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Pochi metri prima del cartello del paese, i granchi avevano raggiunto la strada, trasformando l'asfalto in un mare di piccoli corpi. Contemporaneamente, un pick-up stava uscendo in retromarcia dal portone di una casa. Darryl sentì che la Harley sbandava e cercò di evitare il pick-up, ma la moto non rispondeva più ai suoi comandi.

No, pensò. Mio Dio, ti prego, no.

Il pick-up si mise di traverso sulla strada e poi indietreggiò ancora, mentre l'Harley scivolava verso di lui. Darryl sentì Linda gridare e sterzò bruscamente. Riuscirono a passare per un pelo davanti al radiatore cromato. L'Harley ruotò su se stessa. Dopo qualche secondo, Darryl riuscì a stabilizzare la moto. Le persone fuggivano. Non ci fece caso. La strada davanti a loro era libera.

Si diressero a tutta velocità verso Southampton.

Buckley Field, USA

«Ma che cosa diavolo è?»

Le dita di Cody correvano sulla tastiera. Inserì l'uno dopo l'altro tutti i filtri possibili, ma l'immagine rimase quello che era, una massa chiara che si dirigeva rapidamente dal mare verso la terraferma.

«Sembra quasi un'onda gigante.»

«Non abbiamo visto onde», disse Mike. «Non è un'onda. Devono essere animali.»

«Che animali di merda sarebbero?»

«Sono…» Mike fissò lo schermo. «Là. Quello là. Portami più vicino. Fammi una sezione di un metro quadrato.»

Cody delimitò la sezione e la ingrandì. Il risultato fu una superficie chiara e scura. Mike socchiuse le palpebre.

«Ancora più vicino.»

I quadrati dei pixel dive

«Dirai che sono pazzo», mormorò Mike. «Ma potrebbero…» Era possibile? Ma cos'altro potevano essere? Cos'altro arriva dal mare e si muove così velocemente? «Chele», esclamò infine. «Sembrano corazze con le chele.»

Cody lo fissò. «Chele?»

«Granchi.»

Cody aprì la bocca. Poi ordinò al satellite di esaminare il resto della costa.

Il KH-12-4 si mosse da Montauk verso Southampton, poi oltre Southampton fino a Mastic Beach e Patchogue. A ogni nuova immagine scattata dalla sonda, Mike diventava sempre più inquieto. «Non può essere vero», gridò.

«Non può? È merdosamente vero! Laggiù c'è qualcosa che arriva dal mare. Su tutta la costa di Long Island c'è qualcosa che arriva dal mare di merda! Vuoi continuare a guardare Montauk?»

Mike si passò una mano sugli occhi.

Poi prese la cornetta del telefono e chiamò la centrale.

Greater New York, USA

Poco dopo Montauk, la Route 27 sfociava nella 495, la Long Island Expressway. Era la via diretta per il Queens. Da Montauk a New York c'erano duecento chilometri e, più ci si avvicinava alla metropoli, più aumentava il traffico. A metà strada, dopo Patchogue, diventava davvero intenso.

Bo Henson gestiva una società di spedizioni e faceva due volte al giorno la tratta di Long Island. A Patchogue aveva ritirato alcuni pacchi dal locale aeroporto e li aveva distribuiti nella zona. Adesso era sulla strada per tornare in città. Si era fatto tardi, ma, per poter essere concorrenziali con società come la FedEx, non si poteva fare gli schizzinosi sugli orari di lavoro. Per quel giorno ormai era quasi finita. Aveva fatto tutto, anche prima di quanto pensasse. Era stanco e si rallegrava all'idea di una birra.

All'altezza di Amityville, a circa quaranta chilometri dal Queens, una macchina davanti a lui cominciò a sbandare.

Henson frenò bruscamente. La macchina si raddrizzò, proseguì lentamente e accese le frecce d'emergenza. Qualcosa ricopriva ampi tratti di strada. Nella luce del crepuscolo, in un primo momento, Henson non riuscì a capire cosa fosse: vide solo che si muoveva e che usciva dai cespugli a sinistra. Poi si accorse che la strada era coperta di granchi. Piccoli granchi, bianchi come la neve. Stretti l'uno all'altro, cercavano di attraversare la strada, ma era un'impresa senza speranza. Tracce fangose e corazze frantumate rivelavano che molti di loro avevano già pagato quel tentativo con la vita.

