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– Se riusciremo ad aprire questo – spiegò, indicando un tubo di plastica il cui diametro era quasi uguale alla circonferenza della sua vita, – otterremo un getto di aria calda, che viene pompata all'interno sotto pressione… ma questa volta non ci sono comode giunture a disposizione – concluse, fissando l'oggetto in questione e cercando di riflettere. Quella plastica composita era estremamente forte.

La creatura gli si accoccolò accanto e provò a tirare, poi si distese sulla schiena e scalciò contro il tubo, girandosi infine verso di lui con aria avvilita.

– Tentiamo così – suggerì allora Miles. Con un certo nervosismo, prese la mano della creatura e la guidò fino al tubo, utilizzando i robusti artigli per tracciare lunghi solchi intorno alla sua circonferenza.

La creatura grattò e grattò, infine si girò verso di lui e lo fissò come per dirgli che la cosa non stava funzionando.

– Adesso prova di nuovo a scalciare e a tirare – consigliò Miles.

La creatura doveva pesare qualcosa come centocinquanta o duecento chili e concentrò tutto quel notevole peso nel suo sforzo successivo: dapprima scalciò, poi passò le braccia intorno al tubo e puntellò i piedi contro il soffitto, inarcandosi e premendo con tutte le sue forze. Finalmente il tubo si spezzò là dove erano stati tracciati i graffi e lei cadde a terra insieme ad esso mentre l'aria calda cominciava a fuoriuscire con un sibilo. La creatura protese entrambe le mani verso il calore, espose ad esso la faccia e giunse quasi ad avvolgersi intorno al tubo, limitandosi poi ad inginocchiarsi in modo da lasciare che l'aria calda le soffiasse sul corpo. Accanto a lei Miles si accoccolò al suolo e si tolse i calzini bagnati, gettandoli sul tubo caldo perché si asciugassero e pensando che quello sarebbe stato il momento buono per fuggire, se soltanto ci fosse stato un luogo dove fuggire e se non fosse stato riluttante a perdere di vista la sua preda… preda? Stava considerando l'incalcolabile valore del polpaccio sinistro di quella creatura quando essa nascose improvvisamente il volto contro le ginocchia.

Non mi avevano avvertito che poteva piangere, pensò, tirando fuori il fazzoletto regolamentare, un arcaico pezzo di stoffa… non aveva mai capito il perché di quello stupido fazzoletto, a meno che non fosse da cercare nel fatto che dove andavano i soldati presto c'era chi piangeva… e glielo porse.

– Prendi, asciugati gli occhi con questo.

Lei lo accettò, si soffiò il grosso naso piatto e acce

– Tienilo – la fermò Miles. – Uh… mi chiedo con quale nome siano soliti chiamarti.

– Nove – ringhiò lei. Non era un suono ostile, era soltanto il modo in cui la sua voce tesa scaturiva dalla grande gola. – E com'è che chiamano te?

Buon Dio, una frase completa! Miles era sconcertato.

– Sono l'Ammiraglio Miles Naismith – rispose, sedendosi a gambe incrociate.

– Un soldato? – domandò lei, affascinata. – Un vero ufficiale? Tu? – concluse poi, con una sfumatura di dubbio nella voce, quasi lo stesse vedendo nei dettagli per la prima volta.

– Assolutamente autentico – confermò Miles, schiarendosi la voce, – anche se sto attraversando un momento piuttosto sfortunato.

– Anch'io – commentò la creatura, in tono brusco, tirando su con il naso. – Non so per quanto tempo sono rimasta in questa cantina, ma quella è stata la prima acqua che ho bevuto da quando vi sono giunta.

– Credo che siano passati tre giorni – replicò Miles. – E non ti ha

– No – confermò lei, accigliandosi… un effetto intensificato dalle za

A ferirti non è ciò che non sai, ma ciò che sai essere diverso da come appare, sosteneva il vecchio detto. Miles guardò il cubo della mappa olografica e poi fissò Nove, immaginando di prendere fra pollice e indice quella missione dal piano strategico elaborato con tanta cura e di gettarla in un'unità per la distruzione dei rifiuti. Il pensiero delle condutture presenti nel soffitto continuava a tormentarlo, ma Nove non sarebbe mai potuta passare da una conduttura…

Mentre lui formulava quel pensiero Nove si allontanò dagli occhi i capelli arruffati e lo fissò con una ri

– Cosa stai esattamente facendo qui? – chiese. – Questo è un altro test?

