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— Dovrai porre domande estremamente specifiche — lo avvertì Mary. — Domandagli cos'ha fatto questa mattina quando si è alzato, se ha passato la notte con qualcuno, dove ha fatto colazione, chi c'era… cose del genere. La febbre alta significa che è molto disorientato ed è possibile che tu debba ripetere le domande parecchie volte — aggiunse, aprendo la porta della stanza.

In effetti non si trattava di una stanza vera e propria, perché c'era soltanto lo spazio per il letto e per uno stretto sgabello pieghevole. La parete dietro il letto era coperta di monitor e di apparecchiature, mentre quella opposta conteneva una finestra coperta da tende e altre apparecchiature. Mary scoccò una rapida occhiata a Badri, poi si concentrò sull'esame dei monitor.

Dunworthy scrutò a sua volta gli schermi, il più vicino dei quali era pieno di numeri e di lettere. L'ultima riga diceva: «ICU 14320691 22-12-54 1803 200/RPT 1800CRS IMJPCLN 200MG/q6h SSN40.211.7 M AHRENS» A quanto pareva, erano le disposizioni del dottore.

Gli altri schermi mostravano linee irregolari e colo

Dunworthy abbassò lo sguardo su Badri, che giaceva con le braccia fuori delle coltri e collegate entrambe a flaconi di fleboclisi che pendevano da aste di sostegno; ogni asta reggeva almeno cinque flaconi il cui contenuto convergeva nel tubo principale. Il malato aveva gli occhi chiusi e il suo volto appariva magro e teso, come se avesse perso peso da quella mattina; la sua pelle scura aveva una strana sfumatura rossastra.

— Badri — chiamò Mary, protendendosi su di lui. — Riesci a sentirci?

Lui aprì gli occhi e li guardò senza riconoscerli, il che era dovuto probabilmente non tanto agli effetti del virus quanto al fatto che erano coperti da indumenti di carta dalla testa ai piedi.

— C'è il Signor Dunworthy che è venuto a trovarti — disse ancora Mary. In quel momento il suo cercapersone si mise a suonare.

— Signor Dunworthy? — chiamò il tecnico, con voce rauca, cercando di sollevarsi a sedere.

Mary lo spinse con gentilezza contro il cuscino.

— Il Signor Dunworthy ha alcune domande da farti — avvertì, battendogli un colpetto leggero sul torace come aveva già fatto al laboratorio di Brasenose, poi si raddrizzò e controllò ancora gli schermi a parete. — Resta immobile; adesso devo andare, ma il Signor Dunworthy resterà con te. Riposa e cerca di rispondere alle sue domande.

E se ne andò.

— Signor Dunworthy? — chiamò ancora Badri, come se stesse cercando di dare un senso a quelle due parole.

— Sì — confermò lui, sedendosi sullo sgabello. — Come ti senti?

— Quando prevedete che sia di ritorno? — domandò Badri, con voce debole e affaticata, poi cercò di nuovo di sedersi e Dunworthy dovette trattenerlo.

— Devo trovarlo — disse il tecnico. — C'è qualcosa che non va.