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Gente pericolosa. Divoratori di topi e avvelenatori. (?) Sono qui, su questo pianeta, ne sono quasi sicuro. Ho visto gente che ne ha l’aspetto nei corridoi della zona diplomatica; e quando mi guardano, sembrano affamati.

Ho girato per tutto il tempo attorno all’isola. Una buona idea. Il vento soffiava, le onde spumeggiavano e ho fatto una buona dose di esercizio.

A un certo punto, su una spiaggia di sabbia nera, ho trovato qualcosa che sembrava appartenere al Museo di Storia Naturale Field di Chicago, in una di quelle belle bacheche antiche e polverose. La vita nel Devoniano.

Era lungo circa un metro con un corpo stretto e segmentato e una testa larghissima, con la forma approssimativa di un martello. La maledettissima cosa si muoveva lentamente, uscendo dall’oceano su tante zampette, agitando la testa goffa, ovviamente a caccia. Non sono riuscito a vederne la bocca o gli occhi.

Mi sono fermato. Mi è passato accanto, a pochi centimetri dalle scarpe. Evidentemente, non ero importante: non ero mangiabile né rappresentavo un pericolo. Ha proseguito lentamente sulla sabbia nera e bagnata, muovendo la testa avanti e indietro. Me ne sono andato.

Dal diario di Sanders Nicholas,

addetto alle informazioni presso lo staff

del Primo Difensore Ettin Gwarha

CODIFICATO PER LA SOLA VISIONE DI ETTIN GWARHA

7

Il mattino seguente, A

— Ancora la stessa cosa? — domandò lei.

Lui disse di sì.

A

A

Il maggiore disse: — Faccio parte di un’organizzazione che si dedica alla conservazione dei pipistrelli.

Pipistrelli?, pensò A

— Sono animali utili e interessanti e Dio sa quante specie si sono estinte negli ultimi duecento a

Ray aprì la bocca, poi la richiuse e si alzò. Dopo che la porta si fu chiusa, il maggiore guardò A

— Sì.

— Ha idea del perché?

A

Il maggiore mosse la testa, mettendo da parte il problema. — Le persone non ha

— Perché?

— È possibile che non venga più a farle visita. Se lo facesse, vorremmo che si portasse dietro un registratore e che ci facesse un rapporto. La sua vita è l’osservazione; ci interesserebbe quello che pensa di vedere.

— Perché dovrei aiutarla?

Il maggiore guardò uno schermo che aveva su un ginocchio. Premette un pulsante. — Mi piace fare liste di tutto. Mi sono venute in mente tre ragioni. Aiuterà il suo governo e la sua specie. Il suo campo è l’intelligenza non umana; e l’unico, indiscutibile esempio di intelligenza non umana… — Fece una pausa e rimase in ascolto. — …vola sopra di noi, proprio in questo istante. I hwarhath. Molte delle informazioni su di loro sono protette. Io posso accedere a qualcuna di esse per lei. Non potrà renderle pubbliche ma ne sarà a conoscenza.

— La cosa mi tenta molto — disse A

— La ragione numero tre è la sua medusa. — Il maggiore tacque di nuovo. — Ci troviamo di fronte a un dilemma, in questa zona. Se a Sanders interessano quelle creature, allora deve essere interessata anche la gente per cui lavora e, se lo è, allora forse le informazioni su di loro sono strategiche. Anche se non possiamo immaginare come. E, in ogni caso, forse dovrebbero essere protette.

— Aspetti un momento — disse A

Il maggiore sollevò una mano. — Aspetti ad arrabbiarsi. Noi propendiamo per lasciare la situazione così com’è. Siamo interessati di più a Sanders.

— Quello che credo di capire — fece A

Il maggiore a

— Devo pensarci sopra.

— È naturale — commentò il maggiore.

A

— D’accordo — ribatté A

La giornata era mite, con pochissimo vento. A

Gli animali erano abbastanza vicini da toccarsi l’un l’altro, ora. Gli aculei-tentacoli venivano tenuti giù e, di tanto in tanto, si contorcevano. Era molto difficile per quegli animali non attaccarsi. A quel punto, ne era quasi sicura, i tentacoli dell’accoppiamento erano ancora arricciati al sicuro. Ma presto… nei giorni seguenti… si sarebbero distesi. L’attuale scambio di materiale era molto breve: e poi c’era il lungo e lento processo di svincolamento… non fisico, il che era facile e quasi immediato, ma emotivo. Stava di nuovo usando parole grosse, introspettive.

In seguito, per giorni, gli animali avrebbero ripetuto i loro messaggi di rassicurazione e le loro affermazioni di identità. Sono io. Non rappresento niente di male. Poco per volta, i colori si sarebbero sbiaditi; i ritmi avrebbero rallentato; gli schemi sarebbero diventati più irregolari; a uno a uno, gli pseudosifonofori si sarebbero trasferiti nell’oceano.

Si fermò a guardare la baia. Amava gli animali. Non sopportava l’idea di non rendere di dominio pubblico la loro esistenza. Chi era Nicholas per lei? Uno straniero, un traditore. Avrebbe detto di sì al maggiore.

Tornò velocemente in camera sua, temendo di cambiare idea, e telefonò in giro finché non trovò il maggiore.

Quando diede la sua risposta, il viso scuro si illuminò in un sorriso. — Brava. Venga alla zona diplomatica, questa sera. C’è qualcuno che voglio che incontri. Credo che le piacerà. E, signora… d’ora in poi, per quel che riguarda la nostra conversazione di questa mattina, tutto ciò che le dirò sarà confidenziale.

A

Andò a letto ma non riuscì a dormire. Non era una bella situazione. Si stava mettendo in qualcosa che era eticamente ambiguo e forse stupido e sicuramente al di sopra delle sue forze. Dopo un po’, si addormentò ed ebbe degli incubi in cui c’erano sempre la barca e molti tentacoli.

Fu svegliata dall’orologio. Si alzò, si fece una doccia, si vestì e andò nella zona diplomatica. La sera era ormai vicina e il cielo era abbastanza scuro per mostrare le stelle. Il centro della galassia risplendeva sopra di lei, striscia di luce pallida. Erano visibili due dei giganti gassosi: uno proprio sopra la sua testa (rossastro), l’altro sopra la zona (giallo).