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«Ma non ero pronta per i Kavalari, oh no. Finché vivo non dimenticherò mai più un solo secondo della paura e dello chock del mio primo giorno e della mia prima notte nella granlega di Ferrogiada, come betheyn di Jaan Vikary. Soprattutto la prima notte». Rise. «Jaan mi aveva avvisato, si capisce e… Diavolo, non ero ancora pronta ad essere spartita. Che posso dire? È stato brutto, ma sono sopravvissuta. Garse mi ha aiutata. Era onestamente preoccupato per me e molto di più per Jaan. Si potrebbe addirittura dire che fu tenero. Avevo fiducia in’lui; ascoltava e capiva. Ed il giorno dopo è incominciato il suo abuso verbale. Ero spaventata ed urtata, Jaan era terrorizzato e gloriosamente adirato. Trascinò Garse in mezzo alla stanza la prima volta che mi chiamò vacca-betheyn. Dopo di che, Garse se ne stette zitto per un po’. È uno che spesso interrompe le sue cose, ma non smette mai. Sotto questo punto di vista è una persona davvero notevole. Lui sfiderebbe e ucciderebbe chiunque osasse insultarmi la metà di quanto mi insulta lui. Lui sa benissimo che le sue battute fa

«Eppure, malgrado tutto ci sono stati anche dei momenti diversi. Tregue, piccoli cessate il fuoco nella nostra guerra senza fine, attimi di un calore sorprendente e di tenerezza. Il più delle volte succede di notte. Quando questi momenti arrivano mi colpiscono sempre. Sono troppo intensi. Una volta, puoi anche non crederci, ho detto a Garse che l’amavo. Lui mi rise dietro. Lui non mi amava, disse forte, solo che io ero cro-betheyn con lui e mi trattava secondo gli obblighi che gli erano imposti dal vincolo che esisteva tra di noi. Questa è stata l’ultima volta in cui sono stata sul punto di piangere. Ho fatto tutti gli sforzi per resistere ed ho vinto. Non ho pianto. Gli ho gridato qualcosa e poi sono corsa nel corridoio. Abitavamo sotto terra, sai. Tutti abitano sotto terra su Alto Kavalaan. Non indossavo niente oltre al mio braccialetto e correvo impazzita, poi un tale ha cercato di fermarmi… un ubriaco, un idiota, un cieco che non poteva vedere la giada-e-argento, non so. Ero talmente furiosa che gli ho estratto la pistola che aveva al fianco e gli ho spaccato la faccia. Era la prima volta che colpivo un altro essere umano per la rabbia. Poi sono arrivati Jaan e Garse. Jaan pareva calmo, invece era molto sconvolto. Garse era quasi contento e pronto a combattere. Come se l’uomo che io avevo assalito non fosse stato già abbastanza insultato, Garse ve

«Ma come hai fatto a trovarti immischiata in una situazione simile, Gwen?», domandò Dirk. Cercava di mantenere salda la voce. Era arrabbiato con lei, si sentiva ferito per lei, eppure stranamente — o forse non tanto stranamente — eccitato. Era tutto vero, tutto quello che gli aveva detto Ruark. Il Kimdissi era un buon amico di Gwen ed era suo confidente; non c’era da meravigliarsi che lei lo avesse fatto chiamare. La sua vita era misera, era una schiava e lui avrebbe potuto mettere a posto tutto, lui. «Tu avresti dovuto immaginare cosa ti aspettava».

Lei si strinse nelle spalle. «Mentivo a me stessa», disse, «ed ho lasciato che Jaan mentisse a me, anche se penso che lui creda onestamente a tutte le amorose falsità che mi ha detto. Se avessi la possibilità di tornare indietro… Ma non posso. Io ero pronta per lui, Dirk, ed avevo bisogno di lui e lo amavo. E lui non poteva darmi il ferro-e-pietraluce. Quella era una cosa che aveva già dato, così mi ha concesso la giada-e-argento ed io la ho accettata, solo per stargli vicino, con una vaghissima conoscenza di cosa questo volesse dire. Non era molto che avevo perso te. Non volevo che finisse così anche con Jaan. Così mi sono messa quel grazioso braccialetto e dissi molto forte: «io sono più che una betheyn, come se così fosse diverso. Dà il nome ad una cosa, ed in qualche modo esisterà. Per Garse, io sono la betheyn di Jaan e la sua cro-betheyn e questo è tutto. I nomi definiscono i vincoli ed i doveri. Cos’altro ci potrebbe essere? Per qualsiasi altro Kavalar è la stessa cosa. Quando io cerco di crescere, di superare l’ostacolo dei nomi, ecco lì Garse che mi urla: betheyn! Jaan è diverso, solo Jaan. E certe volte senza volerlo, mi scopro a chiedermi quali siano i suoi veri sentimenti».

Portò le mani sulla tovaglia e si trasformarono in due piccoli pugni, l’uno di fianco all’altro. «È sempre la solita storia, Dirk. Tu volevi trasformarmi in Je

«Noi possiamo cambiare tutto», disse Dirk in fretta. «Ritorna con me». La sua voce era inane, piena di speranza, disperata, trionfante, preoccupata; era tutte queste cose al tempo stesso.

