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Telefonai al dottor Albrecht, con il quale non mi ero più fatto vivo dopo l’uscita dal Ricovero. Ci scambiammo i saluti e i convenevoli di rito, poi esposi il motivo per cui l’avevo chiamato.
— Dottore — chiesi — è possibile che il Lungo So
Lui esitò un poco prima di rispondere. — È concezionalmente possibile — disse poi — anche se finora non se n’è verificato un solo caso, a quanto ne so. A meno che, naturalmente, non ci fosse un’altra causa.
— E quali sono le cause che possono provocare un’amnesia?
— Sono parecchie. La più comune è il desiderio inconscio che il paziente prova di dimenticare qualcosa, e in questo caso dimentica uno o più fatti che altrimenti gli riuscirebbero insopportabili, o li modifica. Questa, grosso modo, è l’amnesia funzionale. Poi c’è la classica botta in testa: amnesia da trauma. E poi ci possono essere casi di amnesia da suggestione, per effetto di droghe o di ipnosi. Ma perché questa domanda? Non riuscite a trovare il portafoglio?
— No, no… anzi, finora mi sono trovato benissimo, solo che adesso mi sono venuto per caso a trovare di fronte ad alcuni fatti avvenuti poco prima del Lungo So
— Uhm… siete sicuro che non c’entri nessuna delle cause che vi ho menzionato?
— Potrebbero entrarci tutte — risposi lentamente — meno, forse, la botta in testa… ma anche di questa non sono sicuro. Potrebbero avermi picchiato mentre ero ubriaco.
— M’ero dimenticato di menzionare la più comune delle amnesie temporanee — disse allora lui, seccamente — e cioè quella da alcol. Sentite, figliolo, perché non venite da me a fare due chiacchiere? Così potrete spiegarmi nei particolari tutto quello che vi tormenta. Non sono uno psicanalista e forse non riuscirò a scoprire la causa delle vostre angustie, ma posso indirizzarvi a qualche collega, se sarà il caso. Siccome però le tariffe degli ipno-analisti sono molto elevate, penso che fareste bene a parlare prima con me.
— Dottore, siete stato anche troppo gentile — gli risposi — e non voglio approfittare oltre.
Lui insistette, e io finii col promettergli che la settimana seguente gli avrei telefonato per fissare un appuntamento.
Ormai s’era fatto tardi e quasi tutti se n’erano andati. Io rimasi a lungo a pensare, in silenzio, finché le mie meditazioni ve
— Salute! Credevo che te ne fossi già andato da un pezzo. Svegliati, e vai a finire il so
— Chuck — gli dissi — m’è venuta una magnifica idea. Comperiamo un barattolo di birra e due panini.
Lui ci pensò sopra. — Vediamo… è venerdì… sì, posso concedermi un po’ di svago.
— Allora aspettami, metto questi fogli nella cartella e sono da te.
Bevemmo un paio di birre, mangiammo qualche panino, poi andammo a bere un’altra birra in un locale dove facevano della buona musica, e poi ancora in un altro, che era tranquillo e dove non c’era musica che desse fastidio, e lì, finalmente, raccontai a Chuck dei brevetti che portavano il mio nome. Lui dapprima prese la cosa in scherzo, ma vedendo che io ero maledettamente serio e deciso ad andare a fondo, mi chiese: — E allora, cos’hai intenzione di fare?
— Andrò da uno psicanalista perché mi scavi in fondo all’anima per vedere quello che c’è sepolto.
— Immaginavo che avresti risposto così — commentò lui con un sospiro. — Ma senti un po’, Dan, supponi che l’esame non scopra niente, cosa farai allora?
— È impossibile!
— Dissero così anche a Colombo. Finora non hai preso in considerazione la spiegazione più semplice.
— Quale sarebbe?
Senza rispondermi, fece segno al cameriere di portargli l’elenco dei telefoni. — Che intenzioni hai? — chiesi, mentre lui sfogliava il grosso volume. — Vuoi chiamare un’ambulanza?
— Non ancora. Guarda un po’ qui.
Guardai: l’elenco era aperto sulle pagine dei «Davis», e Chuck mi sottolineò almeno una dozzina di D. B. Davis. — Questo è l’elenco dei tuoi omonimi in una città di circa sette milioni di abitanti — disse. — Prova a estendere le ricerche a tutta la nazione, e mi saprai dire!
— Questo non prova niente — dissi io, un po’ scosso.
— No — ammise lui — dico anch’io che sarebbe una coincidenza davvero più unica che rara se due ingegneri col pallino delle invenzioni con lo stesso nome, e probabilmente della stessa età, avessero lavorato nello stesso periodo intorno a due idee identiche. Ma la legge minima potrebbe provarti, cifre alla mano, che le probabilità esistono. La gente si dimentica sempre che le cose più strane e impensate succedono davvero.
— Allora, secondo te, che cosa dovrei fare?
