Страница 86 из 206
Poi tutto esplose in una nube di braci gialle e Jörensen ve
No
Oslo, Norvegia
La do
Apparteneva all'unità di crisi permanente del ministero dell'Ambiente ed era abituata a confrontarsi con gli scenari più devastanti. Conosceva il Geomar e sapeva che non era solito proporre teorie azzardate, quindi cercò di afferrare il più velocemente possibile quello che lo scienziato tedesco le stava dicendo al telefono.
«Non proprio», rispose Bohrma
La do
«Dipende da dove avviene esattamente la rottura e da quanto è lunga. Credo che buona parte della costa norvegese sia coinvolta. Le onde di uno tsunami si diffondono per migliaia di chilometri. Dobbiamo informare tutta la popolazione costiera dell'Islanda, della Gran Bretagna, della Germania… Tutti.»
La do
«Dovreste evacuarle immediatamente.»
«E per le industrie offshore?»
«Mi creda, è difficile dirlo. Nella migliore delle ipotesi, ci sarà una serie di piccoli scivolamenti. Allora si ballerà solo un po'. Nella peggiore delle ipotesi…»
In quell'istante, la porta si aprì e un uomo dal volto terreo entrò di corsa. Porse alla do
Thorvaldson, lesse.
Poi andò avanti a leggere e si sentì come se il suolo le oscillasse sotto i piedi.
«Ci sono segnali che a
La do
Sveggesundet, Norvegia
Tina Lund stava morendo di noia.
Era sciocco starsene in quel ristorante deserto a bere caffè. Ogni forma d'inattività le sembrava una tortura. L'aiuto cuoca era stata gentile e aveva acceso per lei la macchina per il caffè espresso. Il cappuccino era buonissimo e, nonostante il cattivo tempo e la visibilità ridotta, dalla grande finestra panoramica si godeva una splendida vista sul mare. Ma per Tina quell'attesa era insopportabile.
Stava prendendo col cucchiaio la schiuma di latte nella tazza, allorché qualcuno entrò, portando con sé una folata di vento. «Ciao, Tina.»
Lei alzò lo sguardo. Era un amico di Kare e lei lo conosceva solo come Åke. Noleggiava barche a Kristiansund e, nei mesi estivi, guadagnava un sacco di soldi.
Scambiarono qualche parola sul tempo, poi Åke chiese: «Che cosa fai qui? Una visita a Kare?»
«Era mia intenzione», disse Tina con un sorriso tirato.
Åke la guardò con aria stupita. «Allora come mai te ne stai qui da sola? Perché quello stupido non è dove dovrebbe essere, cioè vicino a te?»
«Colpa mia. Sono arrivata in anticipo.»
«Chiamalo.»
«L'ho fatto. Segreteria telefonica.»
«Ah, giusto!» Åke si diede una pacca sulla fronte. «Dov'è ora non c'è campo.»
Tina drizzò le orecchie. «Sai dov'è?»
«Sì, poco fa ero con lui all'Hauffen.»
«L'Hauffen? La distilleria?»
«Sì. Comprava delle grappe. Ne abbiamo assaggiata qualcuna, ma… Tu conosci Kare. Beve meno alcol di un monaco in quaresima e mi sono dovuto sobbarcare da solo gli assaggi.»
«È ancora là?»
«Quando me ne sono andato, stava ancora in taverna a chiacchierare. Perché non vai lassù? Sai dov'è l'Hauffen?»
Tina lo sapeva. La piccola distilleria, che produceva un'ottima acquavite non destinata all'esportazione, si trovava su un altopiano a sud, a dieci minuti di cammino. Se avesse preso la strada verso l'interno, in macchina sarebbe arrivata in due minuti. Tuttavia le piaceva l'idea di fare una breve passeggiata. Era stata seduta fin troppo. «Vado a piedi», a
«Con questo tempaccio?» Åke fece una smorfia. «Be', fai come vuoi. Ma sta' attenta che ti crescera
«Sempre meglio che le radici.» Si alzò e lo ringraziò per l'informazione. «A dopo. Tornerò con lui.»
Una volta fuori, si tirò sulla testa il cappuccio della giacca, scese verso la spiaggia e si mise in marcia a fatica. Nei giorni limpidi, da lì si poteva vedere la piccola distilleria. Ora essa appariva come un'ombra grigia nella pioggia che cadeva di traverso.
Sarebbe stato felice di vederla?
Incredibile! Ragionava come un'adolescente i
Si allontanò dal Fiskehuset, facendo scorrere lo sguardo sul mare. Si rese conto che poco prima si era sbagliata. Aveva pensato che la spiaggia rocciosa fosse più grande del solito, invece era come sempre. No, sembrava addirittura più stretta.
Per un attimo si bloccò.
Com'era possibile sbagliarsi a quel modo?
Forse era a causa della tempesta. Le onde si spingevano verso l'interno, ma non sempre con la stessa profondità. Probabilmente ora stavano diventando più violente. Scrollò le spalle e andò avanti.