In un primo momento lei non rispose. Riaprì i pugni, molto lentamente, dito dopo dito e si fissò le mani sole

«Sì! No, cioè. Mi mandi in confusione». Si alzò anche lui.

Lei sorrise. «Eh, ma una volta amavo anche Jaan e la cosa è più recente ancora. E verso di lui adesso ho ben altri legami, tutti gli obblighi della giada-e-argento. Con te, ecco, solo ricordi, Dirk». Dato che lui non rispondeva — lui stava in piedi ed aspettava — Gwen si diresse verso la porta. Lui la seguì.

Il robocameriere li intercettò e bloccò l’uscita, con il volto che era un ovoide metallico senza espressione. «Il conto», disse il coso. «Mi serve il numero del vostro conto festival».

Gwen aggrottò le sopracciglia. «Schedatura di Larteyn, Ferrogiada 797-742-677», mitragliò lei. «Registra tutti e due i pranzi alio stesso codice».

«Registrati», disse il robot spostandosi per lasciarli passare. Usciti loro il ristorante diventò buio.

La Voce aveva lasciato la macchina pronta per loro. Gwen le disse di riportarli allo spiazzo d’atterraggio e la macchina si avviò per i corridoi improvvisamente pieni di colori allegri e di musica vivace. «Quel da

«Non sta facendo un bel lavoro», disse Dirk, ma sorrise dicendolo. Poi: «Grazie per la cena. Ho convertito gli standard in cedole del festival prima di arrivare, ma non ho portato granché, temo».

«Ferrogiada non è povera», disse Gwen. «E in ogni caso non c’è molto da pagare qui su Worlorn»,

«Mmm. Sì. Credevo che non si pagasse niente, fino ad adesso».

«Programmazione del festival», disse Gwen. «Questa è l’unica città che funzioni ancora come prima. Le altre sono tutte chiuse. Una volta all’a

«Mi stupisco che non sia già così».

«Voce!», disse lei. «Quante persone abitano oggi a Sfida?».

Le pareti risposero. «Al momento ho trecentonove residenti legali e quarantadue ospiti, compresi voi. Se volete potete diventare residenti. La tariffa è assai ragionevole».

«Trecentonove?», disse Dirk. «Dove?».

«Sfida è stata costruita per contenere venti milioni di persone», disse Gwen. «È ben difficile incontrare qualcuno, eppure sono qui. E così anche nelle altre città, anche se non ce ne sono tanti come a Sfida. La vita è facile quaggiù. Anche morire sarebbe facile, se gli altolegati di Braith pensassero di andare a caccia nelle città invece che nelle foreste. Questa è stata sempre la più grande paura di Jaan».

«Ma chi sono?», chiese Dirk incuriosito. «Come vivono? Non capisco bene. Sfida deve sprecare una fortuna ogni giorno?».

«Si. Un patrimonio in energia sprecato, buttato via. Ma questo era sottinteso per Sfida, Larteyn e per tutto il festival. Spreco, uno spreco insolente, per provare che il Margine era ricco e forte, spreco su grande scala, come non si era mai visto nello spazio dominato dall’uomo: un intero pianeta modellato e poi abbandonato. Vedi? Se si deve dire la verità, qui a Sfida esiste solo una vita fatta di vuoti movimenti. L’energia è ricavata da reattori a fusione e viene sprecata in fuochi d’artificio che nessuno vede. Vengono prodotte to

«Ma la Voce non riscrive il programma?».

«Ecco il punto cruciale! La Voce è un idiota. In realtà non è in grado di pensare, né può riprogrammarsi. Ah, sì, gli Emereli volevano impressionare la gente e la Voce è certo una gran cosa. Ma in verità è piuttosto primitiva se la paragoniamo ai calcolatori dell’Accademia di Avalon o alle Intelligenze Artificiali di Vecchia Terra. Questa non sa pensare, o cambiare granché. Fa quello che le è stato detto e gli Emereli le avevano detto di andare avanti, di combattere contro il freddo il più a lungo possibile. Ed è quello che fa».

Gwen fissò Dirk. «Come te», disse, «va sempre avanti addirittura oltre la propria resistenza, quando tutto ha perduto un senso. E va e va, per ottenere niente, quando tutto è già morto».

«Ah?», disse Dirk. «Ma fino a che tutto non è morto, si deve darci dentro. Ecco il punto, Gwen. Non c’è nessun altro modo, ti pare? Direi che ammiro la città, anche se è un idiota troppo cresciuto, come dici tu».

Lei scosse il capo. «Tu vorresti».

«E c’è di più», disse lui. «Tu seppellisci tutto troppo in fretta, Gwen. Può darsi che Worlorn stia morendo, ma non è ancora morto. E noi, be’, nemmeno noi siamo ancora morti. Penso che tu ci creda a ciò che hai detto prima al ristorante, su Jaan e su di me. Decidi cosa deve succedere, a me, a lui. Decidi quanto ti pesa quel braccialetto addosso», lo indicò col dito, «e quale è il nome che ti piace di più, o meglio, chi è il più adatto a fornirti un nome che tu senta tuo. Capisci? Poi raccontami cosa è morto e cosa è vivo!».