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29 aprile
Trondheim, Norvegia
Sigur Johanson entrò nell'ufficio di Olsen, si chiuse la porta alle spalle e sedette di fronte al biologo. «Hai tempo?»
Olsen sorrise. «Per te mi sono fatto in quattro», rispose.
«Cos'hai trovato?»
Olsen abbassò la voce. «Con cosa devo incominciare? Con le storie di mostri? Con le catastrofi naturali?» Stava cercando di dare un tocco di mistero alle sue scoperte. E ci riusciva pure.
«Tu con cosa incominceresti?»
«Va bene.» Olsen ammiccò con aria scaltra. «Che ne diresti se, per una volta, incominciassi tu? Perché non mi dici qualcosa del motivo per cui ho dovuto recitare per giorni la parte di Watson, mio caro Holmes?»
Ancora una volta, Johanson si chiese quanto potesse raccontare a Olsen, il quale non stava più nella pelle per la curiosità. D'altronde lui, al suo posto, non si sarebbe comportato diversamente. Ma, se gli avesse detto qualcosa, nel giro di poche ore l'intero NTNU l'avrebbe saputo.
Improvvisamente gli ve
«Vale a dire?»
«È tutto pilotato.»
«Che cosa?»
«Le anomalie: le meduse, la sparizione delle barche, i morti e i dispersi… Mi è semplicemente venuta l'idea che ci siano dei legami molto in alto.»
Olsen lo guardò, sbalordito.
«Chiamiamolo un 'grande piano'.» Johanson si appoggiò allo schienale e scrutò Olsen, per capire se aveva abboccato.
«E con questa idea cosa vorresti ottenere? Il premio Nobel o un posto in manicomio?»
«Né l'uno né l'altro.»
Olsen continuava a fissarlo. «Mi prendi in giro.»
«No.»
«Sì, invece. Parli di… Che ne so, di che parli? Del diavolo? Di poteri occulti? Di omini verdi? Di X-files?»
«È solo un'idea. Voglio dire, ci devono essere delle relazioni, no? Tutti i fenomeni si manifestano contemporaneamente! E tu credi che sia un caso?»
«Non lo so.»
«Vedi, non lo sai. E non lo so neanch'io.»
«Che tipo di relazioni stai immaginando?»
Le mani di Johanson si muovevano leggermente. «Dipende solo da quello che tu hai da offrirmi.»
«Ah, sì.» Olsen fece una smorfia. «Bella pensata. Tu non sei un idiota, Sigur. Deve esserci molto di più.»
«Raccontami qualcosa, poi vedremo.»
Olsen scrollò le spalle, aprì un cassetto e tirò fuori una pila di fogli. «Il bottino di Internet», disse. «Se non fossi così da
«Allora, che cosa c'è?»
«Le spiagge dell'America centrale e meridionale sono state chiuse. Le persone non va
Un'altra specie nuova, pensò Johanson. Vermi mai visti prima, meduse mai viste prima… «E le vespe di mare in Australia?» chiese.
«Lo stesso scenario.» Olsen frugò nel suo pacco di fogli. «Diventano sempre di più. Una catastrofe per i pescatori. Il turismo è in ginocchio.»
«E che ne è dei pesci della zona? Le meduse non li attaccano?»
«Sparitibus.»
«Come?»
«Non ci sono più. I grossi banchi sono semplicemente spariti dalle coste colpite. Gli equipaggi dei pescherecci sostengono che ha
«Ma là non trovano da mangiare.»
«Forse si sono messi a dieta. Che ne so io?»
«E nessuno ha una spiegazione?»
«Sono state istituite ovunque unità di crisi», disse Olsen. «Ma non si riesce a sapere niente. Ci ho provato.»
«Questo significa che la situazione reale è ancora peggiore.»
«Forse.» Olsen prese un foglio. «Se guardi questa lista, trovi una serie di comunicati stampa che sono stati diffusi e immediatamente dopo sono spariti. Meduse sulla costa dell'Africa occidentale, probabilmente anche in Giappone, di certo nelle Filippine. Sospetti su casi di morte, poi smentite, poi silenzio. Attento, però, perché adesso si fa interessante. C'è un'alga che da alcuni a
«Morti?»
«Certamente. I francesi non sprecano tante parole per spiegare la loro situazione, ma, a quanto pare, l'alga è arrivata con gli astici. È tutto lì dentro, l'ho raccolto per te.» Olsen spinse verso Johanson alcuni fogli. «Poi c'è la faccenda delle imbarcazioni scomparse. Ci sono state decine di richieste d'aiuto, ma non si riesce a capire che cosa sia successo perché i contatti si sono interrotti troppo presto. Qualunque cosa sia successa, deve essere accaduta molto in fretta.» Agitò un altro foglio. «Ma chi sarei io se non ne sapessi di più del resto dell'umanità? Tre di queste richieste d'aiuto sono finite nella rete.»
«Eh?»
«Qualcosa ha attaccato le imbarcazioni.»
«Attaccato?»