Era bagnata da capo a piedi quando entrò nella distilleria, ma nel piccolo ingresso non trovò nessuno. Sulla parete opposta c'era una porta di legno aperta. Dalla cantina arrivava una luce. Non esitò e scese. Trovò due uomini appoggiati a una botte con un bicchiere in mano, intenti a conversare. Erano i fratelli proprietari della distilleria, due vecchi signori gentili con la faccia scavata dal tempo. Kare non c'era.
«Mi dispiace», disse uno dei due. «È andato via da qualche minuto. L'hai mancato per un pelo.»
«Era a piedi?» chiese. Forse avrebbe potuto raggiungerlo.
«No.» L'altro scosse la testa. «Col fuoristrada. Ha comprato qualcosa. Non molto, ma troppo per portarlo a piedi.»
«Ha detto se voleva tornare al ristorante?»
«Sì, stava andando al ristorante.»
«Okay. Grazie.»
«Ehi, aspetta.» Il più vecchio si staccò dalla botte e si avvicinò. «Dato che sei venuta per niente, almeno beviti un goccetto con noi. È un'assurdità venire in una distilleria e andarsene sobri!»
«Grazie, è molto gentile, ma…»
«Ha ragione», confermò entusiasta il fratello. «Devi bere qualcosa.»
«Io…»
«Fuori c'è il finimondo, bambina mia. Come puoi pretendere di tornare indietro senza avere qualcosa di caldo nella pancia?»
La guardavano tutti e due con gli occhi teneri. Tina sapeva che, se si fosse fermata per un bicchierino, avrebbe dato loro una grande gioia. E perché no? «Uno solo», disse.
I fratelli si sorrisero e fecero un ce
Isole Shetland, Gran Bretagna
L'elicottero si preparò all'atterraggio.
Johanson guardò in basso. Avevano sorvolato la costa, ne avevano seguito il corso e adesso si trovavano sopra il piccolo eliporto dove Karen Weaver lo aspettava. Le scogliere degradavano dolcemente verso est e finivano in un'insenatura arcuata. Da lì in poi il terreno era più piatto. Si allineavano interminabili spiagge di sabbia e ghiaia, e alle loro spalle si stendeva il tipico paesaggio delle Shetland, brullo e coperto di muschio con collinette solcate da strade serpeggianti.
L'eliporto apparteneva a una stazione di osservazione marina che ospitava una mezza dozzina di scienziati. Ma forse era esagerato definire «eliporto» uno spiazzo di pietrisco più o meno rotondo in mezzo a una distesa grigio-verde. La stazione era poco più di un insieme di baracche sghembe. Una strada stretta scendeva dalla collina e finiva in un molo. Johanson non vide neanche una barca. Vicino alle baracche c'erano due fuoristrada e un furgoncino Volkswagen arrugginito. Karen Weaver si trovava là perché stava scrivendo un articolo sulle foche. Usciva in mare con gli scienziati, s'immergeva con loro e abitava con loro nelle baracche.
Un'ultima raffica di vento scosse il Bell, poi finalmente l'elicottero si posò a terra.
«Grazie a Dio ce l'abbiamo fatta», sospirò il pilota.
Al margine del campo d'atterraggio, Johanson scorse una figurina, i cui capelli svolazzavano al vento. Pensò che fosse Karen Weaver e rifletté che gli piaceva come lo stava aspettando lì, in quella landa desolata. Non lontano dalla do
«Per quanto mi riguarda, potremmo farci un altro volo», disse. «Però mi dispiacerebbe far aspettare la signora.»
Il pilota si girò verso Johanson e aggrottò la fronte. «Sta solo recitando la parte del duro o non si è davvero accorto di quello che è successo?»
Johanson cercava d'infilarsi le maniche del cappotto. «Questo dovrà scoprirlo da solo. Lei ha di certo esperienza coi membri dei consigli d'amministrazione.»
«Sì, certo»
«E allora? Sono un duro?»
«Non lo so. Forse sta solo bluffando. La maggior parte di quelli con cui sono stato in viaggio mi avrebbe assordato con le urla.»
«Anche Skaugen?»
«Skaugen?» Il pilota rifletté per un attimo. «No. Credo che nulla possa impressionare Skaugen.»
Mi sarei meravigliato del contrario, pensò Johanson. «Ce la fa a venirmi a prendere domani in tarda mattinata? Diciamo a mezzogiorno?»
«Nessun problema.»
Attese finché il portellone non si aprì, poi scese la scaletta. Era un duro? Nel suo intimo era contento di rimettere i piedi sulla terra. Il pilota doveva ripartire, ma evidentemente non lo considerava un problema perché era abituato ai repentini cambiamenti delle condizioni meteorologiche. Si sarebbe concesso solo una breve pausa e poi sarebbe ripartito per Lerwick, dove avrebbe fatto rifornimento. Johanson si mise in spalla la borsa da viaggio e si avviò verso la figura in attesa. Il cappotto si gonfiava e gli si avvolgeva intorno alle gambe, ma almeno non pioveva.
Karen Weaver gli andò incontro.