Страница 7 из 82
— Vieni, Lou — dice Tom. — Ci siamo ammazzati a vicenda; adesso voglio la rivincita. — Le parole potrebbero esprimere collera, ma la sua voce è gentile e vedo che sorride. Alzo di nuovo le mie armi.
Questa volta Tom fa una cosa che non ha mai fatto: carica. Non sapendo cosa fare, mi giro, defletto la sua spada con la mia e cerco di tirare un affondo con lo stocco. Ma lui si sta muovendo troppo rapidamente, quindi lo manco. Tom alza lo stocco, esegue un allungo e mi colpisce alla sommità della testa.
— Toccato! — dice.
— Come hai fatto? — chiedo.
— È il colpo segreto che riserbo per i tornei — risponde Tom spingendo indietro la maschera. — Qualcuno lo inflisse a me dodici a
— Ehi, non ho visto bene! — grida Don dall'altra parte del cortile. — Fallo di nuovo!
— Qual è il trucco? — domando.
— Lo dovrai capire da te. Te l'ho fatto vedere, no? Sarò felice se imparerai il mio colpo, ma la dimostrazione che te ne ho fatto basta e avanza.
— Tom, a me però non l'hai mostrato bene. Rifallo — dice Don.
— Tu non sei pronto — risponde Tom. — Dovrai guadagnartelo. — Adesso sembra in collera, come prima Lucia. Cos'ha fatto Don per farli irritare?
Mi tolgo la maschera e vado vicino a Marjory. Dall'alto vedo le luci che si riflettono nei suoi capelli. Mi chiedo cosa si proverebbe a toccarli.
— Prendi il mio posto — dice Lucia. — Voglio fare un altro incontro.
Mi siedo, molto conscio della vicinanza di Marjory. — Oggi non ti batti? — chiedo.
— No, dovrò andarmene presto. La mia amica Karen arriva all'aeroporto e devo andare a prenderla. Sono passata di qui solo per vedere… qualcuno.
Vorrei dirle che sono felice che l'abbia fatto, ma le parole mi restano in gola. — Da dove viene Karen? — domando alla fine.
— Da Chicago. È andata a far visita ai genitori. — Si volge a guardarmi. — Ti fermi molto qui, stasera?
— Non molto — dico. Se lei se ne va, io tornerò a casa.
— Vuoi venire all'aeroporto con me? Poi ti riporterei qui per prendere la tua macchina. Però farai un po' tardi, l'aereo arriva alle dieci e un quarto.
Andare in auto con Marjory? Sono così sorpreso e felice che per un lungo istante non riesco a muovermi. — Sì — dico. — Sì. — Sento un gran caldo alla faccia.
Mentre andiamo all'aeroporto guardo dal finestrino. Mi sento leggero come se potessi fluttuare nell'aria. — Quando si è felici sembra che la gravità si riduca — dico.
— Leggeri come piume? — Marjory sorride. — È così che ci si sente?
— Non proprio come una piuma, piuttosto come un palloncino — dico.
— Conosco questa sensazione — a
— Tom e Lucia sembravano irritati con Don — dico. Marjory mi lancia uno sguardo in tralice.
— Don a volte è una viperetta — risponde.
Don non è una vipera: è una persona. Le persone normali si esprimono così, cambiando il significato delle parole all'improvviso, eppure si capiscono. Io so, perché qualcuno me lo ha detto a
Io però più che altro vorrei sapere perché Tom e Lucia sono in collera con Don. — Ce l'ha
— No. — Adesso anche Marjory sembra irritata e io mi sento desolato. Cosa ho fatto? — Lui è… certe volte è proprio maligno, Lou. Fa dell'umorismo a spese di altri, e non fa ridere nessuno.
Un isolato dopo lei aggiunge a bassa voce: — Fa dell'umorismo su di te, e a noi questo non piace.
