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Il Signor Dunworthy l'aveva avvertita che avrebbe potuto dover fare a meno del traduttore, e le aveva fatto studiare l'inglese medievale, il francese norma

L'uomo con i capelli rossi l'aveva portata in quel villaggio e aveva bussato ad una porta. Era venuto ad aprire un uomo di grossa corporatura che brandiva un'ascia… naturalmente per tagliare la legna per il rogo… poi era arrivata anche una do

— Signor Dunworthy! Dottoressa Ahrens! — aveva cercato di gridare, ma il petto le doleva troppo per riuscire a parlare. — Devi riportarmi al sito della transizione — aveva ripetuto all'uomo con i capelli rossi, ma lui si era trasformato di nuovo nel bandito.

— No — aveva replicato questi, rivolto ai due della casa. — È soltanto ferita.

La porta si era riaperta e lui l'aveva portata dentro perché la bruciassero.

Aveva un caldo terribile.

— Thawmot goonawt plersoun roshundt prayenum comth ithre — disse la do

Kivrin cercò di sollevare la testa per bere, ma la do

— Der maydemot ndes dya — aggiunse la do

La fiamma della candela tremolò accanto alla sua guancia. I suoi capelli si erano incendiati e adesso lingue di fiamma rosse e arancione ardevano lungo le punte, afferrando le ciocche e trasformandole in cenere.

— Shh — disse la do

— Shh — ripeté la do

Non era la do

Quando si svegliò l'aria della stanza era intrisa di fumo, ma il fuoco doveva essersi spento mentre lei dormiva. Una cosa del genere era successa a un martire conda

La do

La do

— Hauccaym anchi towoem denswile? — chiese.

— Io sono Isabel de Beauvrier — replicò Kivrin. — Mio fratello giace malato ad Evesham. — Non riuscì però a pensare nessuna delle giuste parole arcaiche. — Dove sono? — domandò in inglese moderno.

Un volto si accostò al suo.

— Hau highte towe? — domandò. Era la faccia del bandito del bosco incantato e lei si ritrasse da lui, spaventata.

— Vattene! — gridò. — Cosa vuoi?

— In nomine Patris, et Filli, et Spiritus Sancti — disse una voce.

Latino, pensò con gratitudine Kivrin. Qui ci deve essere un prete.

Cercò di sollevare la testa per vedere il prete al di là della figura del bandito ma non ci riuscì, perché nella stanza c'era troppo fumo.

Io so parlare il latino, rifletté. Il Signor Dunworthy me lo ha fatto studiare.

— Non avreste dovuto lasciarlo entrare qui! — esclamò in latino. — Lui è malvagio!

La gola le doleva e le sembrava di non avere il fiato necessario per parlare, ma dal modo in cui il bandito si ritrasse con espressione sorpresa capì che dovevano averla sentita.

— Non devi temere — replicò il prete, e lei lo comprese alla perfezione. — Stai soltanto per tornare a casa.

— Al sito? — domandò Kivrin. — Mi riportate al sito?

— Asperges me, Domine, hyssope ed mundabor — mormorò il prete… Tu mi aspergerai con l'issopo, O Signore, e sarò mondato. Kivrin continuava a capire alla perfezione le sue parole.

— Aiutami — gli disse, in latino. — Devo tornare nel luogo da cui sono venuta.

— … nominus… — replicò il prete, in tono tanto sommesso che lei non riuscì a sentirlo bene. Il nome, era qualcosa che aveva a che vedere con il suo nome. Kivrin sollevò la testa, che sembrava stranamente leggera, come se i suoi capelli fossero bruciati tutti.

— Il mio nome? — chiese.

Avrebbe dovuto dire di essere Isabel de Beauvrier, figlia di Gilbert de Beauvrier, dello Yorkshire Orientale, ma la gola le doleva a tal punto che non pensava di poterci riuscire.

