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Per quale ragione avevano rallentato? Forse avevano paura di disturbare la banscea; la cosa non era completamente insensata. Rimase sdraiato sulle fredde ceneri, posando la testa sul braccio e cercando di non pensare, di non avere sensazioni. I suoi piedi erano involucri di cruda agonia. Cercò di sollevarli goffamente in aria, in modo che non toccassero da nessuna parte. La cosa gli servì un poco, ma non aveva la forza di tenerli sollevati per molto tempo. Il braccio gli pulsava nel punto in cui era stato morso dal cane Braith. Ad un certo punto desiderò con tutto il cuore che il dolore cessasse, che la testa smettesse di girargli a quel modo. Poi cambiò idea. Il dolore, pensò, era probabilmente l’unica cosa che lo manteneva conscio. E se adesso si addormentava, pensava proprio che non si sarebbe svegliato mai più.

Vide Grasso Satana appeso al di sopra della foresta, con il disco sanguigno in parte oscurato da uno strato di rami blu-neri. Un’unica stella gialla gli scintillava accanto, assai brillante, una minima scintilla nel firmamento. Dirk strizzò un occhio. Erano vecchi amici.

Il rumore dei cani Braith lo fece ritornare attento. I cacciatori uscivano ansiosamente dagli alberi a dieci metri di distanza. Non così vicini come lui si sarebbe aspettato. Naturalmente, pensò, quelli avevano fatto il giro dei soffocatori invece di aprirsi una via in mezzo agli alberi. Pyr Braith era quasi invisibile, blu-nero come gli alberi contro cui si stagliava, ma Dirk vide il movimento ed il bastone che portava in mano e l’asta d’argento scintillante, un po’ più lunga, che portava nell’altra mano. Il suo teyn era un paio di passi più avanti, con due cani tenuti corti alla catena; i cani abbaiavano freneticamente e lo spingevano avanti quasi di corsa. Un terzo cane era al suo fianco, tenuto libero e si era diretto verso l’aerauto distrutta non appena era spuntato dal bosco.

Dirk, sdraiato sullo stomaco tra le ceneri, gli strumenti distrutti ed i relitti, trovò improvvisamente la cosa immensamente divertente. Pyr sollevò l’asta d’argento sul capo e cominciò a correre; finalmente era sicuro di aver raggiunto la sua preda. Ma non aveva nessun laser, mentre Dirk lo aveva. Dirk sollevò il fucile ghignando, un po’ stordito e prese attentamente la mira.

Quando sparò gli ve

Ridacchiò di nuovo. La corsa era stata molto difficile. L’ammazzare era solo qualcosa che doveva fare ed era quasi facile. La luminosa lama bruciante del laser rimase sospesa nell’aria per un lungo secondo, infilandosi al centro del grande stomaco di Pyr che stava correndo verso il relitto. Il Braith inciampò e cadde in ginocchio. Spalancò assurdamente la bocca per un secondo prima di cadere a faccia in giù e sparire alla vista di Dirk. La lunga asta d’argento che portava rimase infilata nel terreno tormentato, oscillando avanti e indietro a seconda di come la spingeva il vento.

Il compagno di Pyr con i capelli neri lasciò andare le catene che aveva in mano e parve congelarsi nel momento in cui il suo teyn cadeva. Dirk mosse leggermente il laser e sparò di nuovo, ma non successe niente; l’arma si trovava ancora nel periodo dei quindici secondi di riciclaggio. Per questa ragione la caccia era uno sport; il gioco forniva una possibilità di scampo se si sbagliava. Si accorse che stava ancora ridacchiando.

Il cacciatore si riprese e si gettò a terra rotolando sul terreno nel lungo solco che efa stato aperto dall’ala della macchina. Giù nei fossi a cercare il laser, pensò Pirk, ma non lo avrebbe trovato.

I cani avevano circondato l’aerauto ed abbaiavano tutte le volte che Dirk cambiava posizione, oppure alzava la testa. Nessuno di loro cercò di entrare ad ucciderlo. Quello era compito del cacciatore. Dirk prese attentamente la mira e sparò a quello più vicino, alla gola. Cadde come un pezzo di carne e gli altri due recedettero. Dirk si mise in ginocchio e strisciò fuori dal suo riparo. Cercò di alzarsi, appoggiandosi con una mano sull’ala contorta. Il mondo prese a girare. Pugnalate dolorose gli trafiggevano le gambe e si accorse di non sentirsi più i piedi. Comunque riuscì a mettersi diritto.

