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Per un momento fu così sbalordita che smise di nuotare e sprofondò finché le sue dita non toccarono il vetro. La paratia, sotto di lei, si stava aprendo. Il mare splendeva di un blu intenso ed era attraversato da scariche simili a fulmini.
Che diavolo sta facendo Roscovitz? Perché apre?
Il delfino girava come un pazzo sopra la chiusa. Ve
Lei fissava l'abisso luminoso.
Cosa c'era laggiù? Scorse alcune ombre indistinte che scivolavano, poi una chiazza che si avvicinava e diventava più grande.
Si avvicinava molto velocemente.
La macchia prese forma, diventando una figura.
Improvvisamente Alicia comprese che cosa si stava scagliando contro la nave. Riconobbe il corpo gigantesco con la fronte nera e la parte inferiore bianca, i denti disposti in file uguali tra le labbra semiaperte. Era il più grande esemplare che avesse mai visto. Risaliva in verticale dagli abissi a una velocità altissima e sembrava ancora in accelerazione. Di certo non si sarebbe scansato, era ovvio. I pensieri nella testa di Alicia si accavallavano. Nel giro di qualche secondo, la do
Che era troppo veloce.
Fece un disperato tentativo di allontanarsi.
L'orca si schiantò contro la copertura di vetro con la stessa violenza di un siluro. L'onda d'urto fece roteare Alicia su se stessa. La do
Fu presa dal panico.
Roscovitz ebbe appena il tempo di afferrare la situazione. Quando l'orca sfondò la paratia, il molo prese a rimbombare, tremando sotto i suoi piedi. Una gigantesca montagna d'acqua sollevò il Deepflight. Vide Kate A
«La paratia!» gridò Rubin. «Chiuda la paratia!»
La testa dell'orca colpì il batiscafo, lanciandolo verso alto. I supporti delle catene saltarono. Kate A
«Il batiscafo!» Rubin strillava. «Il batiscafo!»
Con la fronte che sanguinava, Kate A
Fu trascinato in avanti e scivolò oltre il bordo.
Greywolf era troppo lontano per capire cosa aveva provocato la catastrofe e, dato che si trovava in acqua, non percepì la scossa. Ma vide che il batiscafo era stato strappato dal suo supporto e osservò quello che stava succedendo a Kate A
Poi cercò freneticamente Alicia. Anawak gli stava di fianco, ma nemmeno lui riusciva a vedere la do
«Licia!»
Nessuna risposta.
«Licia!»
Il suo cuore ve
Alicia stava nuotando nella direzione sbagliata. Aveva un terribile dolore alla schiena e temeva di affogare. Improvvisamente si ritrovò davanti alla chiusa. Le due metà della copertura di vetro erano infrante e la paratia di acciaio si stava chiudendo. Oltre la chiusa, il mare era luminoso.
Si girò sulla schiena.
Oh, no!
Il Deepflight stava arrivando verso di lei coi portelli aperti, la prua in avanti. Affondava come un sasso. Alicia sbatté i piedi con tutte le forze, consapevole che il batiscafo rischiava di colpirla. Vide i bracci meccanici ripiegati avvicinarsi sempre più e si allungò come una lontra, ma non fu sufficiente. La prese in pieno. Lei sentì le costole rompersi, aprì la bocca, gridò e ingoiò altra acqua. L'imbarcazione la spingeva verso il fondo, attraverso la chiusa e poi nel mare aperto. Il freddo le penetrò fin nelle ossa. In uno stato di semincoscienza, vide la paratia d'acciaio cozzare con un rumoroso clonc contro il Deepflight, bloccandosi. Il batiscafo si era incastrato. Lei, invece, continuava a sprofondare. Allungò le braccia e cercò di aggrapparsi all'imbarcazione, ma le dita scivolarono. Non aveva più forza e i polmoni erano in fiamme. Chissà quante costole si era rotta… Per favore, voglio tornare indietro. Tornare alla nave. Non voglio morire, pensò.
Da qualche parte, tra la paratia bloccata e l'imbarcazione, scorse il volto di Greywolf. Ma ormai la salvezza era un'utopia, un bel sogno.
Qualcosa di scuro, di grande, la aggredì sul fianco. Fauci spalancate, file di denti conici tutti uguali.
Il morso dell'orca le spaccò la cassa toracica.
Non vide la massa luminosa scivolarle di fianco. Quando l'organismo entrò nella paratia, Alicia Delaware era già morta.
Per la rabbia, Peak vibrò un pugno possente sul quadro di controllo. Il suo tentativo di chiudere la paratia era fallito. Il Deepflight si trovava in mezzo ai due pa
Kate A
Dov'era quella maledetta orca?
«Sal!» urlò Rubin.
L'acqua ribolliva e schiumava. I soldati correvano da una parte all'altra, incerti. Greywolf si era immerso. Di Anawak non c'era traccia. E Alicia? Cos'era successo ad Alicia?
Qualcuno gli si avvicinò.
