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Shankar si voltò verso di lui, seccato. «Volevamo prendere contatto o no? Di che si lamenta? Pensava che ci mandassero un messaggero a cavallo?»
«Stiamo ricevendo un segnale!»
Tutti si assieparono intorno all'uomo che sorvegliava le emissioni acustiche. Shankar lo raggiunse e si chinò sul monitor.
«Che cos'è?» gli gridò Samantha.
«Lo spettrogramma di un segnale scratch.»
«Una risposta?»
«Non so se…»
«Il cerchio si restringe!»
Tutte le teste si voltarono verso il grande schermo. Il cerchio luminoso aveva cominciato a muoversi lentamente verso la nave. Nel frattempo, due punti minuscoli si allontanavano dall'Independence. I due elicotteri da combattimento avevano iniziato la loro ricognizione. I fischi e i suoni provenienti dagli altoparlanti dive
Tutti cominciarono a parlare contemporaneamente.
«Zitti!» sbraitò Judith Li. Con la fronte aggrottata, stava ascoltando i delfini. «Questo è un altro segnale.»
«Sì.» Anche Alicia ascoltava, con le palpebre abbassate. «Forme di vita sconosciute e inoltre…»
«Orche!»
«Diversi corpi di grandi dimensioni si sta
Greywolf guardò Judith Li. «Non mi piace. Dobbiamo riportare i delfini nella nave.»
«Perché proprio ora?»
«Non voglio rischiare la vita degli animali. Inoltre abbiamo bisogno delle immagini della telecamera.»
Judith Li esitò, poi disse: «Va bene. Li riporti dentro. Informo Roscowitz. Peak, prenda quattro uomini e accompagni O'Ba
«Leon, Licia, andiamo», li esortò Greywolf.
Uscirono in fretta e Rubin li seguì con lo sguardo. Poi si chinò all'orecchio di Judith Li e le sussurrò qualcosa. Lei lo ascoltò, a
«Aspettatemi», disse Rubin al gruppo che stava uscendo. «Vengo anch'io.»
Ponte a pozzo
Roscovitz raggiunse il ponte a pozzo ancor prima degli scienziati, accompagnato da Kate A
«Non dovrebbero aver già finito?» disse alla do
«Il problema è più complicato di quanto pensassimo», si giustificò lei, mentre correvano lungo il molo. «Il pilota automatico…»
«Merda.» Roscovitz fissò l'imbarcazione. Era proprio sopra la chiusa, che si delineava a quattro metri di profondità. «Questa faccenda sta cominciando a infastidirmi. Mi disturba sempre di più ogni volta che facciamo entrare e uscire quegli animali.»
«Con tutto il rispetto, signore, non disturba affatto e, quando avremo finito di ripararlo, lo riporteremo sul ponte.»
Roscovitz ringhiò qualcosa d'incomprensibile e poi si mise alla console di servizio. L'imbarcazione era proprio davanti al suo naso, cosicché, da quella prospettiva, lui non riusciva a vedere la chiusa sul fondo, che poteva essere controllata solo dalla zona dei monitor. Imprecò di nuovo, in modo ancora più colorito. L'Independence era stata attrezzata in fretta e il lavoro era stato svolto in maniera approssimativa! Perché diavolo i problemi dovevano saltar fuori solo all'atto pratico? A che cosa servivano i test nello spazio virtuale se non si riusciva a vedere la chiusa da dietro il batiscafo che galleggiava?
Altri passi risuonarono sul ponte dell'hangar. Greywolf, Alicia, Anawak e Rubin stavano scendendo la rampa, seguiti da Peak e dai suoi uomini. I soldati si divisero sui due lati della banchina. Rubin e Peak andarono da Roscovitz, mentre Greywolf e gli altri s'infilarono nelle tute di neoprene e indossarono le maschere.
«Fatto», a
Roscovitz a
Allora aprì la paratia inferiore.
Alicia s'immerse verso gli strumenti sul bordo della chiusa. Stava ancora scendendo quando le imponenti lastre d'acciaio — poste tre metri al di sotto della copertura di vetro — presero a muoversi. Lei vide le lastre che si allontanavano, mostrando gli abissi marini. Due delfini scivolarono subito all'interno. Apparivano nervosi, e colpivano il vetro col muso. Greywolf fece segno di attendere ancora. Un altro delfino entrò nella camera di decompressione.
Nel frattempo, le paratie d'acciaio si erano completamente aperte e, sotto la cupola di vetro, si spalancava l'abisso. Alicia guardava nervosa nell'oscurità. Non si vedeva niente d'insolito. Niente luci, niente lampi, niente orche e neppure gli altri tre delfini. Scese ancora, finché non toccò con le mani la superficie di vetro, sempre scrutando alla ricerca dei delfini. Improvvisamente entrò un quarto animale, ruotò su se stesso e s'infilò nel bacino della chiusa. Greywolf a
Non appena si formò uno spiraglio sufficiente grande, gli animali scivolarono dentro, e furono ricevuti da Greywolf e Anawak.
Peak osservò Roscovitz mentre chiudeva la paratia di vetro. Il suo sguardo era fisso sui monitor. Rubin era andato sul bordo del bacino e scrutava la chiusa.
«Fuori ce ne sono ancora due», disse Roscovitz fra i denti.
Dagli altoparlanti uscivano i fischi e i suoni dei delfini ancora in mare. Diventavano sempre più nervosi. La testa di Greywolf comparve sulla superficie dell'acqua, poi emersero anche Leon e Alicia.
«Che dicono gli animali?» chiese Peak.
«Sempre la stessa cosa», rispose Greywolf. «Forma di vita sconosciuta e orche. Qualcosa di nuovo sui monitor?»
«No.»
«Non vuol dire niente. Prendiamo gli ultimi due.»
