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«Tutto deve avere un senso profondo?»

«In questo caso ce deve essere uno. È la lotta eterna tra le forze del bene e del male, vero?»

«No.» Greywolf si scostò i capelli dalla fronte. «La storia racconta della vita e della morte. Tutto lì. Alla fine muori, questo è certo, e fino ad allora è tutto alti e bassi. Tu stesso sei impotente. Puoi vivere bene o male la tua vita, ma quello che ti succede è determinato da forze superiori. Se vivi in armonia con la natura, essa ti salverà, se ti metti contro di essa, ti distruggerà. Ma la cosa più importante è che non sei tu a dominare la natura, bensì lei a dominare te.»

«Sembra che il figlio di quell'uomo non abbia condiviso questa consapevolezza», commentò Anawak. «Perché ha voluto vendicare la morte del padre?»

«La storia non dice che si sia comportato nel modo giusto.»

Anawak restituì a Greywolf la mazza da cerimonia, frugò nella sua giacca a vento e tirò fuori la scultura dello spirito uccello. «Mi sai dire qualcosa di questa?»

Greywolf osservò il pezzo, lo prese e lo rigirò. «Questo non viene dalla costa occidentale», disse.

«No.»

«È marmo… Viene da qualche altra parte. Dalla tua terra?»

«Da Cape Dorset.» Anawak esitò. «L'ho ricevuto da uno sciamano.»

«Tu accetti un regalo da uno sciamano?»

«È mio zio.»

«E cosa ti ha detto?»

«Ben poco. Sostiene che lo spirito uccello dovrebbe portare i miei pensieri nella giusta direzione, quando sarà il momento. E ha aggiunto che probabilmente avrò bisogno di un intermediario.»

Greywolf rimase per un po' in silenzio. «Ci sono spiriti uccello in tutte le culture», disse poi. «L'uccello del tuono è presente in un antico mito indiano e ha molte sfaccettature. Fa parte della creazione, è uno spirito della natura, un essere superiore, ma stabilisce anche l'identità di un clan. Conosco una famiglia il cui nome deriva dall'uccello del tuono perché i suoi antenati lo ha

«Appare sempre in collegamento con la testa, vero?»

«Sì. Non è sorprendente? Nelle antiche rappresentazioni egizie si trova spesso l'immagine di un ornamento del capo a forma di uccello. Là, lo spirito uccello rappresenta la coscienza. È imprigionato nel cranio come in una gabbia. Non appena il cranio si apre — in senso metaforico — esso può uscire, ma c'è anche la possibilità di riportarlo dentro. In quel caso, si torna a possedere la propria coscienza o ci si sveglia.»

«Ciò vuol dire che, mentre dormo, la mia coscienza va a fare un giro.»

«Tu sogni, ma i tuoi sogni non sono fantasie. Ti mostrano quello che la tua coscienza vede nei mondi superiori che normalmente restano nascosti. Non hai mai visto la corona di pe

«Solo nei film western, per essere sincero.»

«Non fa niente. Con la corona di pe

«I pensieri ispirati…»

«Sì, attraverso le pe

«Perché tu non hai delle pe

Greywolf fece una smorfia. «Come tu hai acutamente notato, io non sono un vero indiano.»

Anawak rimase in silenzio. «Nel Nunavut ho fatto un sogno», disse dopo un po'.

Greywolf rimase in silenzio.

«Diciamo che il mio spirito è andato in giro per il mondo. Sprofondavo nel mare nero attraverso il ghiaccio. Poi il mare si è trasformato nel cielo e io risalivo un iceberg finché non ho visto che galleggiava sul mare. Ovunque non c'era altro che acqua. L'iceberg galleggiava su quel mare e io pensavo che si sarebbe sciolto. Strano, però non avevo paura, ero solo curioso. Sapevo che sarei sprofondato quando sarebbe stato il momento, tuttavia non avevo paura di a

«Che ti aspettavi di trovare?»

Anawak rifletté. «La vita», rispose infine.

«Quale vita?»

«Non lo so. Semplicemente la vita.»

Greywolf guardò la piccola scultura di marmo verde dello spirito uccello. «Dimmi la verità, perché a bordo ci siamo anche Licia e io?»

Anawak guardò il mare. «Perché c'è bisogno di voi.»

«Non è vero, Leon. Forse c'è bisogno di me perché so cavarmela bene coi delfini, ma avreste potuto assumere qualcun altro, ugualmente qualificato. E Licia non ha nessuna funzione.»

«È una magnifica assistente.»

«L'hai richiesta tu? Ti serve?»

«No.» Anawak sospirò. Chinò all'indietro la testa e guardò il cielo. Se lo si fissava per un po', immaginando che tutto era al contrario — che in realtà si era in alto e che le nuvole formavano un paesaggio posto molto in basso, e che non si guardavano montagne di vapore, bensì colline, valli, fiumi e laghi — allora a un certo punto ci si credeva. Ci si credeva a tal punto che ci si doveva tenere ben saldi per non cadere nella profondità che si apriva in alto. «No, voi siete a bordo perché l'ho voluto io.»

