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«Come fa a saperlo?»

«Lei sa che l'attuazione delle ordinanze per la sorveglianza delle fonti di finanziamento del terrorismo ci permette una visione sufficientemente ampia. Il dipartimento del Tesoro ha il quadro esatto di dove vengono trasferite grandi somme di denaro. Avremmo notato qualcosa.»

«E allora?» chiese Vanderbilt.

«Niente, né in Africa, né in Asia, né nel Medio Oriente. Nulla che indichi il coinvolgimento di uno Stato.»

Vanderbilt si schiarì la voce. «Ci sta

«Ripeto che non abbiamo…»

«Mi spiace disilludere qualcuno», lo interruppe Vanderbilt. «Ma credete davvero che qualcuno in grado di mandare a pezzi il mare del Nord e di avvelenare New York presenti ai nostri uomini la valigetta piena di soldi?»

«Il mondo cambia», interve

L'altro si strinse nelle spalle. «L'ultima cosa che abbiamo ricevuto è un avvertimento dall'India secondo cui alcuni terroristi pakistani vorrebbero far saltare in aria la Casa Bianca. Conosciamo già quella gente. Non c'è nessun pericolo. Lo sapevamo da un pezzo e avevamo tenuto d'occhio alcune transazioni finanziarie. Il Centro nazionale per la lotta al terrorismo raccoglie ogni giorno montagne d'informazioni sulle minacce internazionali. È vero, signor presidente, non succede nulla che noi non veniamo a sapere.»

«E al momento è tutto tranquillo?»

«Non è mai tutto tranquillo. Ma quello che sta succedendo non è preparato o finanziato apertamente. Questo non vuol dire rinunciare alle ricerche.»

Lo sguardo del presidente si appuntò sul capo delle operazioni speciali. «Dalla sua gente mi attendo un impegno raddoppiato», disse in tono sferzante. «Non m'interessa in quali postazioni esterne e in quali basi militari lavorino. I cittadini americani non possono subire da

«Naturalmente, signore.»

«Vorrei ricordarvi ancora una volta che siamo stati attaccati! Siamo in guerra! Voglio sapere contro chi.»

«Si rivolga al Medio Oriente», gridò Vanderbilt.

«Lo stiamo facendo», disse Judith Li di fianco a lui.

Senza guardarla, Vanderbilt sospirò.

«Ovviamente è possibile colpirsi in faccia da soli per dare l'impressione di essere stati picchiati», riprese Judith Li. «Ma è credibile? Se pensiamo che gli ultimi avvenimenti catastrofici abbiano avuto origine in Paesi ai quali non andiamo a genio, allora rimane il problema del perché quei Paesi si siano da

«La nostra idea è diversa», disse il direttore della CIA.

«Lo so. Questa è la mia: noi non siamo l'obiettivo primario. Sono successe troppe cose, e quello che è accaduto è troppo orribile. Prendere il controllo di migliaia di animali, allevare milioni di nuovi organismi, provocare uno tsunami nel mare del Nord, sabotare la pesca, far invadere l'Australia e il Sudamerica dalle meduse, distruggere navi… Come si può ricavare un vantaggio politico ed economico da tutto ciò? Che piaccia o no a Jack, la catastrofe ha colpito anche il Medio Oriente. E dobbiamo prenderne atto. Io mi rifiuto di scaricare la responsabilità sugli arabi.»

«Nel Medio Oriente sono affondati un paio di cargo», ringhiò Vanderbilt.

«Ben più di un paio.»

«Forse abbiamo a che fare con un folle?» suggerì il segretario di Stato. «Con un criminale?»

«Forse», ammise Judith Li. «Qualcuno — un individuo assai ricco — potrebbe muovere di nascosto grandi somme e utilizzare strumenti tecnologici all'avanguardia. Credo che dovremmo prestare più attenzione a questa categoria. Qualcuno ha inventato qualcosa. Allora inventiamoci anche noi qualcosa da contrapporre. Qualcuno ci scaglia addosso i vermi? E noi inventiamo qualcosa contro i vermi. Qualcuno alleva granchi killer, alghe e sostanze velenose? E noi adottiamo delle contromisure.»

«Quali contromisure ha adottato?» chiese il segretario di Stato.

«Abbiamo…» iniziò il segretario alla Difesa.

«Abbiamo isolato New York», lo interruppe Judith Li. Non tollerava di farsi rubare la scena. «E ho appena sentito che l'allarme granchi a Washington è da prendere sul serio. Dobbiamo dichiarare lo stato di emergenza. Metteremo in quarantena anche Washington. Il personale della Casa Bianca deve seguire l'esempio del presidente e cercare un'altra sede per tutta la durata della crisi. Ho fatto piazzare nelle vicinanze di tutte le città costiere varie unità coi lanciafiamme. Stiamo anche valutando l'uso di rimedi chimici.»

