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Judith Li diede l'ordine di mettere in funzione le pompe e tornò di corsa nel CIC.

Ponte a pozzo

La paratia non reagiva e Peak non aveva tempo d'indagare perché. Ansimando, corse verso un armadio pieno di armi e prese un arpione con capsula esplosiva. I soldati sparavano all'impazzata nell'acqua. Attraverso la paratia aperta stava entrando qualcosa di enorme, una specie di polpo che si muoveva appena sotto la superficie. E poi c'era l'orca, che aveva strappato le gambe a Roscovitz.

Con la coda dell'occhio, vide Rubin che usciva dall'acqua. Ne fu sollevato e dispiaciuto nel contempo. Odiava quell'uomo, però non avrebbe dovuto perdere il controllo e spingerlo in acqua. La vita di Rubin doveva essere protetta a ogni costo. Bisognava portare a termine il compito.

La pi

Doveva far fuori quell'animale prima che uccidesse di nuovo.

Improvvisamente, Peak riacquistò una calma assoluta. Adesso sapeva come agire. Anzitutto doveva liquidare quella massa di carne coi denti. Il resto poteva aspettare.

Sollevò l'arpione e prese la mira.

Anawak vide l'orca avvicinarsi. L'acqua del bacino artificiale schiumava e ribolliva, come se avesse vita propria. Era una massa blu, piena di tentacoli, che l'orca attraversava per avventarsi contro di loro.

Apparve la testa nera e l'animale respirò, con un colpo violento. Era a pochi metri di distanza. Non ce l'avrebbero fatta ad arrivare al molo, poco ma sicuro. Dovevano fare qualcosa. Durante l'attacco delle orche a Clayoquot Sound, Greywolf era arrivato al momento giusto con la sua barca, ma adesso lui era nella stessa situazione di Anawak. Dovevano inga

Il cetaceo s'immerse.

«Lasciamola passare!» gridò Anawak a Greywolf.

Non molto preciso, pensò. Non sapeva se Greywolf avesse capito. Ma era troppo tardi per le spiegazioni.

Anawak prese fiato e s'immerse.

Peak imprecò.

La bestia era sparita e ora non si vedevano più nemmeno Greywolf e Anawak. Continuò a correre sul molo, alla ricerca del corpo massiccio, ma il bacino si era trasformato in un surreale inferno in movimento, in cui la luce, le forme indefinite e la schiuma spruzzata confondevano la visuale. Davanti a lui, c'era un soldato che sparava contro quelle cose serpentine in acqua, ma invano.

«La smetta!» Peak spinse l'uomo in direzione del quadro di controllo. «Dia l'allarme. Cerchi di aprire la paratia e di disincagliare il batiscafo.» Perlustrò con lo sguardo la superficie dell'acqua. «E poi chiuda quelle maledette paratie.»

Il soldato smise di sparare e corse via.

Peak si avvicinò al bordo del molo e socchiuse le palpebre, stringendo l'arpione.

Dov'era quell'orca?

Non si vedeva più.

In compenso si scorgevano masse tremolanti e attorcigliate, luci blu e bianche. Per Anawak, che si era lasciato sprofondare sott'acqua, il rumore intenso si era trasformato in un fruscio. Aveva vicino Greywolf. Dalla sua bocca uscivano bolle d'aria. Anawak l'aveva trascinato con sé e lo teneva ancora per il braccio. Non sapeva se la sua idea avrebbe funzionato, ma in superficie sarebbero stati comunque spacciati.

Qualcosa guizzò verso di loro: sembrava un gigantesco serpente senza testa, traslucido, di colore blu e attraversato da pulsanti striature luminose. Dal corpo centrale si dipartivano centinaia di tentacoli sottili come fruste, che schiaffeggiavano il fondo del bacino. Anawak comprese che quell'essere stava esaminando l'ambiente. Mentre osservava quella scena — atterrito e affascinato nel contempo -, dal corpo di serpente sbucarono altri tentacoli, che si diressero verso di lui.

In mezzo a essi sbucò la bocca spalancata dell'orca.

In Anawak avve

L'orca si avvicinava con la velocità di una freccia. Anawak si scansò, diede una spinta a Greywolf e lo vide allontanarsi nella direzione opposta. Evidentemente aveva compreso l'intento dell'amico. L'animale sfrecciò in mezzo a loro.

Avevano guadagnato qualche secondo.

Senza dedicare neppure uno sguardo all'orca, Anawak nuotò in mezzo al groviglio di tentacoli.

Carponi sul molo, Rubin boccheggiava. Un soldato gli passò vicino di corsa e si diresse al quadro di controllo. Gettò un'occhiata agli strumenti, si orientò e schiacciò il pulsante per aprire la paratia d'acciaio.

Il sistema era bloccato.

Come qualsiasi altro militare imbarcato, anche lui era stato istruito sul funzionamento di tutti i sistemi della nave. L'immagine della do

Era bloccato. Piegato da una parte, forse per via del colpo datogli da Kate A

Il pulsante scattò.

Anawak scivolava in un mondo sconosciuto.

