Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 28 из 82

— Bene. — La do

Da

— Ciao — mi saluta lei guardandomi e subito riabbassando gli occhi.

— Ciao — rispondo io, e guardo Da

Scendiamo e andiamo al parcheggio. Io apro il portabagagli della mia macchina e Da

— Grazie per l'aiuto — dico.

— Nessun problema — risponde lui. — Sono contento di averti potuto aiutare. E grazie per avermi riportato la ruota così presto.

— Oh, prego — dico. Non mi sembra giusto dire solo "prego" quando lui è stato tanto cortese con me, ma non so cos'altro dire.

Lui rimane a guardarmi per un po' senza parlare, poi conclude: — Be', ci vediamo — e se ne va. Naturale che ci vedremo, visto che abitiamo nella stessa casa. Ma forse quelle parole volevano dire che lui non desiderava rientrare nel palazzo insieme a me. Allora perché non l'ha detto chiaro e tondo, se era questo che voleva dire? Ritorno alla mia macchina e aspetto finché non sento il portone del palazzo aprirsi e chiudersi.

Se accettassi il trattamento, capirei tutte queste cose? Era forse a causa della do

Finalmente rientro anch'io in casa. Metto una musica calmante: i preludi di Chopin. Verso due tazze d'acqua in un pentolino e apro un pacchetto di pasta e verdura. Appena l'acqua bolle vi getto il contenuto del pacchetto e mescolo come dicono le istruzioni. Mi piace vedere le verdure agitarsi nell'acqua che bolle.

Talvolta però mi stancano queste verdure che si agitano stupidamente.

9

Tutti i venerdì faccio il bucato, così da avere libero il fine settimana. Ho due cestini per i pa

Prendo l'esatto numero di spiccioli dalla scatola dove ripongo le monete, più uno di riserva in caso che uno di essi non faccia funzionare la macchina. Mi faceva andare in collera il fatto che una moneta perfettamente regolare non mettesse in funzione la macchina. Mia madre allora m'insegnò a prendere sempre una moneta in più. È inutile arrabbiarsi per cose da poco, mi diceva.

Mi metto in tasca le monete, ficco la scatola del detersivo nel cestino chiaro e lo metto sopra quello scuro. La luce dovrebbe sempre andare sopra al buio: è una questione di equilibrio.

Mi fisso in mente un preludio di Chopin e scendo in lavanderia, Come sempre il venerdì sera ci trovo solo la signorina Kimberly. È vecchia, con capelli grigi crespi; mi chiedo se pensi al trattamento per prolungare la vita o se sia troppo anziana per sottoporvisi. Porta calzoni di maglia leggera verde chiaro e una camicetta a fiori, il suo abbigliamento solito quando fa caldo.

— Buonasera, Lou — mi dice. Ha già completato il suo bucato e sta mettendo i pa

— Buonasera, signorina Kimberly — saluto io.

— Hai avuto una buona settimana? — chiede. Me lo domanda sempre, ma non so se le importa davvero che io abbia avuto o no una buona settimana.

— Mi ha

Lei smette di infilare i pa

Non so perché questo faccia differenza. — Qui — dico. — Quando sono uscito giovedì mattina avevo tutt'e quattro le gomme a terra.

Lei sembra turbata. — Proprio qui nel nostro parcheggio? Io credevo che questo fosse un posto sicuro!

— È stata una grossa noia — dico. — E ho fatto tardi al lavoro.

— Ma… vandali! Qui! — Sul suo viso c'è un'espressione che prima non vi avevo mai vista: qualcosa come un misto di paura e di disgusto. Poi la signorina assume un'aria irritata e mi guarda come se avessi fatto qualcosa di male. Io distolgo gli occhi. — Dovrò trasferirmi — dice.

Non capisco: perché pensa di doversi trasferire a causa delle mie gomme tagliate? Nessuno potrebbe tagliare le sue perché non ne ha: non possiede un'automobile.

— Hai visto chi è stato? — domanda. Ha lasciato una parte dei suoi pa

— No — dico. Prendo i pa

— È terribile — commenta la signorina Kimberly. Sta mettendo il resto della sua roba nell'asciugatrice e le tremano le mani. Io tolgo i pa

— Cos'è che va bene per gente come me? — chiedo. La signorina non mi ha mai parlato così prima d'ora.

— Tu sei giovane e sei un uomo — spiega. — Non hai preoccupazioni.

Non capisco. Secondo il signor Crenshaw io non sono giovane: sono abbastanza vecchio da aver giudizio. E sono certo un uomo, ma non comprendo perché questo giustifichi il massacro delle mie gomme.

— Io non volevo che mi tagliassero le gomme — dico, parlando lentamente perché non so cos'ha in mente la signorina.

— Naturale che non lo volevi — mi tranquillizza lei in fretta. Di solito la sua pelle appare pallida e giallastra sotto il neon della lavanderia, ma adesso sulle sue guance sono apparse due macchie rosse. — Tu però non devi preoccuparti che qualcuno ti salti addosso. Uomini.

Guardo la signorina e non riesco a immaginare che qualcuno possa saltarle addosso. Ha i capelli grigi e abbastanza radi da far vedere il rosa del cranio, ha molte rughe e macchie scure sulle braccia. Vorrei chiederle se parla sul serio, ma so che è serissima. Non ride nemmeno di me quando faccio cadere qualcosa.

— Mi dispiace che lei sia preoccupata — dico versando detergente nella lavatrice piena di pa

— Grazie, Lou — dice la signorina. La sua voce si è fatta più calma e più calda. Sono sorpreso: non mi aspettavo di aver detto la cosa giusta. — Cosa c'è che non va? — domanda mentre io comincio a togliere i pa

— Ho fatto cadere una moneta nella macchina — dico.

Lei mi si sta avvicinando. Io non voglio che mi venga accanto. Porta un profumo troppo acuto e dolciastro.

— Lascia stare, usane un'altra. Poi tirerai fuori la moneta perfettamente pulita insieme ai pa