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«L'abbiamo fatto tutti. Ero giovane quando siamo stati cacciati. Ho lottato con gli altri per ottenere un risarcimento. Per trent'a
«Allora dovete cercarne una nuova.»
«Hai ragione. A cosa serve lamentarsi? Noi siamo sempre stati nomadi e indipendenti, ma ci siamo adattati all'idea di vivere in un territorio limitato. Fino a pochi dece
Anawak guardò il sole che sfiorava l'orizzonte. «Hai ragione», rispose.
Poi, seguendo un impulso, raccontò ad Akesuk tutto quello che avevano scoperto allo Château, a che cosa stava lavorando l'unità di crisi e il sospetto maturato sull'esistenza in mare di un'intelligenza sconosciuta. Gli uscì tutto così, semplicemente. Sapeva che contravveniva al ferreo divieto di Judith Li, ma non gli importava. Era stato in silenzio per una vita intera. Akesuk era tutto quello che gli restava della sua famiglia.
«Vuoi il consiglio di uno sciamano?» chiese infine lo zio.
«No. Non credo agli sciamani.»
«Certo, e chi ci crede? Ma non potete risolvere questo problema con la scienza, ragazzo mio. Uno sciamano ti direbbe che tutto ciò dipende dagli spiriti del mondo animale che vagano negli esseri viventi. I qallunaat ha
«E allora?»
«Considerateli una parte di voi. In questo pianeta apparentemente unito da una rete virtuale, ciascuno è un extraterrestre per l'altro. Prendete contatto. Come tu hai preso contatto con lo sconosciuto popolo degli inuit. Non sarebbe un bene se tutti crescessero insieme?»
«Non sono umani, Iji.»
«Non c'entra. Fa
«Sembra un precetto cristiano. Porgi l'altra guancia…»
«No», ridacchiò Akesuk. «È il consiglio di uno sciamano. Da queste parti ne abbiamo ancora, ma non lo gridiamo ai quattro venti.»
«Ma quale sciamano dovrebbe…» Anawak sollevò le sopracciglia. «Non sarai mica tu?»
Akesuk sorrise. «Qualcuno si deve pure occupare delle questioni spirituali», rispose. Poi esclamò: «Guarda!»
Un gigantesco orso polare si era avvicinato agli ultimi resti del narvalo e aveva scacciato gli uccelli, che si erano allontanati o avevano preso a zampettare sul ghiaccio, tenendosi a distanza di sicurezza. Uno stormo di uccelli, però, non si era dato per vinto e si accaniva contro l'intruso, benché questi sembrasse del tutto indifferente. Era abbastanza distante dall'accampamento perché la guardia non lanciasse l'allarme, ma l'uomo aveva sollevato il fucile e osservava con attenzione.
«Nanuq», disse Akesuk. «Sente tutti gli odori. Anche i nostri.»
Anawak osservò l'orso che stava mangiando. Non aveva paura. Dopo un po', il colosso perse ogni interesse nella sua preda e si allontanò lentamente. Si guardò intorno solo una volta, adocchiando l'accampamento, e infine sparì dietro una barriera di ghiaccio.
«Che aria affabile», sussurrò lo zio. «Ma sa correre, ragazzo mio! Eccome!» Ridacchiando, frugò nella giacca a vento e tirò fuori una statuetta che mise in grembo ad Anawak. «Ho aspettato. Tu sai che ogni regalo ha il suo tempo. Forse adesso è il momento giusto per dartelo.»
Anawak prese la scultura e la osservò. Raffigurava un volto umano con piume al posto dei capelli; inoltre la parte posteriore della testa terminava in un corpo d'uccello. «Uno spirito uccello?»
Akesuk a
«Quando sarà il momento?»
«La tua coscienza volerà.» Con le mani, Akesuk formò due ali, le fece muovere e sorrise. «Ma tu sei stato via per tanto tempo e sei un po' fuori esercizio. Forse hai bisogno di un intermediario che ti confidi quello che vede lo spirito uccello.»
«Parli per enigmi.»
«È un privilegio degli sciamani.»
Un uccello volò sopra di loro.
«Un gabbiano di Ross», rise Akesuk. «Sì, tu sei proprio fortunato, Leon! Lo sapevi che ogni a
Più tardi, quando s'infilarono nei loro sacchi a pelo, Anawak rimase sveglio ancora un po'. Il sole notturno illuminava le pareti della tenda. Una volta sentì il grido della guardia: «Nanuq, nanuq!» Pensò al mare nero e profondo tutt'intorno a lui, e i suoi pensieri sembrarono scivolare sul manto di ghiaccio, verso un mondo sconosciuto. Respirando tranquillamente, galleggiò su un mare di so
E forse l'avrebbe aiutato uno sciamano.