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«Esatto. Ci sono vermi che vivono dei prodotti di rifiuto dei batteri. Ha
«Capisco», disse Kare lentamente. «Il verme non ha nessun motivo di spingersi in profondità. Ma gli altri vermi lo fa
«Ci sono specie diversissime. Alcune mangiano i sedimenti o i tessuti presenti sui sedimenti, oppure elaborano il detritus», rispose Johanson.
«E cos'è?»
«È tutto ciò che, dalla superficie, affonda negli abissi marini. Cadaveri, particelle, resti di ogni genere. Ci sono vermi che non vivono in simbiosi coi batteri e quindi ha
«In ogni caso, i vermi del ghiaccio non ha
«Certo, ha
Quell'argomento sembrava appassionare sempre più Kare. «Se i vermi scoperti da Tina vivono in simbiosi coi batteri che mangiano il metano…»
«… dobbiamo chiederci a che cosa serve quell'arsenale di mandibole e denti», confermò Johanson. «Adesso la questione diventa ancora più intrigante. I tassonomi ha
«Sembra inquietante», fu il commento di Kare.
«Più che altro sembra un ibrido», lo corresse Johanson. «Dobbiamo aspettare le analisi al microscopio e quelle genetiche.»
«Sulla scarpata continentale ci sono idrati di metano a non finire», interve
«Aspettiamo.» Johanson tossicchiò e osservò Kare. «E lei, di che cosa si occupa? Anche lei nel ramo del petrolio?»
L'altro scosse la testa. «No», rispose allegramente. «M'interesso di tutto ciò che si può mangiare. Faccio il cuoco.»
«Che piacere! Lei non sospetta neppure quanto sia snervante avere sempre a che fare con gli accademici.»
«Cucina da dio», precisò Tina.
Probabilmente non è l'unica cosa che fa da dio, pensò Johanson. Peccato. Si consolò pensando che avrebbe gustato con Tina le prelibatezze che aveva portato con sé. A pensarci bene, si sentiva sollevato. A volte provava attrazione per Tina Lund, ma ringraziava il destino ogni volta che si lasciavano senza che fosse successo niente. Era una do
«L'a
«Già», borbottò Johanson, levando gli occhi al cielo. «Si vede.»
Mezz'ora dopo, si trovavano sull'elicottero, insieme con una dozzina di operai petroliferi. Johanson guardava fuori, in silenzio. Sotto di loro scorreva la superficie del mare, uniformemente grigia e frastagliata. Sorvolavano in continuazione cargo, traghetti, petroliere e navi che trasportavano gas. Infine comparvero le piattaforme. Da quando una compagnia petrolifera americana, in una tempestosa notte invernale del 1969, aveva scoperto il petrolio, il mare del Nord si era trasformato in una bizzarra zona industriale, poggiata su enormi pali ed estesa dall'Olanda fino alla piattaforma Haltenbank, davanti a Trondheim. Nelle giornate limpide, si potevano scorgere dozzine di gigantesche piattaforme. Viste dall'elicottero, sembravano giocattoli per giganti.
Raffiche di vento scuotevano il velivolo, che si alzava e si abbassava. Johanson si sistemò meglio le cuffie antirumore. Tutti portavano cuffie e tute protettive; stavano così stretti che le loro ginocchia si toccavano e ogni movimento doveva essere coordinato. A causa del rumore, poi, era impossibile parlare. Tina aveva chiuso gli occhi. Era troppo abituata a quei voli per esserne disturbata.
L'elicottero virò e proseguì verso sud-ovest. La sua meta, Gullfaks, era un insieme di piattaforme di proprietà della società petrolifera statale Statoil. L'impianto di estrazione Gullfaks C era una delle più grandi piattaforme della parte settentrionale del mare del Nord. Con le sue duecentottanta persone, formava una piccola comunità. A dirla tutta, Johanson non avrebbe potuto atterrare lì. Erano passati a
Una violenta turbolenza fece abbassare improvvisamente l'elicottero. Johanson si aggrappò ai braccioli, ma nessun altro reagì. I passeggeri, in prevalenza uomini, erano abituati a ben altre tempeste. Tina voltò la testa, aprì per un attimo gli occhi e gli fece l'occhiolino.
In un certo senso, Kare Sverdrup era proprio fortunato. Chissà se sarebbe stato in grado di reggere il passo di Tina…
L'elicottero si abbassò ancora e fece un'altra virata, dando l'impressione che stesse precipitando in mare. Poi comparve un grattacielo bianco, che sembrava svettare sull'acqua, e il velivolo si preparò all'atterraggio. Per un momento, dal finestrino, si vide tutta la Gullfaks C: un colosso su quattro piloni di cemento armato, pesante un milione e mezzo di to
L'elicottero si abbassò sulla pista in cima all'ala residenziale e atterrò in modo sorprendentemente dolce. Tina sbadigliò, si stiracchiò per quanto lo consentiva lo spazio angusto e attese che i rotori si fermassero. «È stato un bel volo», disse.