Il traffico procedeva lentamente. Quella sostanza era come sapone. Henson aveva letto su una rivista che, una volta all'a

Henson non aveva mai visto nulla del genere.

Imprecando, accese la radio. Dopo qualche ricerca trovò una stazione locale e si appoggiò allo schienale rassegnandosi al proprio destino. Dolly Parton fece del suo meglio per consolarlo, ma ormai l'umore di Henson era irrimediabilmente rovinato. Ci vollero dieci minuti, poi finalmente arrivò il notiziario, ma l'invasione di granchi non fu neppure menzionata. In compenso, comparve uno spazzaneve che si fece largo tra le automobili, cercando di togliere dalla strada quella robaccia. L'effetto fu il blocco totale. Per un bel po' non si mossero più. Henson provò tutte le possibili stazioni locali, ma nessuno diede notizia di ciò che stava accadendo, e ciò lo rese furibondo, perché si sentiva completamente abbandonato. Il climatizzatore portava all'interno un odore disgustoso, così lo spense.

Dopo l'incrocio che, a sinistra, conduceva a Hempstead e, a destra, a Long Beach, si cominciò a procedere un po' più spediti. Evidentemente gli animali non erano arrivati fin lì. Henson accelerò e raggiunse il Queens un'ora più tardi di quanto avesse sperato. Era furioso. Poco dopo l'East River svoltò a sinistra e superò il Newton Creek per raggiungere la sua birreria abituale, nella zona di Brooklyn chiamata Greenpoint. Parcheggiò il furgone, scese e, quando vide le condizioni del suo mezzo, quasi gli ve

Ormai era già tardi. Henson si strinse nelle spalle. La birra poteva aspettare finché non avesse portato il furgone al vicino autolavaggio. Risalì, andò all'autolavaggio tre isolati più avanti e raccomandò al personale di spruzzare bene i cerchioni finché non fosse sparito anche l'ultimo residuo di quella porcheria. Poi disse loro dove avrebbero potuto trovarlo e andò alla birreria per bersi finalmente una birra.

Quell'autolavaggio era noto perché faceva bene e a fondo il suo lavoro. La patina fangosa sul furgone di Henson si rivelò più ostinata del previsto, ma, dopo aver lavorato a lungo con la pompa ad alta pressione, finalmente scivolò via. Il ragazzo che lavava il furgone aveva l'impressione che i frammenti si sciogliessero. Come fantasmi al sole, pensò.

Finì tutto nello scarico.

New York aveva un sistema singolare di canalizzazione. Mentre le gallerie stradali e della metropolitana passavano l'East River a circa trenta metri di profondità, il sistema di tubature dell'acqua potabile e delle fogne raggiungeva anche i duecentoquaranta metri. Con l'aiuto di enormi trivelle, i costruttori di gallerie scavavano nel sottosuolo sempre nuovi canali, in modo che le riserve e gli approvvigionamenti d'acqua di quella metropoli non s'interrompessero bruscamente. Accanto al sistema di tubature, c'era anche una serie di gallerie che non erano più in attività. Gli esperti sostenevano che ormai nessuno era più in grado di dire dove fossero esattamente tutti i canali di New York. Non c'era una carta che rappresentasse tutta la rete. Alcune gallerie erano note solo a determinati gruppi di senzatetto, che tenevano il segreto per sé. Altre avevano ispirato i registi dei film horror, che le avevano trasformate in luoghi di cova per creature mostruose. L'unica cosa certa era che tutto ciò che finiva nelle fogne di New York in un certo senso poteva considerarsi perduto.

Quella sera e nei giorni seguenti, a Brooklyn, nel Queens, a State Island e a Manhattan ve

Sei ore dopo sfrecciavano per le strade le prime ambulanze.