Peak sobbalzò. A partire dai bordi, avevano cominciato a risplendere di blu scuro. «Bisogna fare in fretta», disse. «Si sta avvicinando.»
Gli scienziati s'immersero e nuotarono verso la paratia. Peak chiamò il CIC. «Cosa vedete da lassù?»
«Il cerchio continua a stringersi», gracchio la voce di Judith Li dai box della console. «I piloti dicono che la struttura si sta immergendo, ma dalle immagini del satellite si vede ancora meglio. Sembra che voglia andare sotto la nave. Tra poco dovreste avere molta luce laggiù.»
«Ci sarà molta luce. Con cosa abbiamo a che fare? Con la nuvola?»
«Sal?» Era Johanson. «No, non credo che abbia una forma di nuvola. Le cellule si sono fuse. È un compatto tubo di gelatina e si contrae. Dovreste sbrigarvi.»
«Abbiamo quasi fatto. Roscovitz?»
«Apro la paratia», replicò subito l'altro.
Anawak era sospeso sopra la parete di vetro. Stavolta, quando le paratie d'acciaio si aprirono, fu completamente diverso. La prima volta, avevano guardato in un'oscurità grigio scuro. Ora gli abissi erano attraversati da una debole luce blu che aumentava lentamente d'intensità.
È diversa dalla nuvola, pensò. È come una luce diffusa. Ripensò alle riprese dal satellite che aveva visto nel CIC. All'apertura dell'imponente tubo nel cui centro c'era l'Independence.
Improvvisamente si rese conto che stava guardando proprio nell'interno del tubo e, al pensiero delle dimensioni di quella cosa gli si contrasse lo stomaco. Il terrore s'impadronì di lui. Di colpo, dal nulla, entrò nella chiusa il quinto delfino, e Anawak balzò indietro, dominando a fatica l'impulso di fuggire. Il delfino andò contro la copertura di vetro. Anawak si costrinse a star calmo. Un attimo dopo, anche il sesto delfino superò la paratia. Le lastre d'acciaio si chiusero, scivolando. I sensori analizzarono l'acqua, mandarono l'okay a Roscovitz e la paratia di vetro della chiusa si aprì.
Con un lungo balzo, Kate A
«Che vuoi fare?» chiese Roscovitz.
«Gli animali sono dentro. E io faccio il mio lavoro, tutto qui.»
«Ehi, non mi sembra il momento adatto.»
«E invece lo è.» La do
«Ci sono cose più importanti, Browning», sbottò Peak, irritato. «La smetta di fare i capricci.» Non riusciva a staccare gli occhi dai monitor. Stavano diventando sempre più luminosi.
«Sal, avete finito là sotto?» Era la voce di Johanson.
«Sì. Cosa vedete?»
«Il bordo del tubo scivola sotto la nave.»
«Quella sostanza ci può fare qualcosa?»
«Difficile. Non riesco a immaginare un organismo che riesca anche solo a far vacillare l'Independence. Neppure questa cosa. È una gelatina… gomma senza muscoli.»
«Ed è sotto di noi», disse Rubin dal bordo del bacino. Si girò. I suoi occhi luccicavano. «Apra ancora la paratia. Presto.»
«Come?» Roscovitz sgranò gli occhi. «È impazzito?»
Con pochi passi, Rubin gli fu a fianco. «Generale?» gridò nel microfono della console.
Il collegamento gracchio. «Che c'è, Mick?»
«Abbiamo la fantastica possibilità di prendere un bel po' di quella gelatina. Ho suggerito di riaprire la paratia, ma Peak e Roscovitz…»
«Jude, non possiamo correre il rischio», interve
«Ci limitiamo ad aprire la paratia d'acciaio e aspettiamo», borbottò Rubin. «Forse quell'organismo è curioso. Ne catturiamo qualche pezzo e poi richiudiamo la paratia. Una bella porzione di materiale per la ricerca, che ne pensa?»
«E se è contaminata?» chiese Roscovitz.
«Oddio, quanti dubbi! Lo scopriremo, no? Naturalmente terremo chiusa la copertura di vetro finché non saremo certi che è tutto a posto!»
Peak scosse la testa. «Non mi sembra una buona idea.»
Rubin strabuzzò gli occhi. «Generale, questa è un'occasione unica.»
«Okay», disse Judith Li. «Ma siate prudenti.»
Peak sembrava contrariato. Rubin sorrise, si avvicinò al bordo del bacino e gesticolò. «Ehi, finitela», gridò a Greywolf, Anawak e ad Alicia, impegnati a togliere le bardature agli animali. «Fate…» Non potevano sentirlo. «Ah, non fa niente. Forza, Roscovitz, apra quella maledetta paratia. Non può succedere nulla finché la copertura di vetro rimane chiusa.»
«Non sarebbe meglio aspettare finché…»
«Non possiamo aspettare», lo interruppe Rubin. «Ha sentito che cos'ha detto il generale Li. Se aspettiamo, sparirà. Faccia entrare un po' di gelatina nella chiusa e poi chiuda. Me ne basta un metro cubo.»
Stronzo arrogante, pensò Roscovitz. Avrebbe voluto gettare Rubin in acqua, ma quel bastardo aveva l'autorizzazione di Judith Li.
Era stata lei a dare l'ordine.
Premette il pulsante della paratia.
Alicia era impegnata con un esemplare particolarmente agitato. Mentre cercava di togliergli la telecamera, il delfino era scappato e si era immerso verso la chiusa, trascinandosi dietro la bardatura. Lo vide nuotare in cerchio sopra la copertura di vetro e lo seguì con potenti bracciate.
Così non sentì nulla di quanto si diceva in superficie.
Che cos'hai? pensò. Vieni qui. Non devi avere paura.
Poi vide cosa stava succedendo.