«Proprio così.» Olsen si grattò il naso. «Acqua al mulino della tua teoria del complotto. Il mare si solleva contro gli uomini, indignato per lo schifo che si ritrova dentro. Solo perché ci scarichiamo un po' d'immondizia e sterminiamo pesci e balene. Ah, a proposito di balene, l'ultima che ho sentito è che, nel Pacifico orientale, ha
«Si sa…?»
«Non fare domande stupide. No, non si sa. Non si sa niente. Ah, come sono stato solerte! In ogni caso, non si spiegano le cause delle collisioni e delle catastrofi delle petroliere. Blocco totale delle informazioni. La tua teoria finora ha qualche validità: le notizie sono state diffuse, ma ora qualcuno ha steso una cortina di silenzio. Proprio una situazione da X-files, eh?» Olsen aggrottò la fronte. «In ogni caso: troppe meduse, troppi pesci… Tutto appare sovradimensionato.»
«E nessuno sa da che cosa dipenda?»
«Ufficialmente nessuno ha avuto il coraggio di sostenere che potrebbero esserci delle relazioni. Andrà a finire che le unità di crisi dara
«I soliti sospetti.»
«Si, ma non spiegano niente. Sono a
«Certo», disse Johanson. «Vedi, è lì che voglio arrivare. Se da qualche parte imperversa un'orda di vespe di mare, benissimo. Ma se in tutto il mondo accadono contemporaneamente cose inverosimili, allora la faccenda è ben diversa.»
Olsen avvicinò gli indici e li guardò, pensieroso. «Allora, se vuoi davvero stabilire delle relazioni, io non parlerei d'invasione biologica, bensì di anomalie del comportamento. Si tratta di esempi di aggressività. Finora non si erano mai viste cose simili.»
«Non hai trovato altro su qualche nuova specie?»
«Santo cielo, non ti basta questo?»
«Chiedevo soltanto.»
«Che cos'hai in sospeso?» volle sapere Olsen.
Se adesso gli chiedo dei vermi, capirà tutto, pensò Johanson. È vero che non sa come valutare l'informazione, ma intuirà che da qualche parte nel mondo c'è un'invasione di vermi. «Niente di concreto», disse.
Con uno sguardo torvo, Olsen gli allungò il resto dei fogli. «Quando ci sarà l'occasione, mi racconterai tutto quello che evidentemente ora non mi vuoi raccontare?»
Johanson prese i fogli e si alzò. «Un giorno o l'altro andiamo a berci un bicchierino.»
«Certo. Non appena ho tempo. Sai, con la famiglia…»
«Grazie, Knut.»
«Di niente.»
Johanson uscì in corridoio. Da un'aula arrivavano alcuni studenti che gli sciamarono davanti, alcuni ridendo e chiacchierando, altri col volto serio.
Si fermò e li seguì con lo sguardo.
Di colpo non gli parve più così assurdo che dietro quegli avvenimenti ci fosse una regia occulta.
Al largo delle isole Svalbard, mar di Groenlandia
Sull'acqua si diffondeva la luce della luna.
Era un panorama che invitava l'equipaggio ad andare in coperta. Quella notte, lo spettacolo del mare di ghiaccio toglieva il fiato. Era una scena che si vedeva raramente, ma Lukas Bauer non se ne curava. Era in cabina, chino sui suoi appunti e sembrava alla ricerca del proverbiale ago nel pagliaio, solo che il pagliaio aveva le dimensioni di due oceani.
Karen Weaver aveva fatto davvero un buon lavoro e gli era stata di grande aiuto, ma due giorni prima lei era sbarcata a Longyearbyen, sull'isola di Spitsbergen, per fare delle ricerche. Quella do
A Bauer mancavano una poltrona comoda, gli alberi e gli uccellini e soprattutto una birra tedesca fresca appena spinata. Soprattutto gli mancava la compagnia di Karen Weaver. Quella ragazza testarda gli era entrata nel cuore. Senza contare che stava cominciando a cogliere il senso e lo scopo del lavoro dell'addetto stampa: se voleva che l'opinione pubblica s'interessasse alla sua attività, doveva utilizzare un vocabolario magari non precisissimo, ma proprio per questo comprensibile a tutti. Karen gli aveva spiegato che molti non avrebbero compreso il suo lavoro, perché non sapevano come e dove nasceva la Corrente del Golfo, intorno alla quale ruotava tutto ciò che lo scienziato stava sperimentando in quei giorni. Bauer non riusciva a crederci. Non poteva pensare che ci fossero persone che ignoravano cosa fosse un drifter, ma Karen gli aveva spiegato che ben pochi potevano sapere che cosa fosse, perché i drifter erano troppo nuovi e limitati ad ambiti specialistici. Quello era riuscito ad accettarlo. Ma la Corrente del Golfo! Che cosa insegnavano a scuola?
Karen aveva ragione. In fondo lui, voleva raggiungere l'opinione pubblica affinché condividesse le sue preoccupazioni e facesse pressione su chi deteneva il potere.
Ed era molto preoccupato.
Le sue preoccupazioni nascevano nel golfo del Messico. Da lì, lungo le coste sudamericane e dall'Africa meridionale, scorreva una corrente di superficie calda. Ai Caraibi essa si scaldava ulteriormente e continuava a scorrere verso nord. Acqua calda e molto salata che, essendo molto calda, rimaneva in superficie.