«E il motivo sarebbe…»

«Che siete miei amici.»

Per un po' rimasero in silenzio. Anawak riusciva a individuare sempre maggiori dettagli nelle nuvole. Dettagli di un mondo che si trovava a molti, molti chilometri di distanza. Infinitamente più lontano del mondo degli yrr.

«Credo proprio di sì», ammise Greywolf.

Anawak sorrise. «Sai, ho sempre avuto un buon rapporto con la gente, ma non ricordo di aver mai avuto degli amici. Dei veri amici. E non avrei mai neppure pensato di chiamare 'amica' una piccola, irritante, saccente dottoranda. O un pazzo alto come un albero con cui ho quasi fatto a botte.»

«La piccola dottoranda ha fatto quello che fa

«Sarebbe?»

«Si è interessata della tua stupida vita.»

«Sì, lo ha fatto.»

«E noi due siamo sempre stati amici. Probabilmente…» Greywolf esitò, poi sollevò la scultura e sorrise. «… le nostre teste sono state chiuse per un po'.»

«Tu che ne pensi? Perché si sognano cose del genere?»

«Parli del sogno dell'iceberg?»

«Ci ho riflettuto a lungo e tu sai bene che non ho la minima simpatia per l'esoterismo. Odio tutte quelle stronzate. Ma nel Nunavut c'era qualcosa che non riuscivo a spiegare. Dentro di me è successo qualcosa. Forse proprio quand'ero là fuori, sui ghiacci, quando ho fatto il sogno.»

«E tu, che ne pensi?»

«Questa forza sconosciuta, questa minaccia che vive nelle nostre acque, negli abissi… Forse la incontrerò là. Forse il mio compito è andare laggiù e…»

«Salvare il mondo?»

«Ah, scordatelo.»

«Vuoi sapere che cosa credo, Leon?»

Anawak a

«Penso che tu stia sbagliando. Ti sei nascosto per a

Notte

Ognuno dormiva in modo diverso.

Samantha, piccola e minuta, si era avvolta nelle lenzuola, come se volesse scomparirvi dentro. La sua capigliatura grigio ghiaccio usciva solo per metà. Karen dormiva sulla pancia, nuda e senza coperte, con la testa piegata di lato. Le ciocche castane si attorcigliavano in tutte le direzioni, cosicché si vedeva solo la bocca semiaperta. Shankar, invece, rientrava in quella categoria di persone il cui letto, quando si alzano al mattino, appare come se avesse sopportato gli incubi di molte notti. Si agitava costantemente nel so

Rubin passava la maggior parte del tempo sveglio.

Anche Greywolf e Alicia dormivano poco perché facevano l'amore in continuazione, prevalentemente sul pavimento della cabina. Spesso Greywolf — con la pelle color rame e possente come un animale mitologico — stava disteso sulla schiena e sosteneva il corpo bianco come il latte della do

Johanson era sdraiato sulla schiena, con le braccia distese, i palmi delle mani rivolti all'esterno. Solo i letti nell'area degli ammiragli e negli alloggi degli ufficiali avevano spazio sufficiente per permettere di dormire nelle più svariate posizioni. E la posizione nel so

Tutti — quelli che dormivano e quelli rimasti svegli — risplendevano su una serie di monitor, ognuno dei quali mostrava per intero una cabina. Due uomini in uniforme stavano seduti nella semioscurità e osservavano gli scienziati. Dietro di loro, c'erano Judith Li e il vicedirettore della CIA.

«Che angioletti», disse Vanderbilt.

Impassibile, Judith Li guardava Alicia che stava arrivando all'orgasmo. Benché il volume fosse basso, qualche nota dell'atto d'amore si diffuse nella fredda atmosfera del centro di controllo. «Sono contenta che le piaccia, Jack.»

«Quel piccolo ammasso di muscoli non sarebbe di mio gusto», sbottò Vanderbilt, indicando Karen. «Particolarmente stronza, non trova?»

«È i

Vanderbilt sorrise. «Dovrei pregare non poco.»

«Metta in azione il suo fascino», disse Judith Li. «Ne ha pur sempre un buon quintale.»

Il dirigente della CIA si asciugò il sudore dalla fronte. Rimasero a guardare ancora per un po'. Se succedeva qualcosa che a Vanderbilt piaceva, lui doveva goderselo con calma. Per Judith Li era del tutto indifferente se nelle cabine russavano o facevano l'amore. Per lei, potevano anche appendersi al soffitto coi piedi, oppure saltarsi addosso sbavando.

La cosa importante era sapere dov'erano, cosa facevano e cosa si dicevano.

«Procedete», disse e si girò. Mentre usciva, aggiunse: «E controllate tutte le cabine».