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Ender ripensò ai filmati che mostravano Scorpioni in apparenza sani che giacevano dove la morte li aveva colti.
— Fu allora che sapemmo, di
Ender era stupefatto. — Com’è possibile una cosa simile?
— Non posso neppure cominciare a spiegarti la fisica filotica. È una scienza per metà ancora fuori dalla comprensione umana. Ciò che conta è che abbiamo costruito l’ansible. Il termine ufficiale è Comunicatore Istantaneo di parallasse Filotico, ma qualcuno ha tirato fuori il nome ansible da un vecchio romanzo e gliel’ha appioppato. Non che siano molti a conoscere l’esistenza di questo apparecchio.
— Questo significa che le astronavi possono comunicare fra loro anche dai lati opposti del sistema solare — disse Ender.
— Significa che possono farlo all’istante attraverso tutta la galassia. E gli Scorpioni ci riescono senza bisogno di apparecchiature.
— Così ha
— Questo è servito a prevenire il panico — a
— Se lei mi conoscesse bene — s’irritò Ender, — saprebbe che sono capace di mantenere un segreto.
— È il regolamento. Chiunque sia al di sotto dei venticinque a
— Ma a che scopo tutta questa segretezza?
— Perché… ci siamo assunti un rischio terribile, Ender, e se la videostampa ne fosse a conoscenza ci sarebbe una mezza rivoluzione con conseguenze imprevedibili. Vedi, appena realizzato l’ansibile lo montammo sulle nostre migliori astronavi ed esse partirono, con l’obiettivo di attaccare i sistemi solari abitati dagli Scorpioni.
— Sappiamo dove si trovano?
— Sì.
— Dunque non stiamo aspettando la Terza Invasione.
— La Terza Invasione siamo noi.
— Li stiamo attaccando! Nessuno ne ha mai fatto parola. Tutti sono convinti che le nostre flotte siano appostate fuori dei confini del sistema solare per…
— Non ce n’è una. Siamo praticamente senza difese, qui.
— Che accadrebbe se mandassero una flotta ad attaccarci?
— Allora siamo morti. Ma le nostre astronavi non ha
— Forse ha
— Forse. Ma tu hai visto i filmati. Saresti disposto a scommettere l’esistenza della razza umana sulla possibilità che loro abbiano rinunciato ad aggredirci?
Ender cercò di fare un calcolo del tempo che poteva esser trascorso. — E le nostre navi ha
— Alcune sì. Altre per trent’a
— Quando arrivera
— Entro i prossimi cinque a
— E se nessuno fosse all’altezza delle vostre aspettative?
— Faremmo del nostro meglio. Col miglior comandante che riusciremo a trovare.
Io, pensò Ender. Vogliono che io sia pronto in cinque a
Graff si strinse nelle spalle. — Tu fai del tuo meglio. Se non sarai pronto, useremo i comandanti che abbiamo.
Questo confuse i pensieri di Ender.
Ma solo per un momento. — Naturalmente, come avrai capito, fin’ora non ne abbiamo neppure uno.
Ender sapeva che quello era un altro dei giochetti di Graff. Convincimi che tutto dipende da me, così lascerò che tu mi tenga alla frusta, così ci darò dentro fino a spezzarmi la schiena.
Gioco o no, tuttavia, l’obiettivo era reale. E perciò lui avrebbe lavorato il più duramente possibile. Era a questo che Val aveva voluto spingerlo. Cinque a
— Quasi sedici — disse Graff. — Tutto dipenderà dalle nozioni che avrai acquisito.
— Sa una cosa, colo
— Dopo che avremo vinto la guerra — disse Graff. — Oppure persa. In tal caso disporremo di qualche decina d’a
— Ma sarò sempre troppo giovane per avere una qualifica di sicurezza.
— Ovvio, ma noi militari sappiamo come aggirare questi inconvenienti: vuol dire che le zattere che costruirai sara
Entrambi risero, e Ender dovette ricordare a se stesso che Graff stava soltanto indossando l’abito dell’amico, e che tutte le sue azioni erano calcolate per trasformare lui in una macchina efficiente. Diventerò esattamente lo strumento che tu vuoi, disse dentro di sé, ma per lo meno non mi farete fesso. Andrò avanti perché questa è la mia scelta e non perché tu stai qui a manovrarmi, grosso bastardo d’un volpone.
Il rimorchiatore si fermò nell’orbita di Eros prima che Ender potesse vedere il planetoide. Fu il comandante a mostrarglielo su uno schermo collegato a un visore a infrarossi. Gli stavano praticamente accanto — a circa quattrocento chilometri — ma Eros, una montagna lunga ventiquattromila metri, non rifletteva che una minima frazione della luce solare e in parte sfuggiva anche al radar.
Il comandante attraccò a una delle tre piattaforme di sosta che orbitavano attorno a Eros. Quella era la distanza minima per il rimorchiatore, poiché sul planetoide c’erano impianti per la gravità artificiale e manovrare entro un campo di 0,5 G richiedeva agilità invece di potenza. L’uomo li salutò senza alcuna cordialità, ma questo non guastò il morale dei suoi due passeggeri: se al capitano seccava esser finito lì, Ender e Graff si sentivano come due galeotti all’uscita del penitenziario. Dopo che furono trasbordati sulla navetta che li avrebbe portati sulla superficie di Eros, risero di gusto ripensando al comandante e alla verbosità con cui Graff s’era impegnato sole