del cacciatore era diventato nero e marrone e in certi punti rosso opaco, per cui si confondeva con il terreno su cui era morto.

Dirk abbandonò il cane ad abbaiare incatenato e si avviò zoppicando attraverso i soffocatori intrecciati.