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Brian De Palma per il film sul boss cubano, era già stato il titolo di un film di Howard Hawks nel 1932. Al Capone si faceva vedere sul set, arrivava con la sua scorta ogni volta che c'era qualche scena d'azione e qualche esterna a cui poteva assistere. Il boss voleva controllare che Tony Camonte, il personaggio di Scarface a lui ispirato, non venisse banalizzato. E voleva somigliare il più possibile a Tony Camonte, certo che dopo l'uscita del film, sarebbe diventato lui l'emblema di Capone, e non più Capone il suo modello.

Il cinema è un modello da cui decrittare modi d'espressione. A Napoli, Cosimo Di Lauro è esemplare. Guardando la sua tenuta, a tutti doveva venire in mente The Crow di Brandon Lee. I camorristi debbono formarsi un'immagine criminale che spesso non ha

Ormai dopo Tarantino questi ha

Le guardaspalle delle do

Me ne uscii dalla villa piano, liberando i piedi dal ginepraio di rovi ed erbaccia che si era impadronito del Giardino Inglese tanto voluto dal boss. Lasciai il cancello aperto. Soltanto qualche a

Siè ViStO.

A Napoli non è complicato comprendere quanto il film II camorrista di Giuseppe Tornatore sia in assoluto il film che più di ogni altro ha marchiato l'immaginario. Basta ascoltare le battute delle persone, sempre le stesse da a

"Dicitancello 'o professore che nun l'aggio tradito."

"Io so bene chi è lui, ma so pure chi sono io!"

"'O Malacarne è nu guappo 'e cartone!"

"Chi ti manda?"

"Mi manda chi a vita va po' ddà e va po' pure llevà!"

La musica del film è diventata una sorta di colo

In maniera mnemonica ripetevano mimando tra loro i dialoghi de II camorrista anche due ragazzini di Casal di Principe, Giuseppe M. e Romeo P. Facevano vere e proprie scenette tratte dal film:

"Quanto pesa un picciotto? Quanto una piuma al vento." Non avevano ancora la patente quando iniziarono a assediare le comitive di coetanei di Casale e San Cipriano d'Aver-sa. Non ce l'avevano perché nessuno dei due aveva diciotto a

Ezechiele 25,17. Il cammino dell'uomo timorato è minaccia to da ogni parte dall'iniquità degli esseri egoisti e dalla tira

Giuseppe e Romeo la ripetevano come nel film, e poi sparavano. Giuseppe aveva un padre camorrista, prima pentito, poi nuovamente rientrato nell'organizzazione di Quadrano-De Falco sconfitta dagli Schiavone. Un perdente quindi. Ma aveva pensato che recitando la parte giusta, il film della sua vita forse poteva cambiare. I due conoscevano a memoria le battute, le parti salienti di ogni film criminale. La maggior parte delle volte picchiavano per uno sguardo. Nelleterre di camorra lo sguardo è parte di territorio, è come un'invasione nelle proprie stanze, come sfondare la porta di casa di qualcuno ed entrare con violenza. Uno sguardo è persino qualcosa in più di un insulto. Attardarsi a fissare il viso di qualcuno è già in qualche modo un'aperta sfida:

"Ehi, ce l'hai con me? No, dico, ce l'hai con me?"

E dopo il famoso monologo di Taxi Driver partivano gli schiaffi e i pugni sullo sterno, quelli che rimbombano nella cassa toracica e si sentono anche a parecchia distanza.

I boss Casalesi presero seriamente in considerazione il problema di questi due ragazzini. Risse, alterchi, minacce, non erano facilmente tollerati: troppe madri nervose, troppe denunce. Così li fa