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Rimasi fermo come un soldato sul riposo e aspettai.
Il vecchio sorrise di nuovo. — Ottimo, davvero. Tutto arriva a colui che aspetta. E poi i particolari non spiegherebbero molto… bustarelle ai livelli più alti, uno storditore al posto della neuroverga, altre bustarelle a chi avrebbe certificato la morte ed eliminato il cadavere. Non siamo interessati al "come", vero, Raul Endymion?
— No — dissi infine. — Perché?
Il becco di tartaruga ebbe una contrazione, la grossa testa si mosse in un ce
— Precisamente — disse il vecchio. — Perché? Perché prendersi la briga di falsificare la tua esecuzione e di trasportare la tua fottuta carcassa per mezzo fottuto continente? Già, perché?
Le parolacce non parvero particolarmente crude sulle labbra del vecchio, come se avessero costellato il suo modo d’esprimersi per tanto di quel tempo da perdere un’enfasi particolare. Aspettai che proseguisse.
— Voglio affidarti un incarico, Raul Endymion — disse il vecchio, con respiro sibilante. Un liquido chiaro scorreva nelle ca
— Ho scelta?
Il vecchio sorrise di nuovo, ma i suoi occhi erano immutabili come la pietra delle pareti. — Abbiamo sempre una scelta, caro ragazzo. Nel caso specifico, puoi ignorare l’eventuale debito che potresti sentire nei miei confronti perché ti ho salvato la vita e lasciar perdere tutto… puoi andartene, semplicemente. I miei servitori non ti fermera
A
— Oppure — proseguì il vecchio — puoi svolgere per me un incarico e diventare ricco. — Mi ispezionò come avevo visto fare a cacciatori professionisti con i cuccioli che potevano o no rivelarsi buoni cani da caccia.
— Sentiamo — dissi.
Il vecchio chiuse gli occhi e trasse un respiro rauco e sibilante. Non si prese la briga di riaprire gli occhi. — Sai leggere, Raul Endymion?
— Sì.
— Hai letto il poema noto come i Canti?
— No.
— Ma ne conosci qualche brano? Sei nato in un clan di pastori nomadi del nord, perciò il cantastorie avrà di sicuro citato i Canti, no? — C’era un tono bizzarro, nella sua voce querula. Umiltà, forse.
Mi strinsi nelle spalle. — Ne ho sentito qualche verso. Il mio clan preferiva l’Epica di Garden o la Saga di Gle
Il vecchio sorrise, con quella sua aria da satiro. — Ah, sì, l’Epica di Garden. Sì. Raul era l’eroe centauro del poema, vero?
Rimasi in silenzio. No
— Credi nelle storie? — domandò bruscamente il vecchio. — Le storie dei Canti, voglio dire.
— Che siano cose davvero avvenute? I pellegrini e lo Shrike e tutto il resto? — Esitai qualche secondo. C’era chi credeva a tutte le storie narrate nei Canti. E c’era chi non credeva a nessuna di esse, chi pensava che fossero miti e farneticazioni messe insieme per aggiungere mistero all’orrenda guerra e alla confusione che era stata la Caduta. — A dire il vero, non ci ho mai pensato — risposi francamente. — Ha importanza?
Il vecchio parve soffocare; poi capii che quel suono gorgogliante era una risatina. — No, in realtà — rispose infine. — Ora, ascolta. Ti spiegherò gli elementi essenziali del… dell’incarico. Quando parlo, spendo energia, perciò non fare domande finché non avrò terminato. — Batté le palpebre e con la mano simile a un artiglio maculato indicò il lettino coperto da un lenzuolo bianco. — Vuoi sederti?
Scossi la testa e rimasi in piedi.
— Bene — disse il vecchio. — La mia storia inizia duecentosettanta e passa a
Il vecchio si fermò e mi scrutò a occhi socchiusi. — Pensi che questo non abbia importanza… ma i nomi sono importanti! Se tu non portassi il nome di questa città, a sua volta battezzata col nome di un antico poema, non saresti mai stato notato da me e adesso non ti troveresti qui. Saresti morto. Cibo per i vermisquali del Grande Mare Meridionale. Capisci, Raul Endymion?
— No — risposi.
Scosse la testa. — Non importa. Dov’ero rimasto?
— L’ultima volta la bambina si chiamava Aenea.
— Ah, sì. — Chiuse di nuovo gli occhi. — Non era particolarmente bella, ma era… unica. Chiunque l’avesse conosciuta, sentiva che era diversa. Speciale. Non viziata, malgrado la stupida faccenda del nome cambiato di continuo. Solo… differente. — Sorrise, mettendo in mostra le gengive rosee. — Hai mai incontrato qualcuno che sia profondamente diverso, Raul Endymion?
Esitai solo un secondo. — No — risposi. Ma non era vero. Quel vecchio era diverso. Però sapevo che la domanda non riguardava lui.
— Cate… Aenea… era diversa — proseguì. — Sua madre lo sapeva. Brawne sapeva che sua figlia era speciale, prima ancora che la bambina nascesse… — Si fermò e socchiuse gli occhi quanto bastava a scrutarmi. — Hai sentito questa parte dei Canti?
— Sì — risposi. — Un’entità cìbrida aveva predetto che la do
Pensai che il vecchio stesse per sputare. — Un appellativo stupido — disse. — Per il periodo in cui la conobbi, nessuno la chiamò in quel modo. Aenea era solo una bambina. Brillante e ostinata, ma bambina. Ciò che aveva di unico, esisteva solo potenzialmente. Ma poi…
Lasciò morire la frase e i suoi occhi parvero velarsi. Come se avesse perduto il filo del discorso. Aspettai in silenzio.
— Ma poi Brawne Lamia morì — disse il vecchio dopo alcuni minuti, con voce più forte, come se non ci fosse stata interruzione nel monologo. — Aenea scomparve. Aveva dodici a
— A che punto ero? — disse dopo un poco.
— Non ha più avuto sue notizie.
— Sì, da lei non ho più avuto notizie, ma so dove andò e so quando ricomparirà. Ora le Tombe del Tempo sono zona vietata, chiusa al pubblico dai militari della Pax posti lì di guarnigione; ma tu, Raul Endymion, ricordi il nome e la funzione d’ogni tomba?
Emisi un borbottio. No