— Devo tornare — sussurrò. — Loro non sa

— Confiteor deo omnipotenti… — cominciò a recitare il prete, la cui voce pareva giungere da molto lontano. Kivrin ancora non riusciva a vederlo, perché tutte le volte che cercava di guardare oltre il volto del bandito scorgeva soltanto fiamme… dovevano aver riacceso il fuoco. — Beatae Mariae semper Vergini…

Il prete stava recitando il Confiteor, la preghiera della confessione. Il bandito non avrebbe dovuto essere lì, nella stanza non ci sarebbe dovuto essere nessun altro, durante una confessione.

Ora toccava a lei. Cercò di congiungere le mani in preghiera ma non ce la fece e il prete l'aiutò; quando poi non riuscì a ricordare le parole le ve

— Perdonami, padre, perché ho peccato. Confesso a Dio O

— Mea culpa — sussurrò Kivrin, — mea culpa, mea maxima culpa. — Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa… però non era giusto, non era questo che avrebbe dovuto dire.

— Che peccati hai commesso? — domandò il prete.

— Peccati? — ripeté lei, senza capire.

— Sì — insistette il prete con gentilezza, protendendosi su di lei a tal punto da sussurrarle praticamente le parole nell'orecchio. — Confessa i tuoi peccati e ricevi il perdono di Dio per entrare nel regno eterno.

Tutto quello che volevo era andare nel medioevo, pensò Kivrin. Ho lavorato così duramente, imparando lingue e usanze e facendo tutto quello che mi diceva il Signor Dunworthy. Tutto quello che volevo era essere uno storico.

— Non ho peccato — rispose, deglutendo e sentendosi in fiamme.

A quel punto il prete si ritrasse e lei pensò che se ne fosse andato in preda all'ira perché non voleva confessare i suoi peccati.

— Avrei dovuto dare ascolto al Signor Dunworthy — mormorò. — Non avrei dovuto lasciare il sito.

— In nomine Patris, et Filli, et Spiritus Sancti. Amen — recitò il prete, con voce gentile e confortante, poi Kivrin sentì la sua mano fresca sulla fronte.

— Quid quid deliquisti… — mormorò ancora il prete. — Attraverso questa santa unzione e la Sua dolcissima misericordia… — Le sfiorò gli occhi, gli orecchi e le narici con tale leggerezza di tocco che lei non avvertì affatto la sua mano ma soltanto la frescura dell'olio.

Questo non rientra nel sacramento della penitenza, pensò. È il rito dell'estrema unzione. Mi sta impartendo i riti estremi.

— Non… — cominciò.

— Non temere — la interruppe il prete. — Possa il Signore perdonarti qualsiasi offesa tu abbia commesso camminando — aggiunse, ed estinse il fuoco che le consumava la pianta dei piedi.

— Perché mi stai impartendo i riti estremi? — domandò Kivrin, poi ricordò che la stavano bruciando sul rogo. Morirò qui, pensò, e il Signor Dunworthy non saprà mai cosa mi è successo.

— Mi chiamo Kivrin — disse. — Informate il Signor Dunworthy…

— Possa tu contemplare il Redentore faccia a faccia — recitò il prete… soltanto che chi stava parlando era il tagliagole. — E trovandoti alla Sua presenza possa tu mirare con occhi benedetti la verità resa manifesta.

— Sto morendo, vero? — domandò al prete.

— Non hai nulla da temere — replicò questi, prendendole la mano.

— Non mi lasciare — mormorò lei, aggrappandosi alle sue dita.

— Non lo farò — garantì il prete, ma Kivrin non riusciva a vederlo a causa del fumo. — Possa il Signore O

— Per favore, Signor Dunworthy, mi venga a prendere — sussurrò Kivrin, poi le fiamme si levarono ruggenti in mezzo a loro.

Domine, mittere digneris sanctum Angelum tuum de caelis, qui custodiat, foveat, protegat, visitet, atque defendat omnes habitantes in hoc habitaculo.*)

Exaudi orationim meam et clamor meus ad te veniat.*)