Intorno a lui si stendevano cortine di sottili tentacoli. Non era sicuro che fosse stata una buona idea nuotare in mezzo a quel groviglio, ma la questione era ormai oziosa. Forse la gelatina avrebbe reagito in maniera aggressiva, forse no. Probabilmente quella sostanza era anche contaminata. In quel caso sarebbero morti tutti comunque.

Ma, almeno per il momento, l'orca avrebbe faticato a trovarlo.

I tentacoli luminescenti si piegarono nella sua direzione. Tutto si mosse. Poi l'intreccio dive

Si spostò di lato.

Altre fruste serpeggiarono verso di lui, toccandolo. Nella testa sentiva un rombo pulsante. I polmoni gli facevano male. Doveva trovare subito il modo per riemergere, altrimenti poteva anche arrendersi a quella sostanza.

Afferrò la massa con entrambe le mani e la divise. Era come combattere con un fascio di serpenti. Quell'organismo somigliava a un muscolo molto flessibile e in costante metamorfosi. I tentacoli che un attimo prima l'avevano avvolto si deformavano, si ritiravano e rientravano nella grande massa, da cui, nello stesso istante, nascevano altre estremità. Quella cosa era del tutto imprevedibile. Ed evidentemente aveva un debole per Leon Anawak.

Doveva uscire da lì.

Gli scivolò vicino un corpo affusolato ed elegante.

Un muso sorridente. Uno dei delfini. D'istinto, Anawak afferrò la sua pi

Il soldato schiacciò il pulsante.

Era stata una riparazione di emergenza però aveva funzionato. Le paratie d'acciaio si misero lentamente in movimento e liberarono il batiscafo, che ricominciò a sprofondare, passando a fianco dell'organismo che s'infilava nella paratia. Il Deepflight uscì dalla nave e sparì negli abissi marini.

Per un istante, al soldato ve

Peak sollevò l'arpione.

Aveva appena visto Anawak. Sembrava che l'orca l'avesse preso, ma poi l'uomo ricomparve, mentre l'animale si allontanava dalla parte opposta. I soldati spararono alla schiena nera e l'orca s'immerse.

L'avevano eliminata?

«La paratia si chiude», gridò il soldato dal quadro di controllo.

Peak sollevò una mano per fargli segno che aveva capito e si mosse lungo il molo. Esplorava con lo sguardo la parte opposta. Contro quella cosa tentacolare, i colpi di mitra non servivano, e lui non si fidava a sparare un proiettile esplosivo nella gelatina. Nel bacino c'erano ancora delle persone.

Si avvicinò al bordo.

Greywolf aveva seguito l'esempio di Anawak e si era messo a nuotare tra i tentacoli. Nuotò con tutte le forze verso la parte opposta del bacino. Dopo alcuni metri, trovò la strada bloccata dalla massa dell'organismo e fu costretto a cambiare direzione.

Aveva perso l'orientamento.

I tentacoli si avvolgevano intorno alle sue spalle. Greywolf sentiva crescere dentro di sé il disgusto. Era stravolto. Sulla retina aveva impressa per l'eternità la sequenza delia morte di Alicia, simile a un film che continuava a ripetersi. Spinse lontano da sé i tentacoli della gelatina, si districò e cercò di uscirne.

Improvvisamente nuotò sopra la chiusa. Il batiscafo era sparito. Vide che le paratie si stavano chiudendo sul tessuto gelatinoso, che ve

La reazione dell'essere fu impressionante.

E non gli piacque.

Un'ondata investì Peak. Davanti a lui c'era l'orca. Troppo sorpreso per provare paura, Peak guardò le fauci rosa e barcollò all'indietro. Sembrava che tutto il ponte fosse in movimento. L'organismo si era scatenato. Giganteschi serpenti impazziti si attorcigliavano fin sulla riva artificiale, colpivano le pareti e spazzavano il molo. Peak sentì i soldati urlare e sparare, vide corpi che schizzavano in aria e poi sparivano nel bacino. Qualcosa lo colpì alle gambe, facendolo cadere sulla schiena. L'aria gli uscì di colpo dai polmoni. L'orca si ribaltò su di lui. Peak gemette, ma strinse ancora di più l'arpione mentre veniva trascinato nel bacino.

Sprofondò in un vortice di bolle d'aria. Le sue gambe erano infilate in una luccicante massa blu. La colpì con l'arpione e la presa si sciolse. Sopra di lui, l'orca ricadde in acqua. Un'imponente ondata lo colpì e lo fece girare più volte su se stesso. Vide le file di denti nelle fauci spalancate dell'orca a meno di un metro da lui, le infilò l'arpione in bocca e sparò.

Per un attimo, tutto sembrò immobile.

Dalla testa dell'orca uscì una sorda detonazione. Non fu particolarmente rumorosa, ma colorò il mondo di rosso. Peak fu spinto indietro in una massa di sangue e brandelli di carne. Fece un salto, finì contro la parete laterale e, in un unico movimento circolare, riuscì a risollevarsi sul molo. Poi, strisciando sulla pancia, si allontanò dal bordo. C'era sangue ovunque. Chiazze rosse si mischiavano con tessuto grasso e frammenti di ossa. Cercò di rialzarsi, ma scivolò e ricadde. Un dolore acuto lo attraversò. Il suo piede sinistro era piegato a un angolo i

Fissava incredulo la scena davanti a lui.