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La stavano bruciando sul rogo. Poteva avvertire le fiamme, e questo voleva dire che l'avevano già legata al palo, anche se non riusciva a rammentarlo. Ricordava però quando avevano acceso il fuoco: era caduta dal cavallo bianco e il tagliagole l'aveva raccolta e trasportata fino ad esso.

— Dobbiamo tornare al sito — gli aveva detto lei.

L'uomo si era proteso in avanti e questo le aveva permesso di distinguere il suo volto crudele alla luce tremolante del fuoco.

— Il Signor Dunworthy aprirà la rete non appena si renderà conto che c'è qualcosa che non va — aveva insistito lei… ma non avrebbe dovuto dirlo, perché l'uomo l'aveva creduta una strega e l'aveva portata qui perché la bruciassero.

— Non sono una strega — disse, e immediatamente una mano fresca apparve dal nulla e si ve

— Shh — mormorò una voce.

— Io non sono una strega — insistette lei, cercando di parlare lentamente in modo da farsi capire.

Il tagliagole non aveva compreso le sue parole e non le aveva prestato attenzione quando aveva cercato di dirgli che non dovevano lasciare il sito della transizione. Invece l'aveva caricata sul suo cavallo bianco e l'aveva portata via dalla radura, attraversando la macchia di betulle e addentrandosi nell'area più fitta della foresta.

Lei aveva tentato di memorizzare la direzione in cui stavano andando in modo da poter poi ritrovare la strada, ma la lanterna ondeggiante dell'uomo aveva rischiarato soltanto pochi centimetri di terreno ai loro piedi e la sua luce le aveva fatto dolere gli occhi. Aveva provato a chiuderli, ma quello era stato un errore perché il passo irregolare del cavallo le aveva procurato subito le vertigini e lei era caduta a terra.

— Non sono una strega — ripeté. — Sono una studiosa di storia.

— Hawey fond enyowuh thissla dey? — chiese la voce di do

— Enwodes fillenum gleydund sore destrayste — replicò una voce maschile, che sembrava quella del Signor Dunworthy. — Ayeen mynarmehs hoor alle op hider ybar.

— Sweltes shay dumorte blauen? — replicò la do

— Signor Dunworthy — chiamò Kivrin, protendendo le braccia. — Sono finita fra i tagliagole!

Ma non riuscì a vederlo in mezzo al fumo che la soffocava.

— Shh — ripeté la do

Si chiese quanto tempo ci volesse per morire bruciati. Il fuoco era così caldo che ormai avrebbe dovuto essere ridotta in cenere, ma quando sollevò la mano essa parve intatta, anche se piccole fiammelle rosse lambivano i contorni delle dita. La luce delle fiamme le faceva dolere gli occhi, quindi li richiuse.

Spero di non cadere di nuovo da cavallo, pensò. Si era tenuta aggrappata al collo dell'animale con entrambe le braccia anche se il suo passo irregolare le faceva dolere la testa ancora di più, ma era caduta comunque nonostante i suoi sforzi e nonostante il fatto che il Signor Dunworthy avesse insistito per farle imparare a cavalcare e le avesse fatto prendere lezioni di equitazione in un maneggio nelle vicinanze di Woodstock. Il Signor Dunworthy le aveva detto che sarebbe successo proprio questo, l'aveva avvertita che l'avrebbero bruciata sul rogo.

La do

Dovrò dire al Signor Dunworthy che la gente veniva bruciata sul rogo stando sdraiata, pensò in modo vago e cercò di portarsi le mani alle labbra in posizione di preghiera in modo da attivare il registratore, ma il peso delle fiamme le trascinò di nuovo in basso.

Sono malata, rifletté poi, e comprese che il liquido caldo doveva essere stato una pozione medicinale di qualche tipo che aveva provocato un leggero abbassamento della febbre. Inoltre non era stesa per terra ma a letto in una stanza buia, e la do

Devo essere al villaggio, si disse. L'uomo con i capelli rossi deve avermi portata qui.

Quando era caduta da cavallo il tagliagole l'aveva aiutata a rimontare, ma allorché l'aveva guardato in faccia aveva scoperto che non aveva per nulla l'aspetto di un bandito; invece era un giovane con i capelli rossi e un'espressione gentile, che si era inginocchiato accanto a lei là dove era seduta con le spalle appoggiate alla ruota del carro.

— Chi sei? — le aveva chiesto.

E Kivrin lo aveva compreso perfettamente.

— Canstawd ranken derwyn? — disse la do

Kivrin riuscì a stento a inghiottire perché adesso il fuoco era nella sua gola e poteva avvertire le piccole fiamme arancione, anche se il liquido avrebbe dovuto spegnerle. Si domandò se l'uomo l'avesse portata in una terra straniera, come la Spagna o la Grecia, dove la gente parlava una lingua che non era stata inserita nel traduttore.