«E che cosa ne è di batiscafi, robot e cose simili?» volle sapere il direttore della CIA.

«Nulla. Da qualche tempo, qualsiasi cosa caliamo in mare sparisce senza lasciare tracce. Là sotto non abbiamo la minima possibilità di controllo. I ROV sono collegati al mondo esterno solo attraverso cavi, che regolarmente tiriamo fuori dall'acqua in pezzi e subito dopo che le telecamere ha

«Ciò significa che abbiamo ceduto il campo.»

«Al momento, cerchiamo di ripulire le zone infestate dai vermi con reti a strascico. Vengono tese delle reti anche davanti alle coste, una misura aggiuntiva per evitare invasioni della terraferma come quella di Long Island.»

«Mi sembra un metodo piuttosto antiquato.»

«Siamo stati attaccati in modo antiquato. Inoltre abbiamo messo alle strette coi sonar i cetacei di Vancouver Island. Qualcosa manovra gli animali, e allora noi li colpiamo finché il rumore non fa scoppiare loro la testa. Vedremo chi vincerà l'ultima mano.»

«Sembra una cosa orribile, Judith.»

«Se ha un'idea migliore, sarà la benvenuta.»

Per un momento rimasero tutti in silenzio.

«La sorveglianza satellitare ci aiuta?» chiese poi il presidente.

«Parzialmente.» Il vice direttore per le operazioni scosse la testa. «L'esercito è in grado di rilevare panzer mimetizzati sotto i rami, ma ci sono pochi sistemi che possano rilevare qualcosa delle dimensioni di un granchio. È vero, abbiamo KH-12 e i satelliti Keyhole di nuova generazione. Inoltre Lacrosse e gli europei ci permettono l'accesso a Topex/Poseidon e SAR-Lupe, che però lavorano col radar. Il problema è che cose di quel genere possiamo riconoscerle solo con lo zoom. Cioè ci dobbiamo concentrare su una piccola sezione. Finché non sappiamo che cosa esce dal mare e dove, osserviamo disperatamente in tutte le direzioni. Il generale Li ha proposto di mettere a disposizione i satelliti spia che pattugliano sopra le coste. Mi sembra una buona proposta, ma anch'essi non vedono tutto. Gli NRO e gli NSA fa

«Forse è proprio questo il nostro problema», disse pensieroso il presidente. «Forse dovremmo provare a usare un po' più di HUMINT.»

Judith tratte

«Mettete in movimento le rotelle», sbottò. «Alcuni amano nascondersi dietro le console di comando e i programmi dei computer. Voglio che si programmi meno e si pensi di più.»

Il direttore della CIA congiunse la punta delle dita. «Va bene», disse. «Forse non dovremmo attribuire troppa importanza all'ipotesi Medio Oriente.»

Judith guardò Vanderbilt. Il vice direttore della CIA fissava dritto davanti a sé.

«Si era lanciato un po' troppo in avanti, Jack?» gli mormorò, in modo che nessun altro potesse sentirla.

«Chiuda la bocca, da

Lei si chinò in avanti e, ad alta voce, disse: «Vogliamo parlare di qualcosa di positivo, una volta tanto?»

Il presidente sorrise. «Tutto ciò che è positivo non può che farci piacere, Jude.»

«Bene, c'è sempre il tempo del dopo, ma ci arriva soltanto chi vince. Quando questa storia sarà finita, il mondo sarà diverso. Finora sono stati destabilizzati molti Paesi e, tra di essi, ce ne sono alcuni il cui crollo può essere sfruttato a nostro vantaggio. Il pianeta si trova in una situazione terribile, ma 'crisi' è un sinonimo di 'possibilità'. Se lo sviluppo della situazione attuale portasse alla caduta di un regime a noi sgradito, la colpa non sarebbe nostra… Tuttavia noi potremmo orientare gli eventi e sostituire gli esponenti di quel regime con gente di nostra fiducia.»

«Ehm…» fece il presidente.

Il segretario di Stato rifletté per un attimo, poi disse: «Di conseguenza, la questione non è chi fa questa guerra, ma chi la vince».

«Penso che il mondo civilizzato debba combattere fianco a fianco contro il nemico invisibile», confermò Judith Li. «Insieme. Se si va avanti in questo modo, senza dubbio tutte le alleanze convergera

«Un punto di vista chiarissimo, Jude», commentò il presidente.

Gli uomini intorno al tavolo fecero vari ce

«Bene», disse il presidente. «Credo che, allo stato attuale delle cose, possiamo mettere questa proposta nel cassetto, ma il cassetto deve restare un po' aperto. In nessun caso dobbiamo risvegliare nell'opinione pubblica mondiale l'impressione di essere interessati a prendere la guida della crisi. Come procedono i suoi scienziati, Jude?»

«Credo che siano il nostro capitale più grande.»

«Quando vedremo dei risultati?»