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Quel mattino la basilica di San Pietro era inondata di rosso, viola, nero, bianco: ottantatré cardinali, che presto si sarebbero chiusi in conclave, chinavano la testa, pregavano, facevano la genuflessione, si inginocchiavano, si alzavano e cantavano. Dietro quel gregge di possibili candidati al soglio pontificio, c’erano le centinaia di vescovi e di arcivescovi, di diaconi e di membri della Curia, di ufficiali militari e di funzionari civili della Pax, di governatori di pianeti e di alte personalità che al momento della morte del papa si erano trovati per caso su Pacem o nel raggio di un debito temporale di tre settimane, di delegati dei domenicani, gesuiti, benedettini, legionari di Cristo, marianisti, salesiani e l’unico delegato in rappresentanza dei pochi francescani rimasti. Infine, nelle ultime file, c’erano gli "stimati ospiti", delegati onorari della Pax Mercatoria, dell’Opus Dei, dell’Istituto per le opere di religione (noto anche come Banca vaticana) e delegati delle ali amministrative della prefettura, del Servizio assistenziale del Santo Padre, dell’APSS (Amministrazione del patrimonio della Santa Sede), come pure della Camera apostolica del cardinale camerlengo. Inoltre, nel banchi più arretrati, c’erano onorati ospiti della Pontificia accademia delle scienze, della Commissione pontificia per la giustizia e la pace interstellare, di molte accademie pontificie come la Pontificia accademia ecclesiastica e di altre organizzazioni semiteologiche necessarie per il governo del vasto Stato della Pax. Infine c’erano le vivaci uniformi delle guardie svizzere, nonché i comandanti della Guardia palatina ricostituita da papa Giulio e, nella prima apparizione ufficiale, il comandante della finora segreta Guardia nobile, un uomo dal colorito pallido, nero di capelli, in uniforme rossa.

Kenzo Isozaki e A

La benedizione finale concluse la messa e i cardinali con diritto di voto sfilarono in processione sole

«Basta così» disse Kenzo Isozaki. La trasmissione fu interrotta, la bolla tornò trasparente e la luce del sole inondò la stanza sotto il cielo nero.

A

Isozaki era tornato nella propria poltrona. Unì la punta delle dita e si picchiettò il labbro inferiore. «A

Con la sua espressione neutra A

Isozaki te

La sua protégée non batté ciglio. Nei ventotto a

Isozaki si alzò, girò intorno alla scrivania e si fermò a un metro dalla do

A

Kenzo Isozaki alzò la mano come per toccare la do

Quando si furono rivestiti tutt’e due, Isozaki tornò a sedersi alla scrivania e indicò l’altra poltroncina. Con sua sorpresa, A

«Ciò che vuole dire è semplice» iniziò la do

«Non proprio» precisò Isozaki, unendo di nuovo la punta delle dita, come se il precedente interludio non fosse avvenuto. «Voglio dire che il potere che controlla il crucimorfo, controlla l’universo umano.»

«La Chiesa…» iniziò A

«Aveva un suo obiettivo» disse piano Isozaki. «Quale, A

L’ufficio ruotò nella notte. Miriadi di stelle brillarono di colpo. A

Isozaki sorrise. «Molto bene. Nel nostro caso, seguire la linea di minore resistenza potrebbe portarci non direttamente alla Chiesa, ma direttamente al Nucleo.»

«Però il consigliere Albedo non si incontra con nessuno, tra

«Con nessuno di cui siamo a conoscenza» la corresse Isozaki. «Ma in questo caso è il Nucleo a venire nell’universo umano.»

A

A

Isozaki a