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«Troppo bene», ridacchiò Jörensen. «Il cuoco è davvero bravo. Dovresti vedere la nostra mensa», proseguì, rivolto a Johanson. «Il Ritz al confronto è un chiosco da spiaggia. No, il direttore della piattaforma ha dichiarato guerra alle pance, altrimenti c'è il licenziamento.»

«Davvero?»

«Direttive della Statoil. Non so se si arriverà a tanto, ma la minaccia funziona. Nessuno vuole perdere il lavoro.» Raggiunsero una scala stretta e scesero. Ve

«Berrei volentieri un caffè…» disse Johanson.

«Grazie», lo interruppe Tina. «Ma abbiamo poco tempo.»

«La Thorvaldson non salpa senza di voi», mugugnò Jörensen. «Potreste tranquillamente…»

«Non voglio arrivare a bordo all'ultimo momento», lo interruppe lei. «La prossima volta mi prenderò più tempo, promesso. E porterò con me anche Johanson. È tempo che qualcuno ti batta a scacchi.»

Jörensen rise e uscì all'aperto, scrollando le spalle. Tina e Sigur lo seguirono e furono investiti da una folata di vento. Si trovavano sul bordo più basso del blocco residenziale. Il fondo della passerella su cui procedevano era formato da fitte grate di acciaio e, attraverso le maglie, si scorgeva il mare mosso. C'era molto più rumore che sulla pista di atterraggio degli elicotteri; l'aria esplodeva di sibili e rimbombi. Jörensen si avviò lungo la passerella, dove si trovava un gommone arancione coperto e appeso a una gru.

«Che cosa dovete fare a bordo della Thorvaldson? Ho sentito che la Statoil vuole costruire ancora più al largo.»

«Possibile», rispose Tina.

«Una piattaforma?»

«Non c'è ancora nulla di definitivo. Forse anche una SWOP»

SWOP era l'acronimo di Single Well Offshore Production System. Per trivellazioni fino a una profondità di trecentocinquanta metri venivano usate le SWOP, navi simili a gigantesche petroliere dotate di un sistema di estrazione, legate con un tubo di trivellazione alla testa del pozzo petrolifero. Così risucchiavano direttamente dal fondale marino il petrolio greggio e servivano anche come deposito provvisorio.

Jörensen diede un buffetto sulla guancia di Tina. «Allora non farti venire il mal di mare, piccola.»

Salirono sull'imbarcazione, che era grande e spaziosa, con pareri rigide e file di panche. A bordo con loro c'era solo il timoniere. Un leggero tremolio attraversò lo scafo non appena la fune della gru si mise in movimento, facendo abbassare la barca. Dai finestrini laterali vedevano scorrere la grigia superficie screpolata di cemento. Poi improvvisamente si ritrovarono a dondolare tra le onde. I venti li arpionarono come uncini e li portarono sotto la piattaforma.

Faticando a stare in piedi, Johanson si sistemò dietro il timoniere e si mise a osservare la Thorvaldson. La poppa della nave oceanografica era caratterizzata dai tipici scalmi, con cui venivano calati in mare i batiscafi e gli altri strumenti per la ricerca. Poi il timoniere accostò. Ormeggiarono e salirono su una scala a pioli d'acciaio assicurata allo scafo. Per un attimo, mentre si trascinava appresso il bagaglio, Johanson pensò che forse non era stata un'idea così brillante portare con sé metà del suo guardaroba. Tina, che si stava arrampicando davanti a lui, si voltò e disse: «Dalla valigia sembra che tu abbia intenzione di trascorrere qui le vacanze…»

Johanson sospirò, rassegnato. «Mi ero già illuso che non te ne fossi accorta.»

Nel mondo, ogni grande costa è circondata da una zona d'acqua relativamente bassa, la zona dello zoccolo continentale, profonda al massimo duecento metri. In sostanza, lo zoccolo continentale non è altro che la prosecuzione sottomarina della placca continentale. In alcune parti del mondo si estende solo per un breve tratto; in altre per centinaia di chilometri, finché il fondale non sprofonda negli abissi marini, in certi punti di colpo e in verticale, in altri con terrazze che digradano dolcemente. Al di là del mare dello zoccolo continentale, comincia l'universo sconosciuto di cui gli scienziati sa

Sulle carte oceanografiche, la regione dello zoccolo continentale davanti al Portogallo e nel nord della Spagna appare come una sottile striscia. Invece circonda ampiamente le isole brita

Sono passati trecento milioni di a

Per milioni di a

Era stato il petrolio a portare il cambiamento. La Norvegia, una nazione di pescatori ormai in declino, si era gettata sui tesori appena scoperti nei fondali marini — come l'Inghilterra, l'Olanda e la Danimarca — e, nel giro di trent'a

E invece sarebbe finita, e pure in fretta. La quantità di pescato e le estrazioni di petrolio erano diminuite in tutto il mondo. Quello che si era formato in milioni di a

Alla fine gli affari petroliferi del mare del Nord erano diventati deficitari. Ma interromperli avrebbe comportato problemi ancora più gravi.

Quando Johanson uscì dalla sua cabina, a bordo della Thorvaldson regnava un'atmosfera tranquilla. La nave non era particolarmente grande. Un gigante delle ricerche come la Polarstern, del porto di Brema, avrebbe permesso anche l'atterraggio di un elicottero, ma la Thorvaldson aveva bisogno di spazio per le attrezzature e così Sigur e Tina l'avevano raggiunta via mare. Johanson andò verso il parapetto e guardò fuori. Nelle due ore precedenti, si erano lasciati alle spalle tutto l'insediamento di piattaforme, le cui isole erano collegate da trasporti aerei. Ormai si trovavano oltre le isole Shetland, al di là del margine continentale e, così al largo, non c'erano più costruzioni. Si riconoscevano in lontananza i profili delle isolate torri di perforazione, ma non si aveva più l'impressione di essere in una sovraffollata zona industriale. Sotto la nave, poi, si stendevano approssimativamente settecento metri d'acqua. La scarpata continentale era misurata e cartografata, ma si aveva solo una vaga idea della zona delle tenebre eterne. Grazie alla luce di potenti proiettori, era stato possibile osservarne alcuni settori, però il quadro generale ancora mancava. Era come se in tutta la Norvegia, la notte, fosse stato acceso un unico lampione.

Johanson pensò al suo Bordeaux e alla piccola «collezione» di formaggi francesi e italiani che aveva in valigia. Si mise alla ricerca di Tina e la trovò impegnata nelle operazioni di controllo del robot. L'automa era appeso al braccio della gru: era un aggeggio rettangolare con un telaio di tubi, alto almeno tre metri e tecnologicamente all'avanguardia. Sulla parte superiore, chiusa, c'era scritto il nome: Victor. Nella parte anteriore, Johanson vide una telecamera e un braccio prensile ritratto.

Tina lo guardò, raggiante. «Impressionato?»

Johanson girò intorno a Victor. «Un grande aspirapolvere giallo», commentò.

«Sei un disfattista.»

«Va bene, ne sono affascinato. Quanto pesa questo affare?» chiese Johanson.

«Quattro to

Un uomo magro, coi capelli rossi, sbucò da dietro un groviglio di cavi. Tina gli fece un ce