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Sull’incantevole pianeta Patto-Maui, dove si potrebbe dire che circa quattro secoli fa sia iniziata con il corteggiamento tra Siri e Merin la lunga catena di eventi culminata con la presenza mia e di Aenea su T’ien Shan, infuriava la rivolta. I ribelli sulle isole mobili erano divenuti da tempo seguaci della filosofia di Aenea, avevano bevuto il vino della sua comunione, avevano rigettato per sempre la Pax e il crucimorfo e conducevano una guerra di sabotaggi e di resistenza, anche se tentavano di non ferire o uccidere i soldati della Pax che occupavano il pianeta. Patto-Maui poneva alla Pax particolari problemi perché era in primo luogo un pianeta turistico: ogni a

Sul gelido Sol Draconis Septem, dove la maggior parte dell’atmosfera era congelata in un unico imponente ghiacciaio, non c’erano turisti; ma il tentativo della Pax di colonizzare il pianeta negli ultimi dieci a

I gentili Chitchatuk con cui Aenea, A. Bettik e io avevamo fatto amicizia una decina di a

Ma i Chitchatuk non conoscevano la comunione di Aenea e non ne avevano provato l’empatia, perciò calavano sulla Pax come una piaga biblica. Avvezzi da mille

Sul pianeta-città Vettore Rinascimento, la parola di Aenea si era diffusa tra milioni di seguaci. Ogni giorno migliaia di fedeli della Pax prendevano la comunione da quelli già cambiati (il crucimorfo moriva e si staccava in meno di ventiquattro ore) e sacrificavano l’immortalità per… che cosa? La Pax e il Vaticano non capivano e a quel tempo nemmeno io capivo.

Ma la Pax sapeva di dover contenere il virus. Soldati spalancavano a calci le porte e fracassavano finestre per entrare nelle case, giorno e notte, in genere nei quartieri più poveri, veteroindustrializzati, della città estesa sull’intero pianeta. Chi aveva rigettato il crucimorfo non opponeva grande resistenza: lottava con durezza, ma evitava di uccidere, se solo ce n’era il modo. I soldati della Pax non si facevano scrupolo di uccidere pur di eseguire gli ordini. Migliaia di seguaci di Aenea morirono della vera morte, ex immortali che non sarebbero mai più risuscitati, e decine di migliaia furono catturati, inviati in centri di detenzione e sistemati in celle di crio-fuga in modo che il loro sangue e la loro filosofia non contaminassero altri. Ma per ogni singolo seguace di Aenea ucciso o arrestato, decine — centinaia — rimanevano nascosti al sicuro e trasmettevano gli insegnamenti di Aenea, offrivano la comunione del proprio sangue mutato e a ogni occasione facevano resistenza in gran parte non violenta. La grande macchina di Vettore Rinascimento non si era ancora rotta, ma perdeva colpi e si inceppava in un modo mai visto da quando l’Egemonia aveva fatto di quel pianeta il centro industriale della Rete dei Mondi.

Il Vaticano inviò altre truppe e discusse sui passi da compiere.

Su Tau Ceti Centro, un tempo il punto focale politico della Rete dei Mondi, ma ora un semplice, popoloso e popolare pianeta giardino, la ribellione assunse una forma diversa. Visitatori di altri pianeti vi avevano portato il contagio anticrucimorfo, ma il problema principale del Vaticano riguardava l’arcivescovo Achilia Silvaski, una do

Decine di migliaia di leali membri della Chiesa protestarono. Furono arrestati, minacciati di scomunica (in altre parole, immediato ritiro del crucimorfo) e rilasciati sulla parola sotto l’occhio attento delle forze di sicurezza della Nuova Chiesa dell’arcivescovo neopontefice. I membri di vari ordini ecclesiastici, in particolare dei gesuiti di Tau Ceti Centro, si rifiutarono di cedere. Molti furono quietamente arrestati, scomunicati e giustiziati. Alcune centinaia tuttavia fuggirono e usarono la propria rete per organizzare la resistenza, all’inizio non violenta, poi sempre più aspra. Molti gesuiti avevano servito come preti ufficiali nell’esercito della Pax prima di tornare alla vita ecclesiastica civile e sfruttarono le loro abilità militari per creare devastazioni sul pianeta e intorno al pianeta.

Papa Urbano XVI e i suoi consiglieri della Flotta della Pax presero in esame le varie possibilità. Il colpo finale nella grande crociata contro gli Ouster era già stato ritardato dalle continue manovre di disturbo del capitano de Soya, dalla necessità di inviare unità della Flotta in una ventina di pianeti per soffocare le ribellioni provocate dal contagio di Aenea, dalle richieste logistiche per l’imboscata nel sistema T’ien Shan e ora da questa e altre ribellioni. Scartata la proposta dell’ammiraglio Marusyn — trascurare l’eresia dell’arcivescovo finché non fossero state raggiunte altre mete politico-militari — papa Urbano XVI e il suo segretario di Stato cardinale Lourdusamy decisero di inviare nel sistema di Tau Ceti venti navi classe Arcangelo, trentadue incrociatori vecchio tipo, otto navi da trasporto e cento navi torcia, anche se sarebbero occorse varie settimane di debito temporale per l’arrivo delle navi a propulsione Hawking. Una volta radunata nel sistema solare di Tau Ceti, quella task force doveva sopraffare ogni resistenza di naviglio ribelle, porsi in orbita intorno a Tau Ceti Centro, esigere la resa immediata dell’arcivescovo e di tutti i suoi sostenitori e — in caso contrario — scorificare tanta parte del pianeta quanto occorreva per distruggere le infrastrutture della Nuova Chiesa. Dopo di che, decine di migliaia di marines sarebbero scesi sul pianeta per occupare i restanti centri urbani e per ristabilire il governo della Pax e della Santa Madre Chiesa.