Qualcuno rise. Gli sportelli si aprirono e i passeggeri scesero. Johanson si avvicinò al bordo della pista d'atterraggio e guardò in basso. Almeno centocinquanta metri sotto di lui, le onde schiumavano. Un vento tagliente gli gonfiava la tuta. «Esiste qualcosa che possa affondare questo affare?» chiese.
«Non c'è nulla che non possa essere affondato. Su, vieni. Non vorrai mettere radici, eh?» Tina lo prese sottobraccio e lo trascinò nella direzione degli altri passeggeri, che erano spariti nella parte opposta della pista. Sul pianerottolo della scala d'acciaio c'era un uomo piccoletto e tarchiato, con folti baffi bianchi. «Tina, hai nostalgia del petrolio?» gridò, gesticolando.
«Quello è Lars Jörensen», spiegò lei. «È il responsabile del traffico aereo e marittimo della Gullfaks C. Ti piacerà, è un provetto giocatore di scacchi.»
Nel frattempo Jörensen li aveva raggiunti. Indossava una T-shirt della Statoil e a Johanson sembrò un benzinaio.
«Avevo nostalgia di te.» disse Tina, ridendo.
Jörensen sorrise. La strinse al petto e i suoi baffi sparirono sotto il mento della do
«Non c'è movimento?» chiese Johanson, mentre scendeva la scala a chiocciola.
Jörensen scosse la testa. «Non più del solito. Sei mai stato su una piattaforma?» Come la maggior parte degli scandinavi, anche Jörensen aveva adottato subito il «tu».
«Un po' di tempo fa. Quanto estraete?»
«Sempre meno, temo. Da parecchio tempo alla Gullfaks la quantità è stabile: duecentomila barili da ventun pozzi petroliferi. Adire la verità, potremmo essere soddisfatti, ma non lo siamo. Già si vede la fine.» Indicò il mare. A qualche centinaio di metri, Johanson scorse una petroliera ormeggiata a una boa. «La stiamo giusto riempiendo. Ne deve arrivare ancora una, poi per oggi è finita. Prima o poi comincera
I punti di estrazione non erano direttamente sotto la piattaforma, ma tutt'intorno a essa e a una certa distanza. Quando il petrolio arrivava in superficie, veniva depurato dall'acqua e dal sale, separato dal gas e immagazzinato nei serbatoi intorno ai piloni della piattaforma. Da lì, veniva pompato alle boe di carico attraverso gli oleodotti. Intorno alla piattaforma c'era una zona di sicurezza di cinquecento metri, che non poteva essere oltrepassata da nessun mezzo, a eccezione delle navi fabbrica della piattaforma stessa.
Johanson sbirciò oltre il parapetto metallico. «Non dovrebbe esserci la Thorvaldson?» chiese.
«È all'altra boa. Da qui non potete vederla», spiegò Jörensen.
«Non possono avvicinarsi neppure le navi oceanografiche?»
«No, la Thorvaldson non è della Gullfaks ed è troppo grossa per i nostri gusti. Non vogliamo altri guai! Ne abbiamo già abbastanza coi pescatori, che non vogliono capire di spostare altrove il loro maledetto culo.»
«Avete difficoltà coi pescatori?»
«Eccome. La settimana scorsa ne abbiamo beccati alcuni che avevano inseguito un banco di pesci fin sotto la piattaforma. Ne capitano in continuazione, di grane simili. Recentemente c'è stata una situazione critica alla Gullfaks A. Una piccola nave cisterna con un guasto ai motori stava andando sotto la piattaforma. Abbiamo mandato giù alcuni dai nostri per allontanarla, ma l'equipaggio è riuscito a riprendere in tempo il controllo.»
Quello che Jörensen raccontava con tanto distacco in realtà era la catastrofe che tutti temevano: una nave cisterna piena fino all'orlo che si staccava dall'ormeggio e finiva contro una piattaforma. Una collisione avrebbe potuto far vacillare le isole più piccole, ma il vero pericolo era rappresentato dall'esplosione. Sebbene la piattaforma fosse dotata di un sistema antincendio che alla minima presenza di fuoco sprigionava to
«Sei dimagrito», disse Tina a Jörensen, mentre lui le teneva aperta la porta. Entrarono nella zona residenziale e attraversarono un corridoio ai cui lati si aprivano porte identiche che conducevano agli alloggi. «Non fa