Страница 23 из 30
CAPITOLO UNDICESIMOL'assedio della città
Per tutto il primo giorno dell'assedio, Rolery aveva lavorato con coloro che rifornivano di lance gli uomini sulle mura e sui tetti: lunghi pezzi di ca
— Preferirei che non aveste dimenticato come si costruiscono gli eroplani — urlò a Seiko Esmit una volta, mentre scendevano sferragliando di corsa, con il pesante carrello che sobbalzava dietro di loro. Seiko non rispose; forse non aveva sentito. Continuava a svolgere il suo faticoso lavoro (pareva che tra i Nati Lontano non ci fossero dei deboli) ma la fatica era visibile in lei: lavorava come una persona in trance. Una volta, mentre si avvicinavano alla Porta, i Gaal avevano cominciato a scagliare frecce incendiarie che cadevano gettando fumo e scintille sulle pietre e sulle tegole dei tetti. Seiko, imbrigliata dalle corde, si era divincolata come un animale in trappola, impaurita dalle frecce incendiate che volavano sulla sua testa. — Si spengono, questa città non brucia — aveva detto Rolery, piano, ma Seiko, voltandosi e senza guardare, aveva detto: — Ho paura del fuoco, ho paura del fuoco…
Ma quando un giovane armato di balestra, in cima al muro, era stato colpito in faccia da una pietra dei Gaal ed era caduto all'indietro dal suo precario punto di combattimento, precipitando a braccia spalancate accanto a loro, e aveva gettato a terra due delle do
Un giovane lottatore nell'arena della grande piazza, che luccicava di sudore e di trionfo, e le diceva di andare dove voleva in quella città. Era il primo Nato Lontano che avesse parlato con lei.
Non vedeva Agat dalla sera di due giorni prima, poiché ogni persona, umana o Nata Lontano, rimasta a Landin aveva il proprio compito e il proprio posto, e quello di Agat era dappertutto, dovendo armare una città di millecinquecento abitanti contro un esercito di quindicimila uomini. Con il trascinarsi del giorno, quando la stanchezza e la fame cominciarono a consumare le sue forze, ella cominciò a vedere anche lui disteso a terra sulle pietre sporche di sangue, all'altro principale punto d'attacco, la Porta del Mare, sopra gli scogli. La sua squadra interruppe il lavoro per mangiare pane e frutta secca portati da un ragazzo allegro che spingeva un carretto di vettovaglie del solito tipo, con gli appoggi rotondi; una seria ragazzina che trascinava un otre d'acqua diede loro da bere. Rolery si rincuorò. Era certa che tutti loro sarebbero morti, poiché ella aveva visto, dalla cima dei tetti, i nemici che oscuravano le montagne: il loro numero non aveva fine, essi non avevano ancora iniziato l'assedio vero e proprio. Ed ella era altrettanto certa che Agat non potesse essere ucciso, e che, per il fatto che egli sarebbe sopravvissuto, sarebbe sopravvissuta anche lei. Che aveva a che fare con lui la morte? Egli era la vita: la vita di Rolery. Si sedette sulla strada lastricata, masticando soddisfatta il pane duro. La mutilazione, lo stupro, la tortura e l'orrore la circondavano a meno di un tiro di freccia da tutte le parti, ma ella continuò a sedere laggiù e a masticare il suo pane. Finché avessero combattuto con ogni loro forza, con tutto il cuore, così come stavano facendo, erano almeno al sicuro dalla paura.
Ma dopo poco tempo giunse un momento terribile. Mentre trascinavano il loro pesante carico verso la porta, il suono di ferraglia del carro ed ogni altro rumore ve
Tutte le do
In una strada laterale, alcuni ragazzi stavano sollevando pietre e le portavano più in basso, per rafforzare le barricate che erano state poste nelle quattro strade che portavano alla piazza principale, come rinforzo alle porte. Ella si unì al gruppo per tenersi calda, per fare qualcosa. Faticarono in silenzio, in cinque o sei, facendo un lavoro che era troppo pesante per loro.
— La neve — disse uno dei ragazzi, fermandosi accanto a lei. Ella sollevò lo sguardo, distogliendolo dalla pietra che stava spingendo a palmo a palmo lungo la strada, e vide i bianchi fiocchi che roteavano davanti a lei e che cadevano sempre più fitti di momento in momento. Tutti s'immobilizzarono. Ora non c'era più vento, e la voce mostruosa che gridava alla porta tacque. La neve e l'oscurità giunsero insieme, portando il silenzio.
— Guardate — disse la voce di un ragazzo, meravigliata. Già era divenuto impossibile vedere la fine della strada. Un debole riflesso giallastro era la luce del Palazzo della Lega, a solo un isolato di distanza.
— Abbiamo tutto l'Inverno per guardare la neve — disse un altro ragazzo. — Se arriveremo a vederlo. Andiamo! Stara
— Vieni? — disse il più giovane, rivolto a Rolery.
— I miei sono nell'altra casa, il Tiatro, credo.
— No, mangiamo tutti nel Palazzo, per risparmiare lavoro. Vieni con noi. — I ragazzi erano timidi, rudi, camerateschi. Rolery li segui.
La notte era giunta presto; il giorno giunse tardi. Ella si destò in casa di Agat, al suo fianco, e vide una luce grigia sulle pareti grige, strisce di confuso chiarore che filtravano dietro le imposte che nascondevano le finestre di vetro. Ogni cosa era ferma, completamente immobile. All'interno della casa e al suo esterno non c'era il minimo rumore. Come poteva essere così silenziosa una città assediata? Ma l'assedio e i Gaal sembravano molto lontani, tenuti a distanza da quello strano silenzio dell'alba. Lì si stava caldi, e lì c'era Agat, al suo fianco, perduto nel so
Qualcuno che bussava al piano di sotto, pugni battuti contro la porta, voci. L'incanto si ruppe; il momento di felicità passò. Stavano chiamando Agat. Ella lo destò, compito arduo; infine, ancora accecato dal so
Il terzo giorno dell'assedio, il primo della tempesta. La neve era già alta un piede nelle strade e continuava a cadere, senza interruzione, a volte fitta e calma, spesso sospinta da un aspro vento del nord. Ogni cosa era messa a tacere e trasformata dalla neve. Le montagne, la foresta, i campi, tutti erano spariti; non c'era cielo. I tetti vicini svanivano nel bianco. C'era neve caduta e neve che cadeva, per una breve distanza, e poi non si poteva più vedere nulla.
Ad ovest la marea si era ritirata sempre più indietro, nella tempesta silenziosa. Il viadotto elevava sul vuoto le sue curve. La Torre era invisibile. Non c'era il cielo, non c'era il mare. La neve continuava a cadere sui precipizi bui, nascondendo la sabbia.
Agat richiuse imposte e finestre e si voltò verso di lei. Il suo viso era ancora rilassato dal so
Non si poteva saperlo. Dalle mura di Landin non si poteva vedere altro che la tempesta. Ma un poco più avanti, entro la tempesta, potevano esserci mille tende rizzate, in attesa che la tempesta di neve cessasse; oppure poteva non essercene alcuna.
Alcuni esploratori si spinsero al di là delle mura, a mezzo di corde. Tre ritornarono dicendo di essere risaliti lungo la montagna fino alla foresta e di non avere incontrato Gaal; ma erano ritornati poiché non avevano più potuto vedere la città stessa, giunti a un centinaio di metri di distanza. Uno non fece ritorno. Catturato, o disperso nella tempesta?
Gli Alterra si incontrarono nella biblioteca del Palazzo; come di consueto, qualsiasi cittadino che lo desiderasse ve