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L'organismo sembrava in preda a una furia incontenibile. I tentacoli frustavano selvaggiamente in tutte le direzioni. Gli scaffali cadevano, le attrezzature volavano in aria. A correre sul molo, sparando, era rimasto un unico soldato, ma poi uno dei tentacoli lo trascinò in acqua. Peak vide una struttura semitrasparente muoversi verso di lui e si chinò. Ma non era né un serpente né un tentacolo… Era una cosa che non aveva mai visto. Con gli occhi spalancati, Peak fissò le punte della struttura che si trasformavano, volando verso di lui. Per un attimo esse presero la forma di un pesce e poi si divisero, guizzando, in vari fili. Sembrava che nel bacino si fossero improvvisamente materializzati degli animali: pi
Peak si strofinò gli occhi. Era un'allucinazione, oppure l'acqua si stava davvero abbassando? Il rombo dei motori si mescolava al rumore generale, ma infine lui comprese: stavano svuotando il bacino! L'acqua veniva spinta fuori dalle cisterne di zavorra. La poppa dell'Independence si sollevava impercettibilmente e il contenuto del bacino artificiale ritornava in acqua. I tentacoli che frustavano in tutte le direzioni si ritirarono. D'un tratto, l'essere era di nuovo completamente sommerso. Appoggiandosi alla parete, Peak si sollevò, caricò il peso sul piede sinistro e si piegò. Prima che potesse cadere, due mani lo afferrarono.
«Preso», esclamò Greywolf.
Peak si aggrappò alle spalle del gigante e cercò di muoversi, zoppicando. Benché non fosse piccolo, vicino a Greywolf si sentiva mingherlino e impotente. Emise un gemito. Greywolf lo sollevò con decisione e lo portò lungo il molo verso la sponda artificiale.
«Si fermi», ansimò Peak. «Può bastare. Mi lasci.»
Greywolf lo depose delicatamente a terra. Si trovavano davanti al tu
Ad Anawak!
Scrutò con ansia nell'acqua. Dov'era Anawak?
Anawak riemerse, sputacchiando. Greywolf balzò verso di lui e lo aiutò a tornare all'asciutto. Rimasero a fissare l'acqua, che continuava ad abbassarsi. Ormai potevano riconoscere un grande essere che emetteva una luce blu intensa e perlustrava il bacino come se stesse cercando una via d'uscita. La sua forma ricordava una balena sottile o un serpente marino schiacciato. Sul suo corpo non c'erano più lampi luminosi e dalla massa non uscivano più tentacoli. Nuotava in ogni angolo, serpeggiava lungo le pareti, cercava velocemente e sistematicamente una via d'uscita che non c'era.
«Maledetto animale di merda!» gemette Peak. «Adesso ti togliamo l'acqua.»
«No. Dobbiamo salvarlo.»
Era la voce di Rubin. Peak si voltò e vide il biologo sbucare dal tu
«Salvarlo?» gli fece eco Anawak.
Rubin si avvicinò con passo incerto. Scrutava il bacino, in cui la creatura girava in tondo sempre più velocemente. Lo specchio d'acqua era al massimo a due metri. L'essere si allargò per ridurre l'altezza.
«È una possibilità unica», disse. «Non capite? Dobbiamo decontaminare il simulatore di profondità marine, portare fuori i granchi, mettere dentro acqua pulita e infilarci la maggior quantità possibile di questa cosa. È molto meglio dei granchi. Così possiamo…»
Con un balzo, Greywolf gli fu di fronte, gli mise le mani alla gola e cominciò a stringere. Il biologo spalancò gli occhi e la bocca, facendo uscire la lingua.
«Jack!» Anawak cercò di trattenerlo. «Smettila!»
Peak si rialzò, a fatica. Il piede sinistro non era rotto, ma gli faceva un male d'inferno. Riuscì ad avanzare solo di un passo. Ma doveva fare qualcosa per quel bastardo, che gli piacesse o no. «Jack, non serve a niente», gridò. «Lo lasci.»
Greywolf sollevò Rubin, il cui volto cominciava a diventare bluastro.
«Può bastare, O'Ba
«Lo ammazzo», disse Greywolf. Sembrava tranquillissimo.
Judith Li si avvicinò a Greywolf e gii strinse il polso destro. «No, O'Ba
«Ora non più.»
«O'Ba
Greywolf la fulminò con lo sguardo, ma poi comprese che il generale Li stava dicendo sul serio, così posò lentamente Rubin a terra e gli tolse le mani dalla gola. Il biologo cadde sulle ginocchia, rantolando. A
«Licia è morta a causa sua», mormorò Greywolf in tono gelido.
Judit Li a
«Morire è sempre inutile», rispose Greywolf, impassibile. Poi si voltò. «Dove sono i miei delfini?»