Risuonò un urlo, qualcosa detto in Antico Kavalar; Dirk non conosceva quella parola. I cani giganteschi caricarono, uno dopo l’altro, con le bocche rosse e umide spalancate, ringhiando. E con la coda dell’occhio vide il cacciatore che si alzava, a due metri di distanza, con il coltello già snudato. Una delle braccia lunghe e sottili ebbe un moto circolare, un po’ lateralmente e colpì l’ala dell’aerauto contro cui si appoggiava Dirk. L’uomo si era già voltato e stava correndo e il cane più vicino era già lì, in aria. Dirk si lasciò cadere e sollevò il fucile. Le za

Il cacciatore dai capelli neri aveva quella cosa d’argento. Dirk puntò il laser e sparò; il raggio passò lontano, ma un secondo è piuttosto lungo e Dirk spostò velocemente il fucile da destra a sinistra e da sinistra a destra.

L’uomo cadde, però aveva avuto il tempo di lanciare la sua arma. Si i

Dirk continuava a fare oscillare il laser, sinistra destra, sinistra destra, sinistra destra, anche dopo che il cacciatore era caduto e la lama di luce era scomparsa. Alla fine del periodo di riciclo, ci fu un altro impulso di un secondo, che servì solo a bruciare una fila di soffocatori e Dirk, sobbalzando, lasciò la presa sul grilletto e fece cadere l’arma.

Il cane, ancora imprigionato, ringhiava e tirava. Dirk lo guardò, con la bocca spalancata, quasi senza capire. Poi ridacchiò. Cadde sulle ginocchia, ritrovò il laser e cominciò a strisciare contro i Kavalari. Ci volle un tempo tremendamente lungo. I piedi gli facevano male. Come il braccio, dove era stato morso. Alla fine il cane era stato zitto, ma non c’era silenzio. Dirk riusciva a sentire il grido, un piagnucolio basso e continuo.

Si trascinò attraverso la terra e la cenere sul tronco di un soffocatore bruciato, verso il punto in cui erano caduti i cacciatori. Giacevano l’uno accanto all’altro. Quello magro, quello di cui non aveva mai saputo il nome, che aveva cercato di ucciderlo con il coltello, con i cani e con la lama d’argento. Quello era immobile e la bocca era piena di sangue. Pyr, a faccia in giù, era l’origine dei piagnucolii; gli si inginocchiò vicino, gli passò una mano attorno al corpo e, con molta fatica, lo rivoltò. Aveva la faccia coperta di cenere e di sangue; cadendo si era rotto il naso e c’era un rivolo rosso e sottile che gli scendeva da una narice, lasciando un segno vivido sulle guance sporche di fuliggine. Aveva la faccia di un vecchio. Continuava a piangere e non pareva vedere affatto Dirk e con le mani si teneva lo stomaco. Dirk lo osservò per un bel po’. Gli toccò una delle mani — era stranamente morbida e piccola, pulita tra

Allora Pyr aprì la bocca e Dirk si chiese se quell’uomo non avesse voluto dirgli qualche cosa. Magari le sue ultime parole, una supplica di perdono. Ma il Braith riuscì solo ad emettere un unico suono che pareva un colpo di tosse, poi ricominciò a piangere sommessamente. Lì vicino c’era il suo bastone. Dirk lo raccolse ed avvolse la mano attorno al pomolo di legno duro e sistemò la lama sul torace di Pyr, dove doveva esserci il cuore e si appoggiò sopra con tutto il peso, pensando di poter dare pace all’altro. Il pesante corpo del cacciatore si contrasse orribilmente per un istante e Dirk estrasse la lama e la infilò un’altra volta, e poi ancora, ma Pyr non voleva rimanere immobile. La piccola lama era troppo corta, decise Dirk dopo un po’ di volte, per cui decise di usarla in maniera diversa. Trovò un’arteria nella gola spessa di Pyr, te

Rimase seduto da solo, a riposarsi nella sbiadita luce rossa. Aveva molto freddo e molto caldo al tempo stesso e capì che doveva prendere dei vestiti ai due cadaveri per coprirsi, ma non riusciva a trovare la forza. I piedi gli facevano un male terribile ed il braccio gli era gonfiato fino a diventare due volte più grande del normale. Non dormiva, ma era appena cosciente. Guardò Grasso Satana che si alzava sempre più in alto nel cielo, avvicinandosi al mezzogiorno, con i soli gialli e brillanti che gli facevano dolorosamente corona. Sentì il cane Braith ululare parecchie volte ed una volta sentì il grido di caccia misterioso della banscea e si chiese se la creatura sarebbe ritornata per mangiare lui e gli uomini che aveva ucciso. Ma il grido pareva molto lontano e forse si trattava solo della sua febbre e forse era solo il vento.