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Alcuni ha

— No — rispondo.

— Sì. Me l'ha detto Linda. Lei non è una di noi.

— No — ripeto io. Marjory non è la mia ragazza (non ancora) e non voglio parlare di lei con Emmy. Linda non avrebbe dovuto dire nulla a Emmy, e certo non avrebbe dovuto parlarle di questo. Io non ho mai detto a Linda che Marjory era la mia ragazza, perché non è vero.

— Dove vai a giocare con le spade c'è una ragazza… — insiste Emmy.

— Non è una ragazza — la correggo. — È una do

— Linda dice che lo è. Ma lei è una spia, Lou.

— Cosa vuoi dire? Perché "spia"?

— Lei lavora all'università. Dove fa

Anche Emmy lavora all'università come custode; forse per questo sa che Marjory lavora lì.

— Tanta gente lavora all'università — dico. — E non tutti sono impegnati in quelle ricerche.

— Lei è una spia, Lou — ripete Emmy. — S'interessa solo alla tua diagnosi, non alla tua persona.

Mi sento un gran vuoto dentro: sono sicuro che Marjory non è una ricercatrice, ma la mia certezza non è assoluta.

— Per lei tu sei un anormale — insiste Emmy. — Un soggetto. — Sulla sua bocca "soggetto" suona osceno, ammesso che io capisca il significato di "osceno". Penso al nuovo trattamento: quelli che lo subira

— Questo non è vero — dico. Ma posso sentire il sudore sprizzarmi dalle ascelle e dal collo, e provo il lieve tremito di quando mi sento minacciato. — E comunque, lei non è la mia ragazza.

— Sono contenta che tu non sia stupido del tutto — dice Emmy.

Vado alla riunione perché se la evitassi Emmy parlerebbe con gli altri di Marjory e di me. È difficile ascoltare il conferenziere che parla del protocollo della ricerca e delle sue implicazioni. Non riesco a fare attenzione a quanto dice. Non stavo pensando a Marjory quando Emmy mi ha abbordato, ma adesso non posso smettere di pensare a lei.

Marjory ha simpatia per me. Ne sono certo. E sono certo che le piaccio per me stesso, il Lou che si esercita alla scherma con il gruppo, il Lou che ha invitato ad andare con lei all'aeroporto mercoledì scorso. Lucia ha detto che piacevo a Marjory e Lucia non mente.

Ma ci sono diversi modi di farsi piacere qualcuno o qualcosa. A me per esempio piace il prosciutto come cibo; ma non mi curo di quel che pensa il prosciutto quando lo mangio. E se io piacessi a Marjory come dice Emmy… come una cosa, come un soggetto, come l'equivalente di un boccone di prosciutto? Se le piacessi più di altri soggetti di ricerca perché sono calmo e di buon carattere?

Non mi sento affatto calmo e di buon carattere. Vorrei picchiare qualcuno.

Il consulente che parla non dice nulla più di quello che abbiamo già letto nell'articolo. Non può spiegare il metodo, non sa a chi bisognerebbe rivolgersi per avere ulteriori schiarimenti. Non sa nemmeno che la compagnia per la quale lavoro ha acquistato il protocollo di ricerca. Forse non lo sa. Io non dico niente.

Dopo la riunione gli altri desiderano restare e parlare del nuovo procedimento, ma io me ne vado in fretta. Voglio andare a casa e pensare a Marjory senza Emmy attorno. Non voglio pensare a Marjory come ricercatrice. Voglio pensare a lei seduta accanto a me nell'automobile, al suo profumo, ai riflessi di luce nei suoi capelli e anche a come tira di scherma.

È più facile pensare a Marjory mentre faccio pulizia alla mia automobile. Tolgo il coprisedile di pelle di pecora e lo scuoto bene; lo stendo sul cofano e spolvero i sedili con una spazzola, poi passo l'aspirapolvere sul pavimento. Il rumore dell'apparecchio mi disturba, ma così si fa più presto e non respiro tanta polvere. Pulisco il parabrezza dall'interno, facendo attenzione agli angoli, poi i finestrini e gli specchietti. I negozi vendono prodotti speciali per pulire le macchine, ma il loro odore mi dà la nausea, perciò adopero solo uno straccio e acqua.

Rimetto il coprisedile a posto e lo assicuro bene. Adesso la mia automobile è tutta pulita, pronta per la domenica mattina. Per andare in chiesa prendo l'autobus, ma mi rallegra pensare alla mia macchina pulita e in abito da festa per la domenica.

Faccio la doccia in fretta, poi vado a letto e penso a Marjory. Nei miei pensieri lei si muove ininterrottamente eppure sta sempre immobile. Le espressioni sul suo viso permangono abbastanza a lungo perché io possa interpretarle. Quando mi addormento, lei mi sorride.

4

Dalla strada Tom guardava Marjory Shaw e Don Poiteau attraversare il cortile. Lucia pensava che Marjory si stesse affezionando a Lou Arrendale, e invece eccola lì insieme a Don. Va bene che Don le aveva tolto di mano lo zaino, ma… se lui non le piaceva, perché non se l'era ripreso?

Sospirò, facendosi scorrere una mano tra i capelli piuttosto radi. Lui adorava la scherma, gli piaceva avere allievi, ma il peso dei continui intrighi del gruppo, i suoi complicati intrecci di simpatie e antipatie, lo stancavano sempre più man mano che avanzava negli a

Oppure andavano da Lucia: per lo più le do

Mentre Don e Marjory si avvicinavano, Tom notò che lei era irritata. Don, al solito, non se ne accorgeva: parlava in fretta agitando avanti e indietro lo zaino della ragazza nel suo entusiasmo per quanto le andava dicendo. Quei due erano un perfetto esempio di ciò che accadeva continuamente, pensò Tom. Prima di sera, era certo che avrebbe saputo da Marjory cos'aveva fatto Don per mandarla in collera, e da Don avrebbe sentito che Marjory non aveva per lui un briciolo di comprensione.

— Lui deve tenere per forza le sue cose sempre esattamente allo stesso posto — stava dicendo Don.

— Perché è ordinato — rispose Marjory. Il tono duro della sua voce faceva capire che era molto irritata. — Non ti piace l'ordine?

— Non mi piace l'ossessione — disse Don. — Tu, mia cara, sei versatile: parcheggi sia da una parte che dall'altra della strada e porti abiti diversi. Lou porta gli stessi vestiti una settimana via l'altra… puliti, certo, ma insomma… e quanto alla fissazione su dove riporre le sue cose…

— Tu le hai messe al posto sbagliato e Tom te le ha fatte togliere, non è vero? — chiese la ragazza.