Era riuscita a capire alla perfezione le parole dell'uomo dai capelli rossi.

— Chi sei? — le aveva chiesto, e Kivrin aveva pensato che l'altro uomo dovesse essere uno schiavo che lui aveva portato con sé dalle Crociate e che parlava turco o arabo… il che spiegava perché non aveva capito le sue parole.

— Sono una studiosa di storia — aveva detto, ma quando aveva sollevato lo sguardo sul suo volto gentile si era trovata invece davanti quello crudele del tagliagole.

Si era allora guardata selvaggiamente intorno alla ricerca dell'uomo dai capelli rossi, ma lui non c'era più. Il tagliagole aveva raccolto un po' di rami e li aveva disposti su alcune pietre per accendere il fuoco.

— Signor Dunworthy! — aveva urlato Kivrin, e subito l'uomo con i capelli rossi era tornato a inginocchiarsi al suo fianco. — Non avrei dovuto lasciare il sito della transizione — aveva continuato lei, senza distogliere lo sguardo dalla sua faccia per evitare che si trasformasse di nuovo nel bandito. — Deve essere andato storto qualcosa con la verifica dei dati. Mi dovete riportare là.

L'uomo si era slacciato il mantello che aveva sulle spalle e se lo era tolto per poi stenderlo su di lei, e Kivrin era stata certa che avesse compreso.

— Devo andare a casa — aveva insistito, allorché lui si era chinato in avanti: aveva in mano la lanterna e la sua luce gli aveva rischiarato il volto gentile, aveva danzato come lingue di fiamma sui suoi capelli rossi.

— Godufadur — aveva chiamato l'uomo, e Kivrin aveva pensato che quello fosse il nome dello schiavo, Gauddefaudre, che l'uomo avesse intenzione di ordinargli di riportarla dove l'aveva trovata. L'avrebbero riportata al sito della transizione, e dal Signor Dunworthy, che sarebbe rimasto terrorizzato se non l'avesse più trovata lì quando avesse riaperto la rete. È tutto a posto, Signor Dunworthy, lo aveva rassicurato mentalmente. Sto arrivando.

— Dreede nawmaydde — aveva detto l'uomo con i capelli rossi, sollevandola fra le braccia. — Fawrtah Galwi

— Sono malata — spiegò Kivrin alla do

Però questa volta nessuno si protese dal buio per tranquillizzarla. Forse si erano stancati di guardarla bruciare e se ne erano andati… di certo stava impiegando un tempo davvero lungo a morire, anche se adesso il fuoco sembrava essersi fatto più caldo.

L'uomo con i capelli rossi l'aveva caricata davanti a sé sul suo cavallo bianco e si era addentrato nei boschi, e lei aveva pensato che la stesse riportando al sito della transizione. Adesso il cavallo aveva una sella, e campanelle che tinti

Avevano cavalcato a lungo, e lei aveva pensato che ormai fossero prossimi ad arrivare al sito.

— Quanto dista ancora il sito? — aveva chiesto all'uomo con i capelli rossi. — Il Signor Dunworthy sarà così preoccupato.

Lui però non le aveva risposto e intanto erano usciti dal bosco e si erano avviati lungo il pendio di una collina. La luna era alta nel cielo e riversava un pallido chiarore sui rami di una macchia di stretti alberi privi di foglie, e sulla chiesa che sorgeva ai piedi della collina.

— Questo non è il sito della transizione — aveva protestato lei, e aveva cercato di tirare le redini del cavallo per farlo girare nella direzione da cui erano venuti, ma non aveva osato allontanare le braccia dal collo dell'uomo dai capelli rossi perché aveva paura di cadere.

Poi erano giunti ad una porta che si era aperta, e c'erano stati fuoco e luce e un suono di campane, e lei aveva compreso che dopo tutto l'avevano riportata al sito.

— Shay boyen syke nogho

— Dove mi avete portata? — domandò.

La do

Cercò di pensare alla giusta espressione in inglese medievale. Era forse «in quale luogo mi avete portata?» No, la costruzione era sbagliata. Doveva chiedere «che posto è questo?», ma non riusciva a ricordare il vocabolo arcaico che significava posto.

Non riusciva a pensare con chiarezza. La do

Se avesse domandato che posto era quello non l'avrebbero compresa. Si trovava in un villaggio… l'uomo con i capelli rossi l'aveva portata in un villaggio, perché avevano oltrepassato una chiesa e avevano raggiunto una grande casa… quindi la domanda esatta era «qual è il nome di questo villaggio?»

Il vocabolo per indicare un «posto» era demain, ma la costruzione era ancora sbagliata. A quest'epoca usavano la costruzione francese della frase, giusto?

— Quelle demeure avez vous m'apporté? — disse ad alta voce, ma la do