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– Credo che dovremmo realizzare il suo desiderio – suggerì una guardia, intercettando lo sguardo del suo superiore.

– Sì… – conve

Un momento più tardi, pregando ad ogni passo che non finissero per spezzargli le braccia, Miles si trovò ad essere sospinto a forza lungo il corridoio e verso gli ascensori dalla stessa guardia di prima, seguito dal sergente e dal capo della sicurezza.

Un ascensore li portò all'ultimo livello dell'edificio, un polveroso seminterrato pieno di apparecchiature scartate e di scorte di ogni genere, da dove il gruppetto raggiunse una botola chiusa inserita nel pavimento, spalancandola e rivelando una scala di metallo che si perdeva nell'oscurità sottostante.

– L'ultima cosa che abbiamo buttato lì dentro è stata un topo – spiegò il sergente in tono cordiale, – e Nove gli ha staccato la testa con un morso. Nove è sempre affamata, perché ha un metabolismo che la fa somigliare ad una fornace.

La guardia costrinse quindi Miles a passare sulla scala e a scendere di circa un metro con il semplice espediente di percuotergli le mani con un manganello finché non si fu spostato abbastanza da mettersi fuori tiro, adocchiando al tempo stesso con diffidenza il tratto di pavimento di pietra appena rischiarato che si scorgeva sotto di lui. Il resto del sotto-seminterrato era un insieme di pilastri e di ombre avvolto in un'oscurità gelida.

– Nove! – chiamò il sergente, la cui voce echeggiò a lungo nel buio. – Nove! La cena! Vieni a prenderla!

Il capo della sicurezza scoppiò a ridere con fare beffardo, poi si serrò il ventre con le mani e gemette sommessamente.

Ricordando che Ryoval aveva detto che si sarebbe occupato personalmente di lui il mattino successivo, Miles si disse che di certo le guardie si erano rese conto che il loro capo aveva inteso alludere ad un prigioniero vivo. Oppure no?

– Queste sono le segrete? – domandò, sputando un po' di sangue e scrutando intorno a sé.

– No, è soltanto una cantina – gli rispose allegramente il sergente delle guardie. – Le segrete sono per i clienti che pagano.

Sempre ridacchiando per la propria battuta, chiuse la botola con un calcio e lo scatto del meccanismo di chiusura fu seguito da un silenzio assoluto.

Il gelo delle sbarre di metallo della scala penetrava perfino attraverso i calzini di Miles, che passò un braccio intorno ad uno scalino e infilò l'altra mano sotto l'ascella per cercare di riscaldarla almeno un poco; i suoi calzoni erano stati svuotati di tutto ciò che contenevano, ad esclusione di un fazzoletto, di una barra nutritiva e delle sue gambe.

Rimase appeso sulla scala per parecchio tempo, perché salire verso l'alto era inutile e scendere appariva decisamente poco invitante; dopo un po' il violento dolore alle terminazioni nervose cominciò ad attenuarsi ma lui continuò a tenersi aggrappato alla scala nonostante il freddo sempre più intenso.

Riflettendo, si disse che le cose sarebbero potute andare anche peggio, e che il sergente e le guardie avrebbero potuto decidere di giocare a Lawrence d'Arabia e i Sei Turchi. Il Commodoro Tung, capo di stato maggiore della flotta dendarii e fanatico di storia militare, aveva preso ultimamente l'abitudine di subissarlo di aneddoti classici… come aveva fatto il Colo

A mano a mano che la sua vista si abituò ad essa, Miles scoprì che l'oscurità era relativa, perché pa

Gli pareva già di leggere le notizie che avrebbero inviato a casa, a Barrayar… Il corpo di un ufficiale imperiale ritrovato nel Palazzo dei Sogni dello Zar della Carne. Causa della morte: sfinimento? Da

Con quel tetro conforto in mente cominciò a spostarsi zoppicando da un pilastro all'altro, soffermandosi di tanto in tanto per ascoltare e per guardarsi intorno; forse da qualche parte c'era un'altra scala, forse c'era una botola che qualcuno si era dimenticato di bloccare, forse c'era ancora speranza.

E forse c'era qualcosa che si muoveva nell'ombra appena oltre quel pilastro…

Miles sentì il respiro che gli si bloccava e poi riprendeva normalmente quando la traccia di movimento si rivelò per un grosso topo albino delle dimensioni di un armadillo, che nel vederlo si ritrasse e si allontanò rapidamente con gli artigli che ticchettavano sulla roccia. Si trattava soltanto di un ratto da laboratorio… da

Poi un'enorme ombra fluttuante emerse dal nulla a velocità incredibile e afferrò il ratto per la coda, mandandolo a sbattere contro un pilastro e fracassandogli la testa con un orribile scricchiolio. Ci fu quindi il bagliore di un'unghia simile ad un artiglio e il bianco corpo peloso fu squarciato dallo sterno alla coda: dita frenetiche strapparono la pelle dal corpo del ratto fra spruzzi di sangue, poi Miles vide za

Si trattava di za

Arrampicarsi di nuovo sulla scala non sarebbe servito a nulla perché la creatura avrebbe potuto afferrarlo e fargli fare la fine di quel ratto. E se si fosse alzato levitando lungo un pilastro? Oh, perché non aveva le dita delle mani e dei piedi a ventosa, qualcosa a cui il comitato bioingegneristico chissà come non aveva ancora pensato? E se invece si fosse immobilizzato, fingendosi invisibile? Alla fine Miles scelse quell'ultima soluzione per il semplice motivo che era paralizzato dal terrore.