– No, questa è la vita reale – rispose Miles, contraendo le labbra in un acce

– Suppongo di averlo fatto anch'io – commentò lei, abbassando il capo.

Tormentandosi un labbro, Miles la scrutò attraverso le palpebre socchiuse.

– Mi domando che razza di vita tu abbia condotto finora – osservò infine.

– Come tutti i cloni, fino all'età di nove a

– Non ti possono aver semplificata troppo se avevano intenzione di fare di te un soldato – rifletté Miles. – Qual è il tuo quoziente intellettivo?

– Centotrentacinque.

– Capisco… – mormorò Miles, lottando per liberarsi dalla paralisi della sorpresa. – Hai mai ricevuto… qualsiasi forma di addestramento?

– Sono stata sottoposta ad una quantità di test – replicò lei, scrollando le spalle. – Sono andati tutti bene, tra

– Come possono sapere che hai fallito se non hai mai ricevuto un addestramento adeguato? – ribatté Miles, in tono sprezzante. – Essere soldati significa adottare il più complesso comportamento acquisito di collaborazione interattiva che sia mai stato inventato… io sto studiando strategia e tattica da a

– Se è così – replicò, girando le grandi mani munite di artigli e fissandole, – perché mi ha

Miles esitò a rispondere, sentendosi la gola improvvisamente arida… dunque anche gli ammiragli potevano mentire, a volte perfino a loro stessi.

– Prima d'ora avevi mai pensato a spezzare quella conduttura per l'acqua? – chiese, dopo una pausa colma di disagio.

– Se si rompono le cose si viene puniti, o almeno questo è ciò che succedeva a me. Forse tu non sarai punito, perché sei umano.

– E non hai mai pensato di fuggire, di evadere? È dovere di un soldato, quando viene catturato dal nemico, di sopravvivere, di fuggire e di sabotare, in quest'ordine.

– Il nemico? – ripeté Nove, sollevando lo sguardo verso il peso della Casa Ryoval che incombeva su di loro. – E chi sono i miei amici?

– Ah, sì. Questo è… il punto. – A chi si sarebbe mai potuto rivolgere quel cocktail genetico munito di za

Già, perché?

Nove lo fissò in silenzio con aria perplessa e accigliata.

– Sono venuto per te, perché ho sentito parlare di te – proseguì Miles. – Sto cercando reclute, o almeno lo stavo facendo, ma qualcosa è andato storto e adesso sto fuggendo. Se venissi con me ti potresti però unire ai Mercenari Dendarii, una squadra di prim'ordine che è sempre alla ricerca di uomini… o quel che sono… in gamba. Ho questo sergente maggiore che… che ha bisogno di una recluta come te.

Questo era verissimo. Il Sergente Dyeb era famoso per il suo atteggiamento orribile nei confronti delle do

– Molto divertente – commentò con freddezza, al punto che per un assurdo momento Miles si chiese se non fosse stata dotata anche del complesso genetico della telepatia… ma no, lei era stata creata antecedentemente alla sua scoperta. – Io però non sono neppure umana… o forse non lo hai notato?

– È umano chi agisce da umano – replicò Miles, scrollando le spalle con un gesto accuratamente controllato, poi si costrinse a protendere una mano fino a sfiorare la guancia umida di lei. – E gli animali non piangono, Nove.

– Gli animali non mentono – ribatté lei, ritraendosi come da una scossa elettrica. – Gli umani invece sì, di continuo.

– Non di continuo – la corresse Miles, sperando che la luce fosse troppo tenue per permettere a Nove di scorgere il suo rossore nonostante l'intensità con cui lo stava scrutando.

– Dimostramelo – lo sfidò lei, con gli occhi d'oro chiaro pervasi all'improvviso di una rovente luce di curiosità.

– Uh… certo. Come?

– Togliti i vestiti.

– … cosa?

– Togliti i vestiti e giaci con me come fa

Poi le labbra di lei si ritrassero nell'emettere un vago gemito di disperazione.

– Sono brutta – affermò in tono lamentoso, passando gli artigli sulla propria guancia fino a lasciarvi altrettanti solchi arrossati. – Troppo brutta… un animale… tu non pensi che io sia umana.

Nel complesso la creatura sembrava caricarsi per arrivare a chissà quale decisione distruttiva.

– No, no, no! – farfugliò Miles, sollevandosi in ginocchio e trattenendole le mani in modo da allontanargliele dal volto. – Non si tratta di questo, è solo che… a proposito, quanti a

– Sedici.

Sedici a

– Non sei un po' troppo giovane per questo genere di avventure? – tentò, speranzoso.

– Quanti a