Judith Li avanzava lungo il molo coi suoi uomini. Peak era un idiota. Perché non aveva armato i soldati con colpi esplosivi? Non si poteva forse prevedere una cosa del genere? Sciocchezze! Era esattamente quello che aveva previsto. Una montagna di problemi. Non sapeva in che modo si sarebbero presentati, ma sapeva che ci sarebbero stati. Lo sapeva già prima che gli scienziati arrivassero allo Château, e aveva adottato le opportune contromisure.
Nel bacino era rimasta solo qualche pozzanghera. Lo spettacolo era impressionante. Direttamente sotto i loro piedi, a quattro metri di profondità, c'era il cadavere dell'orca. Dove prima si trovava la testa, ora si allargava una fanghiglia rossa. Un po' più in là, c'erano i corpi immobili di alcuni soldati. I delfini erano soltanto tre. Probabilmente gli altri, spinti dal panico, avevano lasciato la nave quando le paratie erano ancora aperte.
«Che schifo», disse Judith Li.
La cosa senza forma nel mezzo del bacino si muoveva appena. Aveva assunto un colore bianchiccio. Sui bordi, dove la poca acqua rimasta lambiva la massa, si formavano corti tentacoli, che strisciavano sul fondo come serpi. Quell'essere stava morendo. La sua capacità di cambiare forma e di buttar fuori tentacoli era stata impressionante, ma ora le sue condizioni erano disperate. La parte superiore della massa gelatinosa mostrava i primi segni di decomposizione. Da essa gocciolava un liquido chiaro, limpido come l'acqua.
Judith Li ricordò che quel colosso incagliato non era un unico essere, bensì un conglomerato di miliardi di organismi unicellulari che stavano perdendo la loro coesione. Rubin aveva ragione. Dovevano portarne al sicuro la maggiore quantità possibile. E dovevano agire in fretta, prima che fosse troppo tardi.
Senza dire una parola, Anawak si mise al suo fianco. Judith Li continuava a esaminare il bacino. Non fece caso al corpo penzolante di Roscovitz o, meglio, a ciò che ne restava. Con la coda dell'occhio, percepì un movimento sul fondo della vasca, andò al fondo del molo e scese lungo una scaletta. Anawak la seguì. Qualcosa aveva attirato la loro attenzione, qualcosa che si sottraeva al loro sguardo. Passarono a rispettosa distanza dal torso che aveva iniziato a diffondere uno sgradevole odore e sentirono gridare dalla parte opposta. Poi corsero intorno alla massa e quasi inciamparono in Kate A
La do
«Mi aiuti», disse Anawak a Judith Li.
Tirarono fuori la do
Il busto di Kate A
«Merda!» Judith Li balzò indietro, mentre il volto della do
Impossibile! Assolutamente impossibile!
Judith Li era una do
«Jude», mormorò quindi lui. «Deve vedere.»
Combattendo contro il ribrezzo, Judith Li si avvicinò.
«Qui», disse Anawak.
Lei guardò il punto indicato. Lo strato luccicante che ricopriva il viso di Kate A
Judith comprese. I fili appiccicosi che si stavano sciogliendo si stendevano sulle spalle e sulla gola della do
«Quella sostanza sta cercando di prenderne il controllo», confermò Anawak. Aveva il volto grigio, uno straordinario cambiamento di colore per un inuit. «È verosimile pensare che stia strisciando nella sua testa per studiarla. Ma questa do
Judith Li rimase in silenzio.
«Controlla tutte le funzioni del cervello», riprese Anawak. «Ma non riesce a controllare un essere umano.» Si alzò. «Kate A
Heerema, al largo di La Palma, Canarie
Bohrma
«Non pensavo che dovessimo andare sulla luna», disse.
«Gerhard!» Frost rise. «A quattrocento metri di profondità è come essere sulla luna. Hai voluto venire a tutti i costi, quindi non lamentarti.»
In effetti, Frost avrebbe voluto portare con sé van Maarten, ma Bohrma
«Inoltre non mi va di stare a guardare mentre lavorate sott'acqua», aveva aggiunto. «Sarete anche degli eccellenti subacquei, ma io conosco gli idrati.»
«Proprio per questo devi restare qui», aveva ribattuto Frost. «Tu sei il nostro esperto di idrati. Se ti dovesse succedere qualcosa, non ne avremmo altri.»
«E invece sì. Abbiamo Erwin. Ne sa quanto me. Addirittura di più.»
Nel frattempo, Erwin Suess era arrivato da Kiel.
«Un'immersione non è una passeggiata», aveva detto van Maarten. «Ha già fatto delle immersioni?»
«Diverse volte.»
«È mai stato in profondità?»
Bohrma
Dopo averci riflettuto, Frost aveva detto: «Due uomini robusti bastera
«Ma siamo diventati matti?» aveva esclamato Bohrma