I grossi piedi, che poggiavano nudi sulla fredda roccia, sfoggiavano anch'essi unghie simili ad artigli, ma a parte i piedi la creatura era vestita di indumenti fatti con la stoffa sterile di colore verde che si usava in laboratorio… una casacca simile ad un chimono trattenuta da una cintura e un paio di larghi calzoni. E poi c'era anche un'altra cosa.

Non lo avevano avvertito che si trattava di una femmina.

La creatura aveva quasi finito di divorare il topo quando sollevò lo sguardo e si accorse della sua presenza: con le mani e la faccia sporche di sangue si fece subito immobile quanto lui.

Con un movimento reso contratto dalla tensione Miles tirò fuori di tasca la barra nutrizionale un po' schiacciata che aveva nei calzoni e l'offrì con la mano protesa.

– Vuoi il dolce? – chiese, con un sorriso isterico.

La creatura abbandonò la carcassa del topo e gli tolse di mano la barra, strappandone la copertura e divorandola in quattro morsi; quando ebbe finito ve

– Acqua! – gracchiò la creatura.

Non mi avevano detto neppure che era capace di parlare, pensò Miles.

– Uh… acqua – ripeté, con voce stridula. – Certamente. Ci dovrebbe essere dell'acqua da queste parti… guarda tutti quei tubi che corrono lungo il soffitto. Se mi metti giù… brava ragazza… cercherò di trovare una conduttura dell'acqua o qualcosa del genere.

Lentamente la creatura lo abbassò fino a fargli toccare di nuovo terra con i piedi e lo lasciò andare. Miles indietreggiò piano, tenendo le mani aperte e abbandonate lungo i fianchi e schiarendosi la gola per cercare di trovare un tono di voce sommesso e suadente.

– Proviamo laggiù, dove il soffitto si abbassa, o meglio dove il fondo roccioso si alza… là vicino a quel pa

Le mani insanguinate, grandi almeno il doppio delle sue, lo afferrarono improvvisamente per i fianchi e lo sollevarono verso l'alto. Aggrappatosi al tubo bianco, Miles si spostò in direzione di una giuntura avvitata, sentendo sotto i piedi le spalle robuste della creatura che si spostavano con lui… i muscoli di quelle spalle stavano tremando, non era possibile che il tremito fosse soltanto una sua impressione; la giuntura risultò difficile da allentare al punto che gli sarebbero serviti degli attrezzi, ma non disponendone fece appello a tutte le sue forze, con il rischio di spezzare le fragili ossa delle dita. All'improvviso la giuntura cedette con uno stridio, la guarnizione di plastica scivolò un poco e qualche goccia cominciò a filtrargli fra le dita… un'ultima torsione fu sufficiente a separare del tutto le due metà e l'acqua scaturì in un vivido zampillo arcuato che andò a cadere sulla roccia sottostante.

Quella vista rese la creatura così frenetica che per poco non fece cadere Miles nel deporlo a terra, tanta era la sua premura di mettere la bocca spalancata sotto quel getto, lasciando che l'acqua vi cadesse dentro e le si riversasse sul volto, tossendo e trangugiando quel liquido prezioso con maggiore avidità di quanta ne avesse dimostrata nel divorare il topo. Bevve per un tempo apparentemente interminabile, poi lasciò che l'acqua le scorresse sulle mani, sulla faccia e sulla testa in modo da lavare via il sangue e bevve ancora. Miles cominciava ormai a pensare che non avrebbe più smesso quando infine essa si ritrasse dallo zampillo e spinse lontano dagli occhi i capelli umidi, abbassando lo sguardo su di lui e fissandolo per quello che gli parve un intero minuto.

– Freddo – ruggì poi. Miles sussultò.

– Ah… freddo… hai ragione, ne ho anch'io, ed ho anche i calzini bagnati. Caldo, vuoi del caldo. Dunque, vediamo, potremmo tentare di nuovo da questa parte, dove il soffitto si abbassa… no, non serve, perché il calore si raccoglierebbe tutto in alto…

La creatura lo stava seguendo con la stessa intensità di un gatto che stesse pedinando un… ecco… un topo, mentre lui sì aggirava fra i pilastri fino ad arrivare ad un punto dove il soffitto era tanto basso che si poteva passare soltanto strisciando, in quanto lo spazio disponibile era poco più di un metro. Sì, quella era la conduttura più bassa che avrebbe potuto trovare.