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«Domani ci riuniremo. Ho ordinato al maggiore Peak di tornare, in modo che possa essere presente. Potrà coordinare anche da qui lo stato di emergenza a New York e Washington.»

«Signore, dovrebbe tenere un discorso alla nazione», disse il vice presidente al presidente.

«Sì, è vero.» Il presidente batté una mano sul tavolo. «Bisogna allertare tutti gli scribacchini. Voglio qualcosa di schietto. Non le solite chiacchiere per rabbonire, ma qualcosa che dia speranza.»

«Dobbiamo acce

«No, la situazione verrà trattata come una catastrofe naturale. Non è ancora il momento, la gente è già abbastanza inquieta. Dobbiamo rassicurarla, sostenendo che faremo tutto ciò che è umanamente possibile per proteggerla — che possiamo farlo, che abbiamo i mezzi e le possibilità per farlo — e che. siamo pronti a tutto. Gli Stati Uniti non sono solo il Paese più libero del mondo, ma anche il più sicuro, qualunque cosa esca dal mare. Non importa quello che succede. E do a tutti voi ancora un consiglio. Pregate, pregate il Signore. Questa è la sua Terra e Lui sarà con noi. Ci darà la forza per sistemare tutto secondo la nostra volontà».

New York, USA

Non ce la facciamo.

Ecco cosa pensava Salomon Peak mentre saliva sull'elicottero. Non siamo preparati. Non abbiamo nulla con cui combattere questo orrore.

Non ce la facciamo.

L'elicottero decollò dall'eliporto di Wall Street e si diresse verso nord, sorvolando Soho, Greenwich Village e Chelsea. La città era illuminata, ma c'era qualcosa che non andava. Molte strade erano rischiarate dai riflettori e il traffico era assente. Da lassù si rivelavano le reali dimensioni del caos. New York era controllata dalle forze di sicurezza dell'esercito e dall'Office of Emergency Management. Elicotteri atterravano e decollavano in continuazione. Anche il porto era stato chiuso. Sull'East River incrociavano solo navi militari.

E i morti aumentavano.

Erano impotenti. Non potevano fare nulla. L'OEM aveva divulgato centinaia di prescrizioni e consigli sul comportamento da tenere in caso di catastrofe, ma, a quanto pareva, i costanti avvertimenti e le esercitazioni pubbliche non avevano ottenuto nessun effetto. Le taniche con l'acqua potabile che dovevano essere presenti in ogni casa non erano state predisposte. E anche dov'era stato fatto, la gente moriva per le tossine che uscivano come gas dalle tubature, dai lavandini, dalle toilette, dalle lavastoviglie. Tutto ciò che Peak poteva fare era portare fuori dalla zona a rischio le persone apparentemente sane e tenerle rinchiuse nei giganteschi campi di quarantena. New York si era trasformata in una zona mortale. Scuole, chiese ed edifici pubblici erano stati trasformati in ospedali, le strade intorno alla città sembravano circondare un'enorme prigione.

Guardò a sinistra.

L'incendio nel tu

Peak si sentiva in qualche modo responsabile di quell'incidente. Ovviamente il rischio di contaminazione nel tu

Se c'era una cosa che Peak odiava era l'inadeguatezza.

E adesso anche Washington era sotto assedio.

«Non ce la facciamo», aveva detto per telefono a Judith Li.

«Dobbiamo», aveva ribattuto lei.

Sorvolarono l'Hudson e fecero rotta verso l'Hackensack Airport, dove un apparecchio militare attendeva Peak per portarlo a Vancouver. Le luci di Manhattan svanirono. Peak si domandò a cosa avrebbe portato la riunione del giorno seguente. Sperava che almeno si fosse arrivati a trovare una cura per mettere fine all'orrore di New York, ma una voce gli diceva di non farsi illusioni. Era la sua voce interiore e, in genere, aveva ragione.

La testa gli rimbombava al ritmo delle pale dell'elicottero.

Peak si appoggiò allo schienale e chiuse gli occhi.

Château Whistler, Canada

Judith Li era soddisfatta.

Certo, la situazione era spaventosa. Ma la giornata era andata bene. Vanderbilt si era messo sulla difensiva e il presidente l'aveva ascoltava. Dopo infinite telefonate, aveva messo insieme un quadro agghiacciante e adesso attendeva con impazienza di essere messa in contatto col segretario alla Difesa. Voleva discutere della nave che il giorno seguente avrebbe dovuto condurre i primi attacchi col sonar. Ma il segretario alla Difesa era impegnato in una riunione, e lei aveva ancora qualche minuto. Avrebbe potuto suonare Schuma

Erano passate da poco le due. Il telefono squillò. Judith saltò in piedi e rispose. Si aspettava il Pentagono, per cui rimase sbalordita quando sentì una voce diversa. Ma si riprese subito. «Dottor Johanson… Cosa posso fare per lei?»

«Ha tempo?»

«Quando? Ora?»

«Vorrei parlarle a quattr'occhi, generale.»

«Devo fare qualche telefonata. Diciamo tra un'ora?»

«Non è curiosa?»

«Dovrei esserlo.»

«Era convinta che avessi una teoria, no?»

«Oh, certo!» Rifletté per qualche istante, poi disse: «Va bene. Venga».

Riagganciò con un sorriso. Era proprio quello che si aspettava. Johanson non si sarebbe mai presentato da lei senza a

Chiamò il centralino. «Sposti la mia telefonata col Pentagono di mezz'ora.» Esitò, poi si corresse: «No, di un'ora».

Vancouver Island

Dopo il racconto di Greywolf, Anawak aveva perso l'appetito. Ma Shoemaker aveva superato se stesso. Aveva cucinato bistecche sontuose, accompagnate da un'insalata con crostini e noci. A mangiare nella sua veranda erano in tre. Alicia evitò di parlare della sua nuova relazione e si mostrò molto socievole. Conosceva una gran quantità di barzellette ed era brava a raccontarle, tanto che avrebbe potuto farlo anche su un palco. Era davvero divertente.

La serata era come un'isola in un mare di desolazione. Nell'Europa medievale, mentre imperversava la peste nera, si ballava e si facevano feste. Non erano ancora a quel punto, ma riuscirono a passare alcune ore parlando di tutto tra

Intorno alle due, Anawak si congedò. Alicia rimase. Lei e Tom avevano aperto un'altra bottiglia di vino, e si erano messi a parlare di vecchi film. Anawak bevve un bicchiere d'acqua, ringraziò e si avviò nella notte verso la stazione. Una volta arrivato, accese il computer e si collegò a Internet.

Nel giro di qualche minuto, era riuscito a trovare il professor Kurzweil.

Alle prime luci dell'alba, cominciò a delinearsi il quadro.