«Sal, maledizione!» Rubin lo strappò via dalla console. Le sue mani corsero sulla tastiera, schiacciando freneticamente tasti e bottoni. «Perché non chiude quella maledetta paratia?»
«Stupido idiota!» gridò Peak. Poi sollevò il braccio e gli sferrò un pugno in pieno volto. L'altro vacillò e cadde in acqua, fra alti spruzzi. In mezzo alla spuma, Peak vide salire la pi
Rubin riemerse dai flutti, sputacchiando.
Anche lui vide la pi
Peak spinse il bottone per aprire la paratia d'acciaio e lasciare così che il Deepflight sprofondasse negli abissi.
Doveva accendersi una spia.
Non accadde nulla.
Greywolf credeva d'impazzire.
Sotto l'Independence c'erano delle orche. Uno degli animali aveva afferrato il corpo di Alicia e l'aveva trascinato via. Senza riflettere, Greywolf nuotò attraverso una fessura della paratia incastrata e vide che qualcosa stava risalendo dagli abissi. Davanti ai suoi occhi si accesero lampi e scariche. Poi fu colpito da quello che sembrava un pugno gigantesco e scaraventato all'indietro. Alla sua sinistra, Anawak apparve e scomparve subito. Quindi Greywolf scorse due gambe che si muovevano freneticamente e un corpo che schizzava verso di loro. Un ventre bianco… Era l'orca, che stava passando sopra di lui a tutta velocità. Poi di nuovo la paratia col batiscafo incastrato…
E la cosa che si stava intrufolando dalla paratia aperta.
Sembrava il tentacolo di un polpo enorme. Ma non esisteva un polpo dotato di un simile tentacolo. Nessun polpo era grande a sufficienza per avere un tentacolo di tre metri di diametro. Una massa senza forma entrò nel ponte a pozzo, velocissima, sempre più grande. Un muscolo gelatinoso che, non appena superata la chiusa, si ramificò in fasci sottili, sulla cui superficie liscia splendevano lucenti decorazioni.
Rubin nuotava per salvarsi la vita.
La pi
Ovunque c'erano tentacoli lucenti. Spessi come tronchi.
E, in mezzo, c'erano le fauci spalancate dell'orca.
Rubin riemerse. Di fianco a lui, c'erano due gambe che frustavano l'acqua. Appartenevano a Roscovitz, che lo guardò con occhi disperati. Sembrava appeso a una forca e cercava di liberarsi la gola dalla catena.
Dalle sue labbra uscì uno spaventoso gorgoglio.
Oddio, pensò Rubin. Dio misericordioso! Là c'era la pi
L'orca emerse in una montagna di schiuma, con la bocca spalancata. Le gambe di Roscovitz scomparvero. La mascella si serrò. Per un attimo l'animale sembrò immobile a mezz'aria, poi ricadde…
Il busto di Roscovitz pendeva sull'acqua, colando sangue, e Rubin non riusciva a staccare lo sguardo da quel pezzo di carne. Sentì un grido. E poi capì che era lui a gridare.
Gridava e gridava.
E là c'era ancora la pi
Combat Information Center
Judith Li non credeva ai suoi occhi. Nel giro di pochi secondi, nel ponte a pozzo era scoppiato l'inferno. Attonita, vide Peak correre sul molo, i soldati sparare alla cieca nell'acqua e il corpo maciullato di Roscovitz.
«Stabilire il contatto radio», ordinò.
La centrale di comando risuonò di urla e spari. Sui volti dei presenti si leggeva un orrore indicibile. Tutti cominciarono a parlare e il caos nel ponte a pozzo si specchiò in quello nel CIC. Judith rifletté febbrilmente sul da farsi. Mandare rinforzi, naturalmente. Con colpi esplosivi, stavolta. Perché continuano a sparare con munizioni convenzionali?
Doveva riprendere il controllo.
Sarebbe andata lei stessa.
Senza dire una parola, corse nel vicino LFOC. In caso di guerra, serviva come centrale di comando per le operazioni anfibie. Da lì, si potevano riempire o svuotare le cisterne di zavorra e, in caso si fosse perso il controllo del ponte a pozzo, era possibile aprire il portello di poppa. Ma dal LFOC non si potevano controllare le paratie sul pavimento: un altro stupido errore nell'allestimento frettoloso dell'Independence.
Si rivolse al personale, terrorizzato, ordinando: «Svuotare le otto cisterne di zavorra. Prosciugare la poppa». Poi rifletté. La paratia sul fondo del ponte a pozzo era aperta o chiusa? L'acqua poteva scorrere via? A giudicare dall'inferno che si vedeva sui monitor non c'erano dubbi. In genere era sufficiente sollevare la poppa della nave per far defluire all'esterno l'acqua del porto artificiale, attraverso le paratie aperte o attraverso il portellone di poppa sollevato. Se entrambi erano bloccati, c'era il sistema di pompaggio di emergenza. Ci voleva un po' più di tempo, ma il risultato era il medesimo.