— In primo luogo non sprecare tempo e denaro con i medici, finché tu non abbia scoperto il nome di battesimo di questo D. B. Davis che ha firmato la richiesta dei brevetti. Poi cerca anche il secondo nome, perché se Daniel è un nome comune, il secondo sarà difficilmente Boone. E la terza cosa, ma sarebbe la prima in ordine di tempo, è dimenticare tutto questo pasticcio per un po’, e ordinare un’altra birra.
Così fu fatto, almeno per la birra, e parlammo di altre cose, finché, dopo un poco, io dissi: — Se i viaggi nel tempo fossero davvero possibili, saprei bene che cosa fare.
— Di cosa stai parlando?
— Del mio problema. Senti, Chuck. tutte le cose che mi preoccupano e che non riesco a spiegare sono successe trent’a
— Ma è possibile! — disse Chuck fissandomi.
— Cosa?
Lui parve riprendersi. — Niente. Non avrei dovuto dirlo — rispose.
— È probabile — dissi — ma ormai l’hai detto, e adesso sarà meglio che mi spieghi tutto se non vuoi che ti vuoti questo boccale in testa.
— No, Dan, dimenticatene.
— Parla!
— Non posso, credimi. — Si guardò intorno per accertarsi che nessuno potesse sentire, e quando ne fu sicuro, aggiunse: — I viaggi nel tempo sono segreti di Stato.
— Buon Dio, perché?
— Ehi, non hai mai lavorato per il governo, tu? Metterebbero il cartellino «segreto» su tutto, se potessero. È il loro modo di ragionare, e io non posso farci niente. Quindi, come non detto.
— Piàntala, Chuck! È una cosa terribilmente importante per me… — E poiché lui non acce
— Cos’è un permesso «Q»?
Glielo spiegai, e lui a
— È allora perché non parli?
— Cosa? Ma sì, lo sai perché. Anche se sei una persona fidata, non hai però la qualifica di Necessitato a Conoscere.
— Al diavolo! Se non ho necessità io di conoscere una cosa simile…
Lui rimase a lungo silenzioso, poi alzò gli occhi e disse: — Va bene. Parlerò, Dan, perché credo di potermi fidare di te, e perché tu ti metta il cuore in pace. Non credo che si tratti di una cosa che ti possa essere utile. I viaggi nel tempo sono possibili, ma non sono una cosa pratica. Non ne potrai fare niente.
— Perché?
— Lasciami spiegare, no? Non ha
— Ma la Null-Grav è a disposizione del pubblico, adesso — protestai.
— D’accordo, e sarebbe così anche dei viaggi nel tempo, se si dimostrassero di utilità commerciale.
Chuck continuò spiegandomi che, quando era laureando, all’università Boulder, nel Colorado, s’era impiegato come assistente di laboratorio, per guadagnare qualcosa, ed era stato assegnato al professor Hubert Twitchell, l’uomo che, battuto per un soffio dall’Università di Edimburgo per la pubblicazione sulle teorie della Null-Grav, aveva perso il Premio Nobel e se n’era fatto un cruccio tale da guastarsi il carattere.
— Twitchell riteneva che se fosse riuscito a ottenere la polarizzazione intorno a un altro asse avrebbe potuto invertire il campo gravitazionale, invece di a
— Evidentemente — dissi — pensava che la scoperta del professore potesse servire anche in guerra. Per esempio, tornando indietro nel tempo, si poteva disporre un’armata in un determinato punto, in una determinata battaglia, e così la storia sarebbe cambiata… Ma no, adesso capisco, bisogna avere le cose due alla volta: due dollari, due cavie, due armate, una da mandare indietro e l’altra da mandare avanti, per pareggiare il conto, altrimenti una sola andrebbe perduta. Quindi, in primo luogo è meglio avere l’armata al posto giusto nel momento giusto.
— Hai ragione, ma i tuoi argomenti sono sbagliati. Non è necessario servirsi di due cose, basta pareggiare le masse. Puoi prendere un’armata da una parte e dall’altra un macigno che pesi altrettanto. È un caso di azione-reazione, corollario della Terza Legge di Newton. — Scarabocchiò qualche formula nelle sbavature di birra sul tavolino. — MV uguale a mv, è la formula fondamentale dei razzi. La formula analoga per i viaggi nel tempo è MT uguale a mt.
— Ancora non capisco. I sassi costano poco.
— Adopera il cervello, Dan. Con un razzo si può puntare sull’obiettivo, ma in che direzione si trovava la settimana scorsa? Prova a cercarla. Non hai la minima idea di quale massa vada indietro e quale vada invece in avanti. Non c’è modo di orientare l’apparecchio.
Tacqui. Certo, pensavo, sarebbe imbarazzante per un generale aspettare una divisione di soldati freschi e vedersi arrivare un monte di ghiaia. Ma Chuck continuava a parlare.