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Allora saltai di testa. Strinsi i pugni, feci forza contro le cinghie di plastica rigida, urlai oscenità alle pareti, alle facce livide e distorte dal perspex delle finestrelle, alla fottuta Chiesa e alla sua fottuta Pax, al fottuto vigliacco che mi aveva ucciso il cane, ai fottutissimi vigliacchi che…

Non vidi comparire sullo schermo il piccolo numero primo. Non udii il lieve ronzio della neuroverga nel momento in cui il raggio entrava in funzione. Però sentii qualcosa, una sorta di gelo venefico che iniziava alla base del cranio e si diffondeva in tutto il corpo, con la velocità della conduzione nervosa, e mi stupii di provare sensazioni. "Gli esperti si sbagliano e i carcerati ha

Come un’onda di tenebra.

Un’onda di tenebra che mi portò via.

4

Mi svegliai e non mi sorpresi d’essere ancora vivo. Immagino che ci si sorprenda solo se ci si sveglia morti. A ogni modo, mi svegliai senza alcun fastidio, a parte un vago formicolio alle estremità; per un paio di minuti rimasi disteso a guardare la luce del sole che strisciava lungo un ruvido soffitto a intonaco… finché non fui scosso da un pensiero fulminante.

"Un momento" pensai "non sono stato… non mi ha

Mi alzai a sedere, ora completamente sveglio, e mi guardai intorno. L’impressione che la conda

Mi alzai, scoprii d’essere nudo, andai alla finestra. La brezza autu

Indovinai subito dove mi trovavo: i chalma e i weir indicavano che ero sempre nel continente meridionale, Aquila; l’eleganza degli edifici in rovina parlava della città abbandonata di Endymion.

Non ero mai stato nella città da cui la mia famiglia aveva preso il cognome, ma l’avevo sentita descrivere molte volte da No

E adesso ero lì.

Un uomo calvo, dalla pelle azzurra e dagli occhi blu cobalto, entrò nella stanza, posò sul letto due capi di biancheria e un semplice vestito che pareva di cotone fatto in casa, e mi disse: — Prego, si vesta.

Mentre usciva, rimasi a fissarlo in silenzio. Pelle azzurra. Occhi blu cobalto. Totale assenza di peli. Lo sconosciuto era di sicuro un androide, il primo che avessi mai visto. Se me l’avessero domandato, avrei risposto che su Hyperion non erano rimasti androidi. Anche prima della Caduta era illegale bioprodurli; secoli fa erano stati importati dal leggendario re Billy il Triste per costruire la maggior parte delle città del continente settentrionale, ma non avevo mai sentito dire che nel nostro mondo ne esistessero ancora. Scossi la testa e mi vestii. L’abito, malgrado io abbia spalle insolitamente larghe e gambe più lunghe della media, pareva fatto su misura per me.

Quando l’androide tornò, ero di nuovo alla finestra. Lui si fermò sulla soglia e mi rivolse un gesto. — Da questa parte, prego, signor Endymion.

Dominai l’impulso di fare domande e lo seguii su per la scala interna della torre. La stanza in cima occupava l’intero piano. La luce del tardo pomeriggio entrava dalle vetrate dipinte di giallo e di rosso. Almeno una finestra era aperta, perché dal basso proveniva il fruscio delle fronde mosse dal vento che soffiava dalla valle.

La stanza era intonacata di bianco e spoglia come la mia cella, a parte un gruppo di attrezzature mediche e di banchi di comando per ricetrasmittenti posto al centro. L’androide uscì e si chiuse alle spalle la pesante porta; impiegai qualche istante per accorgermi che fra tutte quelle apparecchiature c’era un essere umano.

Almeno, pensai che fosse un essere umano.

L’uomo si trovava su un lettino di flussoschiuma sospeso a mezz’aria e regolato per fungere da poltrona. Ca

Ormai più nessuno si sottopone al trattamento Poulsen. La relativa tecnologia scomparve con la Caduta, al pari degli indispensabili materiali grezzi provenienti da pianeti perduti nel tempo e nello spazio. Almeno, così credevo. Eppure avevo sotto gli occhi una creatura con un’età di parecchi secoli, alla quale l’ultimo trattamento Poulsen era stato somministrato da non più di qualche dece

Il vecchio aprì gli occhi.

Da allora ho visto altri occhi dallo sguardo altrettanto intenso, ma niente in vita mia m’aveva preparato all’impressione che provai in quel momento. Credo d’essere arretrato d’un passo.

— Vieni più vicino, Raul Endymion. — La voce pareva il rumore di una lama spuntata che sfregasse su pergamena. Le labbra si muovevano come il becco d’una tartaruga.

Mi avvicinai e mi fermai quando un quadro di comando si frappose tra me e quella creatura mummificata. Il vecchio batté le palpebre e sollevò la mano ossuta che pareva troppo pesante per quel polso ridotto a fuscello. — Sai chi sono? — domandò, con voce debole come bisbiglio.

Scossi la testa.

— Sai dove ti trovi?

Trassi un respiro. — A Endymion — risposi. — Nell’università abbandonata, credo.

Le rughe intorno alla bocca sdentata si allargarono in un sorriso. — Ottimo — disse il vecchio. — Hai riconosciuto il cumulo di pietre che diede il nome alla tua famiglia. Ma non sai chi potrei essere?

— No.

— E non vuoi sapere come sei sopravvissuto all’esecuzione?