Non so cosa dire. Don scherza su tutto, anche su Marjory. A me non piacciono i suoi scherzi, ma non reagisco. Avrei dovuto farlo? Marjory torna a guardarmi e capisco che vuole che io dica qualcosa. Ma cosa?
— I miei genitori dicevano che arrabbiarsi con una persona non la fa comportare meglio — dico infine.
Marjory fa un suono buffo; non so cosa significhi. — Lou, a volte penso che tu sia un filosofo.
— No — dico. — Non sono abbastanza intelligente per essere un filosofo.
Marjory fa di nuovo quel suono.
Siamo arrivati all'aeroporto. Marjory si ferma al parcheggio a breve termine e ci dirigiamo al terminale.
Quando sono solo, mi diverto a vedere i cancelli automatici aprirsi e chiudersi, ma questa sera non ci faccio caso. Marjory si ferma a leggere il cartello degli arrivi e delle partenze. Io ho già visto il volo che dobbiamo aspettare: da Chicago, atterraggio previsto per le 10.15, porta diciassette.
All'entrata di sicurezza per gli arrivi mi sento un poco inquieto. So come si fa, me lo ha
Marjory passa per prima: mette la borsetta sul nastro trasportatore e le chiavi nel canestrino. Passa sotto l'arco e nessuno le dice niente. Io metto le mie chiavi, il portafogli e il portamonete nel canestrino e passo sotto l'arco. Tutto tranquillo. L'uomo in uniforme mi guarda mentre riprendo le mie cose e me le rimetto in tasca. Mi volto verso Marjory che aspetta qualche metro più in là. Ma l'uomo parla.
— Posso vedere il suo biglietto, per favore? E un documento d'identità?
Un brivido freddo mi scuote. Sono entrate diverse altre persone prima di me e lui non ha chiesto niente a nessuno. E poi non c'è bisogno di un biglietto per entrare nella parte dell'aeroporto riservata agli arrivi; il biglietto si esibisce solo all'entrata riservata alle partenze.
— Non ho un biglietto — dico.
— E un documento d'identità? — insiste l'uomo. Mi fissa e la sua faccia comincia a diventare lucida. Tiro fuori il portafogli e lo apro allo scomparto riservato alla carta d'identità. Lui le dà un'occhiata e poi torna a guardarmi. — Se non ha un biglietto, cosa sta facendo qui? — domanda.
Sento il mio cuore battere forte e un gran calore alla nuca. — Io… io… io…
— Parli, su — dice l'uomo accigliandosi. — O forse è balbuziente?
Io so che non sarò capace di parlare per diversi minuti, ormai. Frugo nel taschino della camicia e tiro fuori un cartoncino che tengo sempre lì. Lo porgo all'uomo che lo legge.
— Autistico, eh? Però lei prima parlava: un secondo fa mi ha risposto. Chi deve incontrare?
Marjory si è mossa e sta arrivando alle spalle dell'uomo. — Qualcosa non va, Lou?
— Non s'impicci, signora — la zittisce l'uomo senza guardarla.
— Quest'uomo è un mio amico — dice lei. — Dobbiamo incontrarci con una persona che arriverà col volo tre-otto-due alla porta diciassette. Non ho sentito suonare l'allarme… — Nella sua voce si sente una vibrazione di collera.
Adesso l'uomo si volge a guardarla e sembra rilassarsi. — Quest'uomo è con lei?
— Sì. C'è qualche problema?
— No, signora… lui sembrava solo un po' strano. Credo che questo… — alza il cartoncino che ha ancora in mano — spieghi tutto. Ma se è con lei…
— Io non sono la sua guardiana — dice Marjory con lo stesso tono che ha usato quando ha definito Don "una viperetta". — Lou è mio amico.
L'uomo alza le sopracciglia e fa una smorfia; poi mi restituisce il cartoncino e si volta. Io mi allontano con Marjory, che cammina con un passo un po' troppo veloce. Non diciamo nulla finché non arriviamo al salone d'aspetto per